Hala, la voce che attraversa il cielo

Da bambina alzava spesso gli occhi al cielo. Le piaceva immaginare rotte tra le stelle, fare calcoli invisibili tra pianeti e costellazioni, sognare una vita da astronoma. Col tempo ha scoperto che anche le parole, se scelte con cura, possono trovare la loro traiettoria. E diventare orbite, ponti, finestre.
Hala ha scelto di restare con i piedi per terra, ma senza mai smettere di guardare lontano. Oggi è lei, poco più che ventenne, a dare voce a chi, troppo spesso, viene lasciato in silenzio. Lavora nella comunicazione internazionale di Al-Reef, in Palestina, dove le parole non sono mai leggere, e ogni voce può fare la differenza.
“Mi interessava la fisica, l’astronomia, poi ho cominciato ad appassionarmi alle lingue e alla traduzione. Ho intuito che con le parole potevo far viaggiare qualcosa di molto prezioso: le nostre storie.”


Dalla laurea al campo, senza mai fermarsi


Originaria di Tulkarem e Nablus, Hala vive oggi a Ramallah, dove ha sede l’ufficio di Al-Reef. È arrivata lì nel 2022 appena una settimana dopo la laurea alla Birzeit University, grazie a un progetto che facilitava l’accesso dei giovani al mercato del lavoro. “Avevo appena consegnato il mio progetto di laurea quando ho visto un annuncio sui social: cercavano una neolaureata da inserire nel dipartimento Relazioni Internazionali. Conoscevo l’ottima reputazione di Al-Reef, e i miei genitori mi hanno incoraggiata a candidarmi. Già dopo qualche giorno, ho capito che non avrei trovato un altro posto con quegli stessi valori, che era il posto giusto per me.”
La sua giornata lavorativa scorre tra email, report, incontri con partner internazionali e visite ai contadini della Cisgiordania, anche se tutto è scandito da ritmi e situazioni non sempre lineari. “Quando dobbiamo andare nei villaggi, partiamo molto presto, dobbiamo evitare di restare bloccati ai checkpoint militari. Spesso le strade sono pericolose, ci sono coloni armati che attaccano le auto. Questo ci spaventa naturalmente, ma è la nostra quotidianità, purtroppo è parte del nostro lavoro, anche se non dovrebbe”.
Tra un incontro con i produttori e una video chiamata con i partner esteri, tra una traduzione urgente e un post da pubblicare, Hala riesce comunque a ritagliarsi del tempo per sé, da trascorrere con la famiglia e gli amici. Un tempo in cui si dedica a ciò che, in qualsiasi altra parte del mondo, è semplice quotidianità per tante giovani donne: andare in palestra, leggere, disegnare. Qui, però, queste passioni assumono un peso diverso, diventano un piccolo rifugio di normalità. Ed è proprio in questo spazio che Hala costruisce e custodisce la sua resilienza.
“Trovo forza nella mia famiglia, nei miei amici e nei miei colleghi. – dice – Mi incoraggiano a continuare, e sono una delle principali fonti della mia passione, motivazione e ambizione. I miei valori personali, formati dalla mia educazione e rafforzati dal mio lavoro ad Al-Reef, li porto sempre con me, e mi spingono avanti anche nei momenti più difficili”.

