Dove comincia l’impatto: quando la cultura aziendale diventa rigenerazione urbana

Relazioni, fiducia e purpose condiviso: così un'azienda costruisce ogni giorno una cultura capace di generare benessere, attrarre talenti e creare valore nel territorio. Intervista a Giovanna Ruda, Chief Corporate Officer Italy di Covivio.

Le città cambiano. Si rigenerano, si adattano, cercano nuovi equilibri tra spazi e persone, tra costruito e vissuto. E mentre le città si trasformano, anche i luoghi di lavoro stanno vivendo la loro rivoluzione silenziosa: non sono più solo contenitori di attività, ma ecosistemi di relazioni, laboratori di benessere, incubatori di impatto sociale.

Covivio lo sa bene. Non solo perché ogni giorno lavora alla rigenerazione urbana, ma perché ha scelto di incarnare quella stessa trasformazione nel suo modo di essere azienda. La certificazione Great Place to Work ottenuta quest’anno in Italia, Francia e Germania è la conferma di un modo di essere e di una convinzione: non puoi portare benessere nelle città se prima non lo costruisci dentro le tue mura.
Ne parliamo con Giovanna Ruda, Chief Corporate Officer Italy di Covivio, in un dialogo che attraversa numeri, pratiche quotidiane e la visione di un’impresa che porta il proprio beat alle città in cui opera.


La credibilità che viene da dentro

Giovanna Ruda, Chief Corporate Officer Italy di Covivio

«Per noi la certificazione Great Place to Work è due cose: conferma e stimolo», esordisce Giovanna. L’indagine condotta tra aprile e maggio 2025 ha coinvolto l’intera popolazione aziendale nei tre Paesi, restituendo livelli di fiducia e orgoglio significativamente superiori ai benchmark europei e italiani. «È un risultato che ci responsabilizza a mantenere e rafforzare ogni giorno la qualità dell’esperienza delle nostre persone».
I numeri raccontano una cultura che non si proclama, si pratica. L’88% dei colleghi riconosce la competenza del management, l’87% ne percepisce la coerenza con i valori aziendali, l’84% si sente riconosciuto per il lavoro svolto. E c’è un dato che colpisce ancora di più: il 92% afferma che ogni nuovo collega si sente ben accolto. «Questi dati raccontano un clima inclusivo, un onboarding curato e un management riconoscente del lavoro ben fatto», commenta Giovanna.
Ma cosa fa davvero la differenza? «Non c’è un solo elemento. Si sta bene in Covivio perché c’è una cultura fatta di ascolto, fiducia e collaborazione reale. Cerchiamo di creare un contesto in cui le persone possano esprimersi, sentirsi parte di un progetto comune a cui contribuire con le proprie idee e competenze».

Costruire spazi, coltivare relazioni


Il purpose aziendale – “Build sustainable relationships and well-being” – è la grammatica con cui Covivio declina ogni sua azione, dentro e fuori. «È vero, lavoriamo con il “mattone”. Ma fare real estate per noi significa molto più che costruire edifici: significa creare spazi da vivere, luoghi che accolgono persone e attività, dove nascono relazioni e si sviluppa benessere», spiega Giovanna.


È una visione che tiene insieme la dimensione fisica e quella umana, il tangibile e l’intangibile. «I nostri clienti sono le aziende che quegli spazi li abitano, e proprio per questo le relazioni sono alla base del nostro business. Non esiste spazio di qualità senza una profonda comprensione di chi lo vivrà».
«Allo stesso modo» continua, «crediamo che il valore dell’azienda risieda nelle persone che la compongono. Le nostre persone sono il nostro asset principale, e costruire con loro relazioni di fiducia, ascolto e crescita condivisa è il primo passo per poter creare valore anche all’esterno».
È qui che il battito si sincronizza: l’impresa che vuole rigenerare i territori non può farlo senza aver prima rigenerato se stessa. La credibilità dell’impatto sociale si costruisce dall’interno.

Geografie fluide: l’ibrido come cultura


Covivio è un gruppo di circa mille persone distribuite tra Roma, Milano e diverse sedi europee. Il lavoro ibrido non è un adattamento post-pandemico, ma parte costitutiva del DNA aziendale. «Da sempre caratterizza le nostre modalità di comunicazione interna e le attività HR: challenge europee, video magazine, expert talk, formazione. Molte attività si svolgono online, e questa dimensione digitale si affianca alle iniziative in presenza, che siamo sempre felici di organizzare».


Eventi sportivi solidali, giornate di volontariato, momenti conviviali per celebrare i successi: la connessione si coltiva sia nei pixel che negli incontri fisici. «Il senso di squadra si mantiene vivo proprio grazie a questo equilibrio», osserva Giovanna. È un modello che rispecchia la natura stessa delle città contemporanee: spazi fisici e reti digitali, presenza e distanza, locale e globale.
La dimensione europea, del resto, è centrale nella visione di Covivio per il futuro. «Vogliamo rafforzare la nostra dimensione multiculturale: operiamo in diversi Paesi, promuoviamo progetti trasversali e valorizziamo la pluralità delle esperienze. Continuare su questa strada significa offrire ai nostri talenti opportunità di scambio e collaborazione oltre confine».


