I 7 consorzi italiani per l’EPR tessile

Dal 2022 in Italia è in vigore l'obbligo di raccolta differenziata dei rifiuti tessili, che rappresentano lo 0,8% della differenziata nazionale. I consorzi promuovono economia circolare e sostenibilità della filiera.

Ultimo aggiornamento 3 agosto 2026

L’Italia si è distinta anticipando al 1° gennaio 2022 l’obbligo di raccolta differenziata dei rifiuti tessili, previsto dalla Direttiva europea per il 2025.
Una mossa che ha portato alla creazione di consorzi per l’EPR tessile, evidenziando l’azione proattiva delle imprese italiane nel settore.

EPR sta per Extended Producer Responsibility ed è un principio che ha guidato molta legislazione europea sin dai primi anni duemila, grazie ai primi provvedimenti normativi sullo smaltimento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Direttiva RAEE). Da allora il principio si è cercato di estenderlo a tutti i settori produttivi.

Il 23 luglio 2026 la Conferenza unificata ha approvato il regolamento che istituisce il regime EPR per il settore tessile, dopo un iter durato oltre due anni. Il testo fissa tassi di raccolta differenziata vincolanti al 15% entro il 2026, al 30% entro il 2030 e al 50% entro il 2035, e affida il coordinamento del ritiro dei rifiuti tessili post-consumo a un nuovo organismo, il Centro di coordinamento per il riciclo dei tessili (CORIT). La definizione di produttore adottata dal decreto è ampia e comprende, oltre ai fabbricanti, i grandi distributori e gli operatori dell’e-commerce che immettono per primi i prodotti sul mercato italiano. Secondo la viceministra dell’Ambiente Vannia Gava il regolamento dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell’anno; una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale, però, il sistema richiederà ancora 12-18 mesi prima di andare a regime, come segnalano gli operatori della filiera del riuso.

Il riutilizzo è sempre la cosa migliore

Per valutare gli impatti ambientali dei sistemi di gestione dei rifiuti tessili, è essenziale rifarsi all’analisi del ciclo di vita (LCA). Gli studi LCA indicano che il riutilizzo dei tessuti è generalmente considerato l’opzione più sostenibile. Riduce infatti significativamente l’impatto ambientale rispetto alle altre forme di gestione del rifiuto. Le variabili cruciali sono molteplici.
Tra queste, il rendimento dei processi di riciclo, la frequenza di lavaggi e riutilizzi durante la fase d’uso, la composizione iniziale tessuti e quella finale del rifiuto, e il coefficiente di sostituzione tra fibre riciclate e vergini, o tra indumenti usati e nuovi, sono determinanti.
Le principali sfide includono la gestione di materiali compositi e il mantenimento della qualità delle fibre riciclate.

Per una stima accurata degli impatti ambientali, è fondamentale un’approfondita raccolta dati, soprattutto riguardo la fase d’uso. Fase che include la valutazione del rilascio di microplastiche e altre sostanze durante i lavaggi. Non da ultimo è ormai necessario considerare l’impatto crescente delle piattaforme di scambio di abbigliamento usato, un fenomeno in rapida espansione.

microplastiche
DALL-E TGT

Upcycling e downcycling: ciò che conta è la separazione preliminare

Nella gestione dei rifiuti tessili, la selezione è cruciale per separare i capi riutilizzabili e rimuovere componenti in materiali non tessili, come zip e bottoni.
I tessuti vengono inoltre classificati per colore e tipo di fibra.
Sebbene la maggior parte della selezione sia manuale, l’innovazione sta portando alla selezione automatica tramite tecnologie come la spettrometria e l’IA. Per quanto riguarda il processo di riciclo vero e proprio, le tecniche più diffuse sono il riciclo meccanico e quello termo-meccanico. Il riciclo chimico è ancora in fase di sviluppo. Il riciclo biologico, che utilizza enzimi per decomporre i tessuti, è attualmente oggetto di ricerca.

I consorzi italiani per i rifiuti tessili

A oggi sono 6 i principali consorzi attivi nel settore tessile. La loro missione principale è promuovere una gestione efficiente dei rifiuti del mondo moda. Contirbuire inoltre a creare un sistema EPR che integri efficienza e tracciabilità e che promuova la sostenibilità ambientale e sociale lungo tutta la filiera. Ogni consorzio supporta i membri nella gestione delle pratiche amministrative e degli adempimenti normativi, migliorando la raccolta differenziata e promuovendo le pratiche di economia circolare e di prevenzione dei rifiuti.

1) REMATRIX

Rematrix è un consorzio EPR specializzato nella gestione del fine vita di prodotti tessili e calzature, nato per aiutare le aziende della moda a trasformare gli obblighi di responsabilità estesa del produttore in filiere circolari concrete. Il consorzio organizza una supply chain integrata che va dalla raccolta dei rifiuti tessili post‑consumo e degli scarti industriali, alla selezione e preparazione per il riuso e il riciclo meccanico e chimico, supportando i produttori nella conformità normativa e nella tracciabilità dei flussi tramite soluzioni digitali dedicate. Attraverso partnership con operatori tecnologici innovativi – ad esempio per il riciclo del poliestere nei Regeneration Hub di Reju – e la partecipazione a tavoli europei come il Textile PRO Forum, Rematrix contribuisce a sviluppare modelli di business circolari per il settore tessile e calzaturiero, con particolare attenzione alla competitività delle imprese italiane.

2) COBAT TESSILE

Cobat Tessile è il consorzio italiano, parte di Cobat sotto Innovatec, che si dedica alla raccolta, al trattamento e al recupero di prodotti tessili. Il consorzio dispone di una rete capillare che copre tutto il territorio nazionale, permettendo una raccolta efficace e un avvio al riciclo dei materiali tessili. Utilizza inoltre un sistema informatico all’avanguardia per tracciare i rifiuti tessili dalla raccolta fino al trattamento finale, garantendo trasparenza e affidabilità dei dati.
È stata inoltre attivata una Cobat Accademy, una piattaforma di formazione e consulenza che promuove la conoscenza e l’applicazione di principi di economia circolare, sostenibilità ambientale, salute e sicurezza.

3) ECOTESSILI

Ecotessili, è un’iniziativa di Federdistribuzione e rappresenta il primo consorzio dedicato alla gestione della EPR nel settore tessile in Italia. