Spegni quella telecamera che stai sprecando acqua

Dagli Stati Uniti un nuovo studio misura in modo olistico l'impatto del digitale

Online meeting: sono oramai parte del nostro quotidiano, tra lavoro e didattica a distanza, coinvolge praticamente tutti. Ma anche il digitale ha il suo prezzo in termini di impatto ambientale, come avevamo già visto in questo articolo, cominciano a farsi studi più precisi di questo impatto sull’ambiente.

Solo un’ora di videoconferenza o di streaming emette 150-1.000 grammi di anidride carbonica (un gallone di benzina bruciato da un’auto emette circa 8.887 grammi), richiede 2-12 litri d’acqua e richiede una superficie di terra pari a circa le dimensioni di un iPad Mini.

E’ quanto ci dice un nuovo studio condotto negli Stati Uniti da ricercatori della Purdue University, della Yale University e del Massachusetts Institute of Technology, il primo ad analizzare l’impatto del digitale in modo più ‘olistico’ rispetto alle sole emissioni di Co2, guardando anche all’impatto su acqua e terra e quindi al consumo delle risorse. I risultati sono pubblicati sulla rivista scientifica Resources, Conservation & Recycling.

“Se ci si concentra solo su un tipo di impronta, se ne perdono altri che possono fornire uno sguardo più completo dell’impatto ambientale”, ha detto il professore Roshanak “Roshi” Nateghi, che con il suo lavoro cerca di capire cosa stiamo sottovalutando tra le cause del cambiamento climatico.

Un certo numero di paesi ha registrato almeno un aumento del 20% del traffico internet da marzo. Se la tendenza continua fino alla fine del 2021, questo aumento dell’uso di internet da solo richiederebbe una foresta di circa 71.600 miglia quadrate – due volte la superficie dell’Indiana – per assorbire il carbonio emesso, secondo lo studio.

L’acqua supplementare necessaria per l’elaborazione e la trasmissione dei dati sarebbe anche sufficiente per riempire più di 300.000 piscine olimpioniche, mentre l’lo sfruttamento di terra risultante sarebbe uguale alle dimensioni di Los Angeles.

L’impatto delle nostre app preferite

Il team ha stimato le impronte di carbonio, acqua e terra associate ad ogni gigabyte di dati utilizzati in YouTube, Zoom, Facebook, Instagram, Twitter, TikTok e altre 12 piattaforme, così come nel gioco online e nella navigazione web varia. Come previsto, più video vengono utilizzati in un’applicazione, più grande è l’impatto negativo sull’ambiente.

Nateghi graphic on internet and carbon footprint

Come funziona l’impatto del digitale sull’ambiente

Poiché l’elaborazione dei dati usa molta elettricità, e qualsiasi produzione di elettricità ha impronte di carbonio, acqua e terra, ridurre il download dei dati riduce il danno ambientale.

“Sappiamo che c’è un impatto ambientale positivo se abbandoniamo la carta per portare tutto sul digitale, ma nessuno ti dice il beneficio di spegnere la tua fotocamera o ridurre la qualità dello streaming. Così, senza il tuo consenso, queste piattaforme stanno aumentando la tua impronta ambientale”, ha detto Kaveh Madani, un altro dei ricercatori che hanno partecipato a questo studio.

L’impronta di carbonio di internet era già in aumento prima del lockdown del COVID-19, rappresentando circa il 3,7% delle emissioni globali di gas serra. Ma lo sfruttamento di acqua e terra per le infrastrutture di internet sono state in gran parte trascurate fino a oggi negli studi su come l’uso di internet impatta sull’ambiente, ha detto Madani.

Questo nuovo approccio olistico utilizzato nello studio ha portato a risultati sorprendenti: l’impatto ambientale del digitale non solo varia a seconda della piattaforma web, ma anche del paese. Il team ha raccolto dati per Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Iran, Giappone, Messico, Pakistan, Russia, Sud Africa, Regno Unito e Stati Uniti.

Per esempio, l’elaborazione e la trasmissione di dati internet negli Stati Uniti ha un’impronta di carbonio che è del 9% più alta della mediana mondiale, ma l’impronta dell’acqua e della terra sono rispettivamente del 45% e del 58% più basse.

La Germania, leader mondiale delle energie rinnovabili, ha un’impronta di carbonio ben al di sotto della mediana mondiale, ma il suo impatto di acqua e terra sono molto più alte: il consumo di terra della produzione di energia del paese, per esempio, è del 204% sopra la mediana.

Le stime sono basate su dati pubblici disponibili per ogni piattaforma e paese, elaborati su modelli sviluppati dal gruppo di ricerca e su valori noti dell’uso di energia per gigabyte di utilizzo di internet su linea fissa.

Le stime sono approssimative, dicono i ricercatori, cioè sono valide quanto i dati resi disponibili dai fornitori di servizi e da terzi. Ma il team ritiene che sebbene approssimative, le stime aiutino a documentare una tendenza e a portare una comprensione più completa delle impronte ambientali associate all’uso di internet.

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