Torna la musica in uno dei luoghi più antichi e suggestivi della Milano ambrosiana, grazie all’impegno di Wegal Avvocati e Associazione Corte Sconta
Milano, 27 ottobre 2026 – L’Oratorio dei Canonici di San Sigismondo, piccolo gioiello architettonico custodito all’interno del complesso monumentale della Basilica di Sant’Ambrogio, avrà presto un nuovo organo, grazie a una raccolta fondi, con un obiettivo minimo di 15mila euro, promossa da Wegal Avvocati (con i cofounder avvocati Nicola Rocco di Torrepadula, Luca Scarnato e Filippo Pastorini), curata dall’Associazione Culturale Corte Sconta e presentata martedì 27 ottobre, nel corso di un concerto organizzato su invito, occasione di incontro e ringraziamento per quanti hanno contribuito all’iniziativa.
La campagna, alla quale concorreranno donazioni di privati cittadini, sponsorizzazioni di aziende, contributi pubblici e piattaforme di crowdfunding, rappresenta una tappa importante nel percorso che porterà, nel gennaio 2027, all’inaugurazione del nuovo organo, con l’obiettivo di restituire ulteriore centralità alla musica in uno spazio che, da oltre mille anni, custodisce la memoria religiosa, artistica e civile di Milano. Un luogo nascosto, lontano dai percorsi più frequentati, eppure profondamente legato alla storia della città: una presenza discreta che racconta, attraverso le sue pietre, la continuità tra le generazioni.
“L’Oratorio di San Sigismondo era rimasto privo della musica del suo organo: così è nato il proposito di restituire voce a questo luogo incantevole”, ha dichiarato l’avv. Nicola Rocco di Torrepadula, cofounder di Wegal Avvocati. “Dapprima con la raccolta fondi per il nuovo organo e, in attesa del suo arrivo, con un concerto di musica da camera, eseguito dal quartetto Alla Maniera Italiana”. I giovani musicisti hanno proposto una musica intima e preziosa come l’Oratorio, sulle note del Divertimento K. 136, ispirato dai soggiorni milanesi di un Mozart sedicenne, e di due Quartetti attribuiti a un giovane Beethoven”.
“Corte Sconta promuove, con grande attenzione, questo progetto, insito nella sua missione”, ha affermato Andrea Vento, fondatore dell’Associazione culturale Corte Sconta e CEO di Vento & Associati, Società Benefit: “quella di avvicinare cittadini e imprese ai tesori nascosti e sacri della nostra città”.
Un luogo millenario, dalle origini medievali alla Milano di oggi
Per comprendere il valore dell’Oratorio di San Sigismondo occorre tornare indietro di oltre un millennio, quando l’area intorno alla Basilica di Sant’Ambrogio era già uno dei principali centri della vita religiosa e culturale milanese. Intorno alla metà del IX secolo, mentre l’arcivescovo Angilberto II promuoveva il trasferimento delle reliquie di sant’Ambrogio e dei martiri nel prezioso altare d’oro della Basilica, una comunità di dotti irlandesi, conosciuti nelle fonti come scoti peregrini, si stabilì nell’area dell’attuale complesso canonicale. Erano uomini di cultura, apprezzati per le loro competenze linguistiche e poetiche, che intrattenevano rapporti con importanti personalità ecclesiastiche del tempo.
Nell’agosto del 1096 l’arcivescovo Arnolfo III concesse ai canonici l’uso esclusivo della cappella per la preghiera, decisione confermata nel 1098 dal successore Anselmo IV. La storia del piccolo edificio si intreccia anche con avvenimenti che oltrepassano i confini della città. Alla fine del XII secolo risale probabilmente anche il riferimento a San Tommaso nella denominazione dell’edificio: secondo un’ipotesi storica, potrebbe trattarsi di Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury assassinato nel 1170 e canonizzato nel 1173. Se confermata, questa interpretazione farebbe dell’oratorio una testimonianza precoce della diffusione del culto del martire inglese nell’Italia settentrionale.
Nel 1478 l’edificio fu parzialmente ricostruito e dedicato a San Sigismondo, re dei Burgundi vissuto tra il V e il VI secolo e venerato come martire. L’aspetto attuale è invece legato agli interventi dell’architetto Ferdinando Reggiori, che curò importanti restauri tra il 1938 e il 1940 e si occupò della ricostruzione nel dopoguerra, dopo i danni provocati dalla Seconda guerra mondiale. I lavori, conclusi nel 1949, restituirono all’oratorio la sua fisionomia: un piccolo portico sostenuto da antiche colonne, forse risalenti al IV secolo, e forme architettoniche che dialogano con quelle della vicina Basilica romanica.
Anche in tempi recenti San Sigismondo ha accolto momenti di particolare risonanza, come celebrazioni religiose e cerimonie private, svolte in forma riservata, che hanno riportato l’attenzione sul piccolo edificio e sulla sua capacità di custodire, lontano dalla monumentalità degli spazi più noti, occasioni importanti della vita contemporanea. È proprio questa continuità tra passato e presente a rendere l’oratorio un luogo prezioso per Milano: non un semplice reperto storico, ma uno spazio ancora vivo, capace di accogliere la preghiera, la musica e nuove iniziative culturali.
Un nuovo organo per il futuro della musica a San Sigismondo
Grazie alla raccolta fondi promossa da Wegal Avvocati e dall’Associazione culturale Corte Sconta, l’oratorio potrà dotarsi di un nuovo organo Domus 6, la cui inaugurazione è prevista per gennaio 2027. L’acquisto costituisce un investimento nella vita musicale dello spazio e nelle possibilità di valorizzarlo attraverso la liturgia, i concerti e le future attività culturali. Lo strumento integra due altoparlanti, con possibilità di gestione dell’audio e collegamento ad amplificazione esterna. La varietà delle voci e la flessibilità delle funzioni consentono di affrontare repertori diversi, offrendo nuove opportunità espressive per la musica sacra e per le iniziative artistiche che potranno trovare spazio nell’oratorio.
“La Basilica di Sant’Ambrogio e la chiesa di San Sigismondo, sono luoghi di storia e di Santità; radici della identità civile e religiosa dei milanesi”, ha sottolineato l’abate Mons. Carlo Faccendini. La raccolta fondi è la dimostrazione di come la partecipazione di cittadini, sostenitori e realtà culturali possa contribuire alla cura di un patrimonio condiviso, facendo dialogare la memoria storica con nuove occasioni di bellezza.








