Europee 2024: l’appello della scienza

22 società scientifiche italiane chiedono ai candidati alle europee 2024 di basare le politiche su solide evidenze scientifiche per affrontare cambiamenti climatici e perdita di biodiversità

Ascoltare la scienza“, questo è l’appello lanciato da 22 società scientifiche italiane che hanno unito le forze in vista delle elezioni europee 2024.

Firmato dai presidenti delle società che rappresentano migliaia di scienziati impegnati nello studio della natura, dell’ambiente e del clima, l’appello chiede ai futuri legislatori europei di basare le loro decisioni politiche sulle evidenze scientifiche consolidate.

Le ricerche condotte negli ultimi decenni dimostrano senza ombra di dubbio che l’influenza umana è una causa predominante dei cambiamenti climatici e della trasformazione dei sistemi naturali. Cambiamenti che stanno accelerando la perdita di biodiversità, il degrado delle condizioni ambientali e causando danni economici e sociali significativi, oltre a mettere a rischio la salute e la vita umana.

Nonostante l’ampio consenso nella comunità scientifica, le conoscenze acquisite continuano a essere sfidate o ignorate a causa di interessi economici contrari o ideologie politiche. Sono state orchestrate, inoltre, campagne sistematiche di disinformazione, spesso sostenute da lobby economiche. Il fine è quello di per confondere il pubblico e mettere in discussione la validità delle evidenze scientifiche.
False verità impediscono o ritardano le azioni urgenti necessarie per affrontare i cambiamenti climatici e proteggere la biodiversità. Inoltre riducono le nostre capacità di adattamento e mitigazione degli impatti previsti.

Ricordiamo che Global Risk Report 2024 del World Economic Forum, nel suo, ha posizionato la disinformazione e la misinformazione come uno dei maggiori rischi globali.
Una minaccia che influisce non solo sulle percezioni pubbliche, ma minaccia direttamente la qualità delle decisioni politiche.

Le società scientifiche insistono dunque perchè tutte le forze politiche impegnate nelle elezioni europee del 2024 riconoscano i risultati della ricerca scientifica.

Europee 2024: per salvare il pianeta

La posta in gioco è alta.
Sono circa 360 milioni i cittadini europei chiamati alle urne nel giugno 2024 per scegliere i nuovi membri del Parlamento Europeo. Le decisioni prese determineranno la salute del nostro ambiente e la qualità della vita delle future generazioni.

The Good in Town, insieme a molti altri organi di comunicazione e diffusione della cultura della responsabilità ambientale e della consapevolezza scientifica, diffonde questo appello.
Con una nostra sintesi semplificata, di seguito, e riportando poi il documento integrale in download in fondo all’articolo.

L’Appello: “Ascoltare la scienza

La scienza è fondamentale per comprendere la realtà e il funzionamento del mondo. Ed è cruciale per l’educazione, lo sviluppo tecnologico e il miglioramento della qualità della vita.
Le società moderne si basano sulla conoscenza scientifica, il cui rifiuto può avere gravi ripercussioni su salute, economia e benessere.
L’affidabilità della scienza deriva da processi rigorosi. I dati devono essere verificabili e replicabili, le ricerche sono valutate da esperti indipendenti e i risultati sono pubblicati in modo trasparente solo dopo attenta verifica. Metodi di analisi critica e revisione che assicurano la solidità delle conoscenze scientifiche.

Studi globali su clima e biodiversità

Lo studio dei cambiamenti globali nei sistemi naturali e l’analisi dell’impatto umano richiedono ricerche interdisciplinari per comprendere le conseguenze sugli ecosistemi, la società, l’economia e la vita umana. In risposta a queste sfide, le Nazioni Unite hanno istituito due enti fondamentali: l’IPCC e l’IPBES.

  • L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) si concentra sui cambiamenti climatici e analizza lo stato delle conoscenze scientifiche, impatti e rischi connessi. Propone inoltre le opzioni per la mitigazione e l’adattamento a scala globale e regionale. Il lavoro coinvolge migliaia di scienziati internazionali privi di interessi economici o personali. I risultati forniscono ai decisori le informazioni scientifiche necessarie per comprendere e gestire il clima a livello mondiale;
  • L’IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) si occupa della biodiversità e degli ecosistemi. Esamina la vitalità dei servizi ecosistemici essenziali per la sopravvivenza e il benessere umano, come aria, acqua e cibo.

Informazioni affidabili per decisioni critiche

Entrambi gli enti sono cruciali per comprendere le dimensioni e gli effetti dei cambiamenti ambientali e orientare le politiche future a tutela del pianeta e della sua biodiversità.

Le istituzioni come l’IPCC e l’IPBES forniscono ai decisori politici dati affidabili attraverso un processo continuo e indipendente di raccolta e verifica delle ricerche globali. I loro risultati sono unanimemente accettati dalla comunità scientifica. Anche se e quando esistono opinioni divergenti tra i ricercatori, queste non sono considerate valide senza il supporto di dati scientifici solidi.