Al-Reef, tra dignità e giustizia


Al-Reef – che significa ‘campagna’ – è una rete che unisce piccoli produttori, cooperative e consumatori solidali, dentro e fuori la Palestina. Nasce all’interno di PARC (Palestinian Agricultural Relief Committees), e rappresenta una delle realtà più credibili e radicate del commercio giusto nella regione.
“Al-Reef esporta diversi prodotti coltivati dai contadini e dalle cooperative palestinesi. – racconta Hala – I principali sono olio d’oliva, datteri medjoul e cous cous. I contadini delle zone rurali della Cisgiordania producono questi beni attraverso cooperative o individualmente. Alcuni possiedono piccoli appezzamenti, altri lavorano terre di proprietà di terzi tramite accordi. Nelle aree rurali palestinesi, le persone sono fortemente colpite dall’espansione continua degli insediamenti israeliani. Attacchi, intimidazioni, danni sono la quotidianità in Palestina. Perciò questi prodotti portano con sé storie di lotta quotidiana su una terra che continuiamo ad amare profondamente, nonostante tutto”.
Il ruolo di Al-Reef non è quindi semplice: garantire condizioni eque, trasparenti e dignitose per chi lavora la terra, in una terra martoriata e dove tutto è imprevedibile. E far arrivare quei prodotti – olio d’oliva, datteri medjoul, cous cous – sulle tavole europee, raccontandone l’origine, il significato, la lotta.
Il nostro dipartimento è il ponte tra i contadini palestinesi e i consumatori internazionali. Al-Reef è molto conosciuta localmente e tra i contadini per i suoi principi di commercio equo e la trasparenza. Le nostre partnership con le organizzazioni fair trade si fondano anch’esse su comunicazione chiara, fiducia, trasparenza e amicizia. Quando le fondamenta sono solide su entrambi i fronti, Al-Reef diventa un legame forte. Ogni volta che discutiamo con i contadini di prezzi, politiche o qualità, i nostri partner vengono informati dei risultati; allo stesso modo, ogni feedback ricevuto dai partner viene comunicato ai contadini, così che sappiano come i loro prodotti vengono accolti nei mercati internazionali.”
Nemmeno il lavoro che Hala ha scelto di fare è semplice, ma proprio grazie alle sue competenze linguistiche, alla sua capacità di relazione e comunicazione, alla sua motivazione Hala si è distinta in breve tempo all’interno dell’organizzazione e ha potuto partecipare a una missione in Svizzera, con la collega Diana, dove ha compreso, forse per la prima volta, quanto il suo ruolo possa fare la differenza.


Ogni dattero è una vittoria


E’ un capitolo che Hala ricorda con emozione e orgoglio. Il suo primo viaggio all’estero per lavoro, destinazione: Svizzera. Con lei, la collega Diana. Due giovani donne palestinesi, al loro primo incarico internazionale, con una missione chiara: far conoscere al mondo ciò che la Palestina produce eccellentemente, nonostante le difficoltà, in particolare i datteri medjoul, considerati la varietà più pregiata di dattero.

Incontrano persone che, pur solidali con la Palestina, non sapevano dell’esistenza dei datteri palestinesi: “Sul mercato vediamo solo quelli israeliani” si sentono dire.
Quella frase fa male – si tratta dei datteri prodotti nelle terre sottratte illegalmente ai palestinesi – ma diventa un seme. Hala e Diana lavorano con determinazione per far conoscere e distribuire i datteri prodotti nelle terre palestinesi dai palestinesi. Incontrano persone, raccontano le storie dei contadini, spiegano da dove arrivano quei frutti, distribuiscono campioni, regalano confezioni, rispondono a domande difficili con pazienza e determinazione.
È una diplomazia senza clamori, fatta di gentilezza, presenza, autenticità. E funziona. Un anno dopo, grazie al supporto di Altromercato e alla collaborazione con Kampagne Olivenöl aus Palästina, le prime spedizioni ufficiali di datteri palestinesi partono dalla West Bank alla volta della Svizzera. Passano le dogane, superano i pregiudizi, arrivano sugli scaffali. Non è solo una vittoria commerciale. È una rivendicazione identitaria.
“Per noi è stato molto più di un risultato professionale. Era la prova che, anche partendo da zero, anche in due, anche giovani e donne, potevamo cambiare qualcosa. Potevamo far arrivare la nostra verità oltre confine. E ci siamo riuscite.
Quel viaggio resta inciso come un punto di svolta. I datteri, simbolo di radici e resistenza, sono diventati il veicolo di un messaggio più grande: esistiamo. E possiamo avere un futuro”.