Dall’interno al territorio: quando la cultura diventa impatto


Ma il vero banco di prova di una cultura aziendale solida è la sua capacità di tradursi in impatto concreto sui territori. Ed è qui che l’intervista con Giovanna Ruda si apre verso gli altri episodi di Urban Pulse, rivelando il filo rosso che lega cultura interna e azione sociale.
«Facciamo immobiliare e, di conseguenza, il nostro impatto sulle città in cui operiamo è significativo. Per questo, anche tramite le attività della Fondazione Covivio, intendiamo restituire valore alle comunità in cui siamo presenti», spiega Giovanna. Non è un dovere etico astratto, ma una conseguenza naturale: chi lavora bene dentro, agisce bene fuori.
I progetti sostenuti – da “Scuola Bottega” della Cooperativa La Strada a Milano al progetto “Una casa per il mondo” dell’Associazione Kim a Roma – si intrecciano con le esperienze di volontariato aziendale. «Sono momenti che rafforzano lo spirito di squadra tra colleghi e che offrono a tutti noi l’opportunità di conoscere nuove realtà attive nel nostro territorio».
E quando si parla di sostenibilità, Giovanna è netta: «La sostenibilità passa anche, e soprattutto, dalle persone». La certificazione Great Place to Work si inserisce pienamente nella strategia ESG dell’azienda. «È la conferma di un impegno concreto: garantire un clima aziendale positivo e un ambiente in cui le persone stiano bene».
Del resto, anche se questo è il primo anno con la survey di Great Place to Work, l’attenzione al benessere dei dipendenti non è una novità. «È una pratica in cui crediamo e che implementiamo da anni con altri primari operatori internazionali, sempre con risultati al di sopra dei benchmark di riferimento. Rientra pienamente nella nostra strategia ESG perché la sostenibilità richiede un confronto trasparente e aperto con i nostri dipendenti».
Il parallelismo è significativo: «Misuriamo regolarmente il livello di benessere interno per assicurarci che tutti si sentano valorizzati e ascoltati, proprio come realizziamo la customer satisfaction survey per misurare la soddisfazione dei nostri clienti. In entrambi i casi, l’obiettivo è lo stesso: costruire relazioni di fiducia, durature e di qualità».


La funzione HR come cerniera tra purpose e prassi


In questo ecosistema, la funzione HR gioca un ruolo strategico. «Agisce come cerniera tra purpose e prassi», spiega Giovanna. «Per essere credibili all’esterno nel portare avanti politiche ESG, è necessario che i valori vengano condivisi innanzitutto dalle nostre persone».


Internamente, la struttura HR disegna percorsi di crescita attraverso training, programmi di empowerment femminile come ex Aequo, mentorship e coaching. Monitora il clima aziendale e rafforza l’onboarding attraverso gli ambassador. Esternamente, attiva la partecipazione a iniziative sociali strutturate, anche con il supporto della Fondazione. «In questo modo, i principi ESG diventano comportamenti misurabili nei sondaggi di clima e tangibili nei progetti sul territorio».
È l’alchimia perfetta: competenze individuali che crescono, cultura aziendale che si consolida, impatto sociale che si espande. «Vogliamo intensificare tre aree chiave», anticipa Giovanna guardando al futuro. «Sviluppare ulteriormente le competenze individuali con percorsi formativi di alto livello, coaching e supporto personalizzato. Rafforzare la dimensione europea e multiculturale per offrire ai nostri talenti opportunità di scambio oltre confine. E consolidare sempre più la nostra cultura aziendale, basata sui valori di care, trustworthiness, commitment, agility e openness».


Un organismo vivo


Alla fine della conversazione, torna in mente l’immagine iniziale: la città che pulsa, che respira, che si trasforma. Covivio ha scelto di essere parte di quel battito, non solo come operatore immobiliare ma come organismo vivo che innesca innovazione nelle comunità in cui opera.
«Quando le persone si sentono valorizzate e responsabilizzate, possono davvero dare il meglio di sé», conclude Giovanna. «E questo si riflette nei nostri progetti e nei risultati». Non è retorica: è un dato di fatto. Il 79% dei colleghi considera Covivio un great place to work. Ma forse il dato più importante è un altro: quella percentuale non è un punto d’arrivo. È il punto da cui ripartire ogni giorno, per continuare a costruire – dentro e fuori – spazi di benessere, relazioni di fiducia, città più umane.
Perché la trasformazione urbana comincia sempre dal primo mattino, quando chi progetta quegli spazi entra in ufficio e sente di far parte di qualcosa che vale la pena costruire insieme.


Covivio, un luogo di lavoro che genera impatto.

Con oltre 1.000 risorse in Europa e la certificazione Great Place to Work, Covivio, tra i principali gruppi immobiliari europei, promuove un ambiente dove benessere, partecipazione e solidarietà sono parte integrante della cultura aziendale. Il volontariato è solo uno dei modi con cui l’azienda mette in pratica ogni giorno la sua missione: costruire relazioni sostenibili.

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