Fátima Ismael, lo “stipendio con causa”, una scelta di vita

Nel Nicaragua del caffè, una donna ha trasformato una scelta personale in una strategia collettiva: diritti per le donne, strumenti per i piccoli produttori, alleanze di filiera e carbon farming come leva concreta per trattenere giovani, reddito e futuro nei territori rurali del Nord

La bambina è minuta, magra, i capelli scuri raccolti con un nastro giallo che a metà giornata si allenta sempre. Ha ginocchia sbucciate, sandali impolverati e per vedere oltre il bancone si alza sulla punta dei piedi, appoggia le dita al legno liscio, consumato da anni di gomiti e monete.
Dietro di lei la nonna, Doña Minita Mairena, ha il volto segnato da rughe sottili e buone, la pelle chiara dorata dal sole, i capelli ancora neri tirati in uno chignon basso. Indossa un grembiule chiaro sopra un vestito a fiori piccoli; si muove senza fretta, ma è veloce nel fare i conti a mente e premurosa con le persone, lì conosce tutti.
Dentro la pulpería, una stanza lunga e stretta, tinteggiata di un verde vivo, scaffali in legno scuro, barattoli di vetro, pacchi impilati, sacchi di riso appoggiati a terra, caschi di banane appesi, una bilancia di metallo, quaderni per segnare i conti “a fiducia”. Dalla strada entrano luce, polvere e odore di terra calda. «¡Buenas! ¿Cómo estás?» chiede ai contadini che arrivano portando le loro merci Doña Minita. Tengono il cappello tra mani nodose, scuotono un po’ la testa e parlano piano, con parole caute: raccontano di pioggia che manca, di raccolto incerto, di prezzi che salgono e scendono, della strada cattiva per scendere in città, delle difficoltà nell’hacienda. La bambina non capisce tutto, ma guarda tutto e ascolta.


Anni dopo, quella bambina è la direttrice di SOPPEXCCA, una delle principali cooperative del caffè in Nicaragua e partner di Altromercato. Quando si presenta, non separa biografia e ruolo: «Io sono Fátima Ismael Espinoza. Lavoro per l’Unione delle Cooperative. La mia professione è ingegnera agronoma. Però la vita mi ha messa in ruoli diversi… nel mio percorso lavorativo ho sempre operato con le cooperative nella regione nord del Paese».


La vocazione

Fátima Ismael Espinoza, direttrice di Soppexcca (credits: Beatrice De Blasi, Fondazione Altromercato)


In quel “ruoli diversi” c’è già il suo profilo di changemaker, che tiene insieme tecnica, gestione, commercio, formazione, mediazione. Non la carriera, che pure avrebbe potuto avere, ma una pratica continua di traduzione: trasformare problemi strutturali in risposte collettive.
La prima “scuola” di Fátima non è stata l’università, ma il piccolo negozio della abuela. È lì, da bambina, che ha incontrato i primi campesinos e intravisto le condizioni di vita del mondo rurale nicaraguense: lavoro duro, margini stretti, dipendenza dal clima, ma anche reti comunitarie forti.
Oggi Fátima è una donna di circa sessant’anni. Ha modi garbati, tono sobrio, una postura ferma, quasi politica nel senso più concreto del termine: tenere insieme produzione e diritti, mercato e dignità, clima e giustizia sociale. Chiama il suo lavoro “stipendio con causa”, e ne va orgogliosa: così, da giovane, lo definì al padre quando gli comunicò cosa intendeva fare della sua vita.

