Odio e amore. Cyberbullismo e altre storie di redenzione – Coming soon

Per essere amati bisognerebbe essere gentili con la gente, e tutti i giorni… ma per essere odiati non bisogna fare un tubo! (I Simpson)

I Simpson non sono un trattato accademico, ma una divertente satira specchio della società e pertanto, tra una battutata e l’altra, la verità può far capolino. E’ proprio così: l’odio, specialmente quello online, il più delle volte non ha niente a che vedere con ciò che di ‘male’ la vittima avrebbe fatto. Affonda piuttosto le sue ragioni nell’ignoranza, nella debolezza, nella superficialità, nello ‘squilibrio’ emotivo di chi odia. Donne, adolescenti, disabili, neri, immigrati, membri della comunità LGBT, terroni, islamici, cattolici, ex mogli/mariti, ex fidanzati, ex datori di lavoro o colleghi…le categorie di persone verso le quali l’odio può riversarsi è molto lunga e prende varie forme: hate speech, stalking, cyberbullismo, revenge porn, diffamazione.

Il fenomeno è in crescita, perché il web offre l’anonimato (o così si crede) e permette anche ai più pusillanime di farsi avanti e riversare il proprio carico d’odio contro qualcuno o qualcosa.

E’ un problema sociale, non individuale. Ognuno di noi, (individui, imprese, organizzazioni) deve farsi carico di un pezzo di responsabilità per risolverlo: The Good in Town ha scelto di contribuire dando visibilità alle storie delle vittime che hanno alzato la testa, ma anche ai carnefici che si sono pentiti. Parlare è il primo passo verso la redenzione.

Vuoi segnalarci la tua storia? Scrivici a redazione@thegoodintown.it