SocialAgrinet, un progetto di agricoltura sociale

A Treviso, Alternativa Ambiente Cooperativa Sociale ha presentato i risultati di una sperimentazione mirata all’inserimento di soggetti svantaggiati nel mondo del lavoro

Il CREA – Centro Politiche e Bioeconomia ha da poco realizzato un’indagine su base nazionale che dimostra quanto l’insieme di pratiche che afferiscono alla definizione di agricoltura sociale abbiano avuto negli ultimi anni un importante sviluppo.

L’Unione Europea definisce l’agricoltura sociale come “il nesso fondamentale tra agricoltura sostenibile, sicurezza alimentare, equilibrio territoriale, conservazione del paesaggio e dell’ambiente, nonché garanzia dell’approvvigionamento alimentare”.

Il macro obiettivo dei progetti di agricoltura sociale è l’inclusività: si tratta di progetti di integrazione sociale che permettono a soggetti appartenenti alle fasce più deboli della popolazione di essere coinvolti in lavori agricoli in contesti protetti. E, al contempo, di produrre beni.

SocialAgrinet è uno di questi progetti, inserito nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Veneto 2014-2020. È il risultato di tre anni di sperimentazione di un innovativo piano di lavoro che ha coinvolto due aziende vitivinicole, Le Carline di Pramaggiore e Tenuta San Giorgio di Maserada, e decine di persone fragili e che ha portato alla formazione di tutor di mestiere e alla realizzazione di un manuale delle procedure da condividere con tecnici socio-sanitari e agrari. Nasce da un’azione di co-progettazione di attori pubblici e privati che insieme hanno dato vita a un’Associazione Temporanea di Scopo per la gestione del progetto specifico.

I vantaggi del progetto

Gli esiti della sperimentazione sono stati presentati recentemente da Alternativa Ambiente Cooperativa Sociale, capofila del progetto: «SocialAgrinet – racconta Piero Cavarzerani, responsabile della divisione sociale di Alternativa Ambiente – ha previsto la realizzazione di una pratica di agricoltura sociale basata sul ruolo della figura del tutor di mestiere, opportunamente preparato, con l’obiettivo di implementare un processo di miglioramento delle capacità lavorative di soggetti svantaggiati, anche nell’ottica di un possibile inserimento presso imprese agricole del territorio con particolare riferimento alle aziende vitivinicole».

Le persone coinvolte nel progetto, che sono state introdotte alle operazioni che vengono svolte durante tutto l’anno in vigna come potatura, scacchiatura, spollonatura, vendemmia, sono soggetti svantaggiati o in situazione di fragilità e marginalità sociale, persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e portatori di handicap intellettivo senza distinzione di genere. A queste si aggiungono persone detenute in condizioni di semi libertà o ex detenuti.

La fase progettuale è iniziata nei primi mesi del 2019, ufficialmente il progetto è iniziato nel settembre 2019 e si concluderà a breve, a marzo 2023. L’attività di formazione e individuazione dei tutor e degli utenti è stata continuativa nell’arco del periodo progettuale mentre l’attività pratica di potatura dei vigneti è stata svolta per 3 stagioni in modo continuativo dal mese di dicembre al mese di marzo.

Il tutor di mestiere

Figura cardine del progetto SocialAgrinet è quella dei tutor di mestiere che sono stati avviati a un percorso di preparazione con coinvolgimento del personale di tutti i partner e di consulenti esterni. Non solo agronomi, ma anche un team di psicologi che li ha guidati dal punto di vista relazionale-educativo.

«Il tutor di mestiere –spiega Cavarzerani – è un operatore specializzato nell’affiancamento di utenti o persone con svantaggio finalizzato a un inserimento lavorativo, e costituisce un ponte tra il mondo dei servizi socio-educativi privati e pubblici e il mondo delle imprese agricole. Per questo motivo il tutor deve avere competenze sia tecniche/operative, relative al settore nel quale gli utenti potranno essere inseriti, sia competenze relazionali ed educative, per poter trasmettere agli utenti le conoscenze acquisite, gestirne il gruppo e le criticità ed essere per loro un riferimento».

Il progetto ha messo a punto un protocollo operativo che ha lo scopo di valutare la sostenibilità economica, operativa, sociale e la replicabilità in altre situazioni comparabili del percorso realizzato, soprattutto la preparazione e l’operatività del tutor. La stesura del documento ha comportato il coinvolgimento dei servizi territoriali, nell’individuazione dei soggetti implicati, il coinvolgimento di realtà di cooperazione sociale nella formazione tecnica dei tutor e dei soggetti svantaggiati, l’individuazione di percorsi lavorativi personalizzati, l’individuazione delle modalità di inserimento ottimale e delle modalità di valutazione dei percorsi lavorativi attivati.

Formazione di un tutor di mestiere

Il protocollo dovrà essere utilizzato in reti territoriali più ampie e diversificate allo scopo di poter replicare il processo sperimentato. Con riferimento a percorsi formativi e lavorativi nell’ambito delle attività agricole, non necessariamente limitate al vigneto.

Abbattere il muro tra profit e nonprofit

«Il progetto – ha dichiarato Marco Toffoli, presidente di Alternativa Ambiente – ha un costo elevato per la preparazione dei tutor, la gestione e il monitoraggio, ma crea opportunità lavorative e reale benessere per le persone svantaggiate, nonché manodopera specializzata per le aziende vitivinicole. Uno dei suoi motivi ispiratori è stato il desiderio di abbattere il muro tra profit e nonprofit offrendo alle aziende la possibilità di scegliere di parteciparvi semplicemente affidando alle persone coinvolte nel progetto il lavoro di potatura, che in questi tre anni di sperimentazione è stato completato nei tempi stabiliti, con la qualità richiesta e allo stesso costo normalmente sostenuto. Occorre, quindi, solo una maggiore sinergia tra pubblico e privato, che gli enti preposti ne riconoscano l’efficienza anche in termini di costo socio-sanitario e che le aziende apprezzino l’utilità di un investimento sociale, che potrebbe essere attuato anche con strumenti che già la Regione Veneto mette a disposizione, come il job coaching e il voucher rafforzato. Il nostro know how e il preciso manuale delle procedure messo a punto in tre anni di lavoro sono a disposizione di tutti coloro che vorranno replicare questo progetto nelle tante aziende vitivinicole del territorio».

Dati alla mano, i risultati presentati da Alternativa Ambiente a febbraio sono decisamente positivi: la speranza, quindi, è che SocialAgrinet possa essere replicato altrettanto efficacemente negli anni a venire.

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