GammaDonna ha presentato la FAB50 2026, la short list delle cinquanta imprenditrici selezionate per la 22ª edizione del Premio GammaDonna, riconoscimento dedicato all’imprenditoria femminile innovativa. La fotografia che emerge dal comunicato diffuso dall’associazione è quella di un ecosistema in movimento, più giovane, più distribuito sul territorio e sempre più vicino ai settori in cui si gioca la competitività del Paese.
Secondo i dati di Unioncamere riportati da GammaDonna, in Italia le imprese guidate da donne sono 1,48 milioni, quasi un quarto del totale. L’Osservatorio Prometeia per Women ONBoarding di UniCredit segnala inoltre una crescita del fatturato 2022-2024 superiore alla media e una struttura finanziaria più equilibrata per le imprese femminili. Un dato che si inserisce in un quadro più ampio: Unioncamere indica oltre 1,3 milioni di imprese femminili registrate in Italia a fine 2025, pari al 22,3% del sistema produttivo nazionale, con una crescita delle società di capitali femminili del 2,6% rispetto all’anno precedente.
La crescita, però, non cancella le fragilità strutturali. Il rapporto CNEL-ISTAT sul lavoro femminile ricorda che in Italia il tasso di occupazione delle donne resta inferiore di 12,6 punti rispetto alla media dell’Unione europea e che il divario di genere nel tasso di occupazione è quasi doppio rispetto alla media UE: 17,4 punti contro 9,1.
È dentro questa doppia lettura — capacità imprenditoriale da un lato, ostacoli ancora persistenti dall’altro — che la FAB50 assume valore. Non come semplice elenco di profili eccellenti, ma come mappa di una trasformazione possibile.
Un’innovazione che parte dai problemi reali
Le cinquanta imprenditrici selezionate arrivano per il 52,8% dal Nord Italia, mentre Centro e Sud rappresentano il 45,3% della short list. A completare il quadro c’è anche una realtà con sede nei Paesi Bassi. L’età media è di 42 anni e la presenza di imprenditrici Millennial e Gen Z, con profili nati fino al 1998, indica un ricambio generazionale già in corso.
La varietà dei progetti racconta una tendenza interessante: l’innovazione non è concentrata solo nella tecnologia digitale, ma si muove attraverso modelli di impresa capaci di rispondere a bisogni concreti.
C’è chi lavora sulla medicina di precisione, come Kazaam Lab, spin-off accademico che utilizza intelligenza artificiale e Network Medicine per analizzare dati biologici e clinici complessi. C’è chi porta l’AI nella gestione documentale e nei processi aziendali, come Neurally. C’è chi sviluppa sensori di visione avanzati ispirati al funzionamento dell’occhio umano, come EYE-TECH, con applicazioni per veicoli, droni, robot e sistemi subacquei.
La salute è uno dei campi più presenti. Si va dalle piattaforme per la longevità e la prevenzione, come Gigey, alle soluzioni digitali per il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare, come Comestai, fino ai dispositivi per rendere più sicura la vita quotidiana delle persone celiache, come il rilevatore portatile sviluppato da Glutensens.
Economia circolare, cura e territori
Un altro filone forte è quello della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare. Cascina Impero integra biogas, fertilizzanti naturali e robot di mungitura in un modello agricolo che unisce tradizione lattiero-casearia e agricoltura di precisione. Nazena lavora sul recupero degli scarti tessili, trasformandoli in un materiale rigido destinato ad arredo e design. Amarea Cosmetics valorizza bioresidui agricoli attraverso processi di upcycling per creare ingredienti cosmetici innovativi.
Nella moda e nel design, la sostenibilità non si limita alla scelta dei materiali. Spazio 3R unisce riciclo, formazione sartoriale e inclusione, accompagnando oltre 350 donne in situazione di vulnerabilità. Steve’s lavora su calzature Made in Italy con materiali a ridotto impatto ambientale e Life Cycle Assessment certificato. La Corte Couture propone un modello di moda circolare centrato su noleggio, styling, riuso e nuova vita del capo.
Ci sono poi progetti che guardano alla dimensione sociale dell’innovazione. Working Mom integra lavoro, educazione e cura all’interno di aziende e coworking, con l’obiettivo di sostenere la genitorialità senza interrompere i percorsi professionali. Walà porta il concetto di “welfare circolare” dentro le imprese, collegando benessere aziendale, comunità e territorio. Penelope Connect prova a rendere le aree interne italiane più attrattive e accessibili, connettendo attori locali, expat, nomadi digitali e viaggiatori internazionali.

La competitività passa anche dalla leadership
«Le FAB50 di GammaDonna raccontano un’imprenditoria femminile che non occupa nicchie, ma presidia gli ambiti in cui si gioca la competitività del Paese: salute, transizione ecologica, manifattura avanzata, economia circolare, con una forte componente di innovazione digitale e di intelligenza artificiale applicata» commenta Valentina Parenti, presidente GammaDonna. «Colpisce anche la qualità dell’innovazione: non solo nuove tecnologie, ma nuovi modelli di impresa, di leadership e di creazione di valore. È questa la trasformazione che GammaDonna sostiene da oltre vent’anni.»
Il punto centrale è proprio questo: l’imprenditoria femminile innovativa non va raccontata solo come questione di rappresentanza. È anche una questione industriale, economica e culturale. Riguarda il modo in cui si costruiscono imprese più resilienti, si trasferisce ricerca al mercato, si usano le tecnologie senza perdere di vista le persone, si trasformano filiere tradizionali in sistemi più sostenibili.
Nei settori digitali il ritmo appare incoraggiante. Il comunicato GammaDonna cita l’Osservatorio Rita Levi-Montalcini Svimez-W20, secondo cui nell’ICT le imprese femminili sono aumentate del 27% tra il 2014 e il 2024, contro il 19% di quelle non femminili. Un segnale importante, soprattutto in un ambito in cui la presenza delle donne resta ancora insufficiente rispetto al peso crescente delle tecnologie nella vita economica e sociale.
Dalla short list alla trasformazione del sistema
Le FAB50 non sono ancora le finaliste del Premio: secondo il regolamento GammaDonna, la rosa delle sei finaliste viene comunicata entro l’11 settembre.
La short list, però, offre già una lettura utile del Paese. Mostra imprese che nascono nei laboratori universitari e nelle aziende familiari, nelle startup deep-tech e nei territori interni, nella manifattura e nei servizi di cura. Racconta un’Italia in cui l’innovazione femminile non è confinata a un solo settore, a una sola geografia o a un solo modello di crescita.
Perché queste esperienze diventino sistema servono capitali, reti, accesso ai mercati, politiche di conciliazione, competenze STEM, educazione finanziaria e una cultura imprenditoriale capace di riconoscere valore senza stereotipi.
La video-playlist delle storie di innovazione delle FAB50 è disponibile a questo link:
https://bit.ly/FAB50_PremioGammaDonna26
Il video in questo articolo riguarda una delle Fab50, PAOLA CAMPANARO, Centro Clinico La Quercia [Vicenza, VI].