Le donne di Al-Reef: una forza nella filiera


Hala non è un esempio isolato di ‘empowerment femminile’ nella realtà di Al-Reef. Qui le donne sono molto presenti e contano, un vero e proprio laboratorio di equità di genere, ci sono in ogni anello della filiera: contadine, operaie, impiegate, dirigenti. “ Al-Reef collabora con diversi stakeholder, agricoltori e fornitori di servizi, tutti caratterizzati da una forte presenza e parità tra donne e uomini. Alcune nostre colleghe guadagnano più degli uomini, se hanno maggiore esperienza. Qui, il merito viene prima di ogni altra cosa. Non esiste discriminazione, il commercio equo è esattamente questo: pari opportunità reali, per tutti”.
Al-Reef è quindi un modello inclusivo e concreto, dove le pari opportunità sono pratica quotidiana. Qui, ogni persona ha il diritto e la possibilità reale di contribuire, crescere, prosperare. La presenza femminile, in particolare, attiva trasformazione sociale e autonomia. Le donne non occupano spazi “concessi”, ma costruiscono e influenzano. Persino le lavoratrici giornaliere, impegnate nel confezionamento dei prodotti destinati all’esportazione, attraverso il loro lavoro sostengono economicamente le famiglie e guadagnano spazio, conquistando riconoscimento sociale e riscrivendo il proprio ruolo all’interno della comunità.

Seminare futuro

Definire il lavoro di Hala semplicemente come “comunicazione” non rende giustizia alla complessità della sua realtà quotidiana. Scrive, partecipa a eventi, racconta la verità di ciò che accade ogni giorno in Palestina. Racconta le violenze dei coloni, le terre sottratte, i frantoi distrutti, le donne aggredite, le auto colpite da pietre o da proiettili mentre si spostano da un villaggio all’altro. E racconta anche la dignità con cui, ogni giorno, la vita continua. La sua comunicazione è anche testimonianza, giornalismo, attivismo, relazione, mediazione.
“La verità viene nascosta. Ma se la facciamo emergere, il mondo non potrà più voltarsi dall’altra parte.” Nel suo ruolo, trova un senso profondo. Sa che il suo lavoro permette a un’altra persona, dall’altra parte del Mediterraneo, di scegliere consapevolmente. Di trasformare un acquisto in un atto di solidarietà concreta.
In questi tempi, ‘cupi e duri’ come lei li definisce, Hala resiste e lo fa con grazia e lucidità. E quando le chiedi cosa le dà speranza, risponde senza esitazione: “La creatività del mio popolo. La sua resilienza. Il desiderio di vivere meglio, nonostante tutto.”
Per questo crede nel commercio giusto come parte del futuro. Perché porta sviluppo, ma anche rispetto. Perché non impone, ma accompagna. Perché non divide, ma connette.
“Le persone che scelgono Altromercato, che comprano i nostri prodotti, fanno parte di questa lotta. Sono con noi. E noi non dimenticheremo mai il loro sostegno.”
Per Hala diventare astronoma resterà un sogno sospeso.
 Ma quello sguardo verso il cielo, verso ciò che è più grande e più vero, Hala non lo ha perso.
Oggi lo rivolge alla sua terra: lo usa per cercare e raccontare ciò che merita di essere visto.
 Nelle storie dei contadini, nei viaggi tra i villaggi, nelle parole che ogni giorno porta oltre confine, c’è la stessa attenzione che aveva da bambina quando alzava gli occhi per cercare le stelle.
Non è una bellezza lontana e algida, quella che custodisce ora: è la bellezza concreta di una verità detta con cura, di un lavoro che fa luce, di un racconto che permette agli altri di vedere.
Una bellezza che crea connessioni tra contadini e consumatori, tra terre ferite e scelte consapevoli.

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