«Vengo da una famiglia con madre nicaraguense e padre di origine palestinese. In un certo senso mi sento “semi-migrante”: portiamo dentro il dolore di molte cause nel mondo, di tante ingiustizie e violenze. Nonostante questo bisogna trovare forza e sorriso, perché il nostro lavoro, ovunque, cerca giustizia sociale e dignità per i piccoli produttori.
 Sono stata sposata, ho due figli maschi e due nipoti. La mia vita è semplice. Ma è stata una sfida forte: quando mi sono laureata il divario di genere era molto più duro di oggi. Nel mio corso eravamo 40 studenti e solo 3 donne. Però abbiamo insistito, ci siamo fatte spazio nell’agronomia e nello sviluppo rurale. Non volevamo solo laurearci: volevamo servire il settore rurale del Paese».
Il Nicaragua ha conosciuto una marginalizzazione storica profonda e periodi durissimi. Negli anni Ottanta, la guerra civile ha lacerato territori e comunità: da un lato i sandinisti, dall’altro i contras sostenuti dagli Stati Uniti. Nelle aree rurali, le carenze si misuravano già sulle necessità primarie: scuola, elettricità, acqua potabile. Con i cambiamenti politici si sono aperte opportunità, ma la sfida è rimasta la stessa: dare alle campagne condizioni simili a quelle urbane, in termini di uguaglianza, diritti, dignità.
SOPPEXCCA nasce anche per ricucire quella frattura: unire produttori che un tempo stavano su fronti opposti e interrompere la “guerra tra poveri” che bloccava lo sviluppo del Paese.
«Negli ultimi anni ci sono stati progressi — continua Fátima — più accesso all’istruzione, più informazione, migliori strade, e programmi concreti sulla parità di genere».


Lo stipendio con causa

«Da bambina ero già vicina al mondo contadino, ma l’evento decisivo è stata la campagna di alfabetizzazione sandinista: siamo andati per mesi in campagna a insegnare a leggere e scrivere in un paese con altissimo tasso di analfabetismo», racconta Fátima.
«Guidare le mani callose e dure di contadini e contadine a prendere una matita, affinché imparassero almeno le basi: quello mi ha segnata. Lì ho toccato con mano l’isolamento e la fatica enorme per produrre un quintale di caffè, di fagioli o mais; la discriminazione, appoggiata sul loro analfabetismo, che rendeva ogni rapporto commerciale impari. Dissi a mio padre che avrei studiato per servire la comunità e da allora ho scelto un “salario con causa”: lavorare sì per vivere, ma con un senso sociale. Come agronoma ho avuto l’occasione di lavorare per una multinazionale; ho scelto la cooperazione. Ho scelto di stare dalla parte dei piccoli produttori e dell’emancipazione femminile».


Fátima non edulcora il bilancio della sua vita professionale: alla cooperativa va “l’80% del tempo”, dice, senza esitazioni. Ma quel tempo non è mai stato lasciato al caso: in casa è stato negoziato, fase dopo fase, tra lavoro, famiglia e spazi di riposo, soprattutto negli anni in cui i figli crescevano e ogni equilibrio andava ripensato. La sua è una dedizione totale, ma ne vale la pena, perché, spiega, ‘quando un’ora in più si traduce in un beneficio concreto per i produttori, quella fatica prende un altro nome: salario morale’. È lì che il carico si fa senso. Tuttavia il peso resta reale, per questo Fátima insiste su un punto: nessuna trasformazione regge sulle spalle di una persona sola, la cooperativa funziona quando il lavoro è condiviso e l’organizzazione si muove come un unico organismo.

Donne, leadership e cooperativismo

Ascoltandola, vita personale e lavoro appaiono inseparabili. La sua idea di leadership non è individuale: è responsabilità condivisa, costruzione di condizioni, apertura di spazi.
«Per una donna questo percorso professionale non è facile: ci sono contraddizioni, stereotipi e barriere. Ma è una scelta di vita. A volte mi sento stanca: nel caffè i problemi non finiscono mai, clima, prezzi, concorrenza. Però sono orgogliosa: molte innovazioni che abbiamo introdotto in SOPPEXCCA sono state replicate da altre cooperative.
Per esempio, la politica di genere che applicavamo dal 2004, oggi è diffusa in gran parte del settore cooperativo, anche fuori dal Nicaragua. La parità di genere non è un optional, è una necessità, senza indipendenza economica, per la donna, non c’è libertà reale. Se una donna dipende sempre da padre, marito o figli, resta vulnerabile. Quando ha terra, reddito, capacità di gestione, può decidere».


Con lei alla guida, SOPPEXCCA ha rafforzato percorsi formativi dedicati alle donne e strumenti per l’accesso alla terra, al credito, alla produzione, ai ruoli decisionali.
«Abbiamo visto donne che non avevano nulla conquistare terra e leadership nella cooperativa. È un processo lungo ma reale. E oggi, anche molte giovani — figlie di socie e soci — hanno prospettive migliori. Ci sono donne in ruoli tecnici, amministrativi, nel credito, promozione territoriale. Nei gruppi giovanili la partecipazione femminile è importante. E in più mandati la presidenza è stata affidata a donne: non per “quote rosa”, ma per fiducia costruita con lavoro, trasparenza e risultati. Oggi in Nicaragua l’accesso femminile a istruzione primaria, secondaria e universitaria è più ampio. Anche nella cooperativa lavoriamo molto sulla formazione e sull’equità di genere, con le donne ma anche con gli uomini, tutti devono essere coinvolti, il nostro scopo è anche proteggere la sicurezza del nucleo familiare».


Cambiamento climatico: impatti e risposte

Qui, nell’istmo centroamericano, il cambiamento climatico è già realtà quotidiana. Per i piccoli produttori di caffè è la nuova frontiera della vulnerabilità, ma anche il campo in cui costruire una risposta trasformativa.
«Negli ultimi decenni l’impatto climatico è stato forte: uragani, siccità, irregolarità delle piogge, calo produttivo. Questo fa crollare tutti i nostri sforzi di miglioramento della produttività.»
Per questo Fátima punta con convinzione su Eroi del Clima, il progetto condotto con Altromercato: «Il progetto è importante perché non è solo “piantare alberi”: migliora la produttività, il suolo, porta formazione tecnica e organizzativa».


Il progetto introduce sistemi agroforestali nei campi di caffè: alberi che fertilizzano il suolo, alberi da frutto come reddito integrativo, specie native che favoriscono biodiversità e resilienza a siccità e uragani, con capacità di assorbimento di CO₂. Coinvolge 405 produttori, con circa 76.000 alberi e 271.250 piante di caffè clima-resistenti, oltre alla formazione su agricoltura sostenibile tramite strumenti digitali.
La leva chiave è il carbon farming: attraverso la piattaforma ACORN i produttori possono certificare e valorizzare i crediti di carbonio generati dai loro campi, trasformando le pratiche agroecologiche in una fonte di reddito aggiuntiva.
«Questa componente tecnologica, la georeferenziazione delle parcelle, a noi porta immediato vantaggio, perché risponde alla normativa europea anti-deforestazione. Noi stiamo già inviando geodati ai clienti europei, così siamo pronti quando l’applicazione sarà piena. Il progetto non era nato solo per questo obiettivo, ma ha creato una sinergia concreta: ci ha rafforzati sul mercato e sulla conformità ambientale».
Quando parla di Eroi del Clima, Fátima brilla dell’energia che attraversa tutta la sua storia: ascoltare problemi concreti e costruire soluzioni praticabili.


«Il nostro futuro dipende da due sfide critiche. La prima sono i giovani. Molti migrano se non vedono prospettive. Per questo puntiamo su formazione, leadership giovanile, accesso a strumenti produttivi e ruolo attivo nella cooperativa. Se la cooperativa crea valore reale, i giovani possono vedere futuro anche nel territorio».
«La seconda sfida è altrettanto centrale: mantenere la terra nelle mani dei piccoli produttori e, allo stesso tempo, rafforzare e capitalizzare la cooperativa perché resti, nel tempo, un’alternativa concreta e sostenibile per loro».
Ed è qui che il carbon farming diventa una leva decisiva. La possibilità di certificare e vendere crediti di carbonio non è un semplice reddito aggiuntivo: valorizza economicamente le pratiche agroecologiche, trasformando la sostenibilità ambientale in sostenibilità economica. Per i giovani significa prospettive diversificate. Per la cooperativa, maggiore capitalizzazione e resilienza. Per i piccoli produttori, la concreta possibilità di restare sulla propria terra facendo della tutela ambientale non un sacrificio, ma opportunità di reddito.
Non è solo un progetto agronomico. È seminare futuro, Fatima Ismael Espinoza lo sa.

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