Scienza e responsabilità sociale

Decenni di ricerca scientifica hanno dimostrato il ruolo cruciale delle attività umane nei cambiamenti climatici e nella trasformazione dei sistemi naturali. Queste attività hanno causato perdita di biodiversità, degrado ambientale, danni economici e sociali, e impatti sulla salute umana.
Tuttavia, nonostante le solide evidenze scientifiche, queste continuano a essere messe in dubbio o negate per interessi economici o ideologici.
Campagne di disinformazione alimentano questi dubbi, ostacolando le azioni urgenti necessarie per mitigare i cambiamenti climatici e proteggere la biodiversità, con gravi conseguenze soprattutto per le popolazioni più vulnerabili.

Ignorare la scienza aumenta i rischi per la società, rendendo le decisioni future più difficili e costose. La responsabilità di adottare decisioni informate spetta ai governi, ai politici e a tutti i settori della società, che devono agire in base alla conoscenza scientifica disponibile.

"Basare invece le scelte politiche sulla negazione della conoscenza scientifica è irresponsabile."

Appello per un futuro sostenibile

L'europa per il Mondo

La scienza lancia dunque un appello a tutte le forze politiche candidate per le elezioni del Parlamento Europeo del giugno 2024. Chiede loro di riconoscere i risultati della scienza e di delineare le proprie strategie per affrontare i problemi climatici e il degrado ambientale.
Unitamente e a supporto dell’appello, 15 punti evidenziano i principali consensi scientifici sul nostro impatto nei cambiamenti globali.

  1. Stabilità dell’Olocene. L’Olocene, iniziato 11.700 anni fa, è un periodo geologico che ha visto stabilità nei sistemi naturali e climatici. Ha favorito lo sviluppo umano e un aumento demografico significativo;
  2. Origini dell’agricoltura e impatto industriale. Durante l’Olocene, condizioni favorevoli hanno permesso l’emergere dell’agricoltura circa 10.000 anni fa. La rivoluzione industriale del 1750 ha poi accelerato l’uso delle risorse naturali;
  3. Homo sapiens e natura. L’Homo sapiens è intrinsecamente legato ai sistemi naturali, dipendendo da essi per respirare, nutrirsi e mantenere la propria salute fisica e mentale;
  4. Crescita demografica umana. La popolazione umana è cresciuta da circa 225 mln nell’anno 0, a 8 mld nel 2022, con incrementi significativi tra il 1800 e il 2011;
  5. Impatto umano sulla Terra. La specie umana rappresenta solo lo 0,01% della biomassa terrestre, ma è diventata dominante dal periodo industriale, modificando i cicli naturali e influenzando distribuzione e sopravvivenza di altre specie;
  6. Dominanza della biomassa domestica. Il 60% della biomassa dei mammiferi è costituita da animali domestici come bovini e suini, il 36% dagli esseri umani, solo il 4% da specie selvatiche. Negli uccelli, il 70% della biomassa è rappresentato da specie allevate, un netto rovesciamento rispetto agli inizi del Novecento;
  7. Peso dell’antropomassa. I manufatti creati dagli umani, come edifici e strade, ora superano in massa tutte le specie viventi sul pianeta. Raddoppiando ogni 20 anni ha superato il 100% della biomassa nel 2020;
  8. Accelerazione dell’estinzione. L’intervento umano ha accelerato il tasso di estinzione delle specie a livelli senza precedenti. Un milione di specie è a rischio di estinzione nei prossimi anni a causa della riduzione della quantità e varietà degli ecosistemi naturali;
  9. Deterioramento degli ecosistemi. La salute degli ecosistemi, vitali per l’economia, la sicurezza alimentare e il benessere umano, sta peggiorando rapidamente, minacciando la sostenibilità globale;
  10. Impatto umano sugli habitat. Le azioni umane hanno alterato significativamente il 75% delle terre emerse e il 66% degli oceani. L’agricoltura e l’allevamento consumano grandi quantità di terra e acqua dolce, riducendo la produttività del suolo del 23%;
  11. Impatto dell’inquinamento su salute e ambiente. L’inquinamento atmosferico, solido e liquido, causa gravi danni ambientali e umani, con almeno 9 mln di morti all’anno attribuibili all’inquinamento dell’aria;
  12. Problema globale della plastica. Ogni anno vengono prodotte più di 400 mln di tonn di plastica, di cui 19-23 mln finiscono nei mari e fiumi, trasformandosi in microplastiche che entrano nella catena alimentare umana;
  13. Aumento di CO2 dall’era industriale. La concentrazione atmosferica di CO2 è salita da 278 ppm pre-industriali a 420 ppm oggi, aumentando circa 2 ppm all’anno a causa della deforestazione e dell’uso di combustibili fossili, con un’escalation post-1950;
  14. Riscaldamento globale in aumento. Le attività umane hanno causato un riscaldamento globale significativo, con un aumento della temperatura media di 1,1°C nel decennio 2011-2020 rispetto al 1850-1900. Il 2023 ha segnato un record di 14,98°C, evidenziando un riscaldamento accelerato negli ultimi 50 anni;
  15. Emissioni crescenti di gas serra. Nel 2023, le emissioni di CO2 hanno raggiunto 40 mld di tonn, derivanti dall’uso di combustibili fossili e dalla deforestazione, con un totale di 2390 mld di tonn emesse dal 1850.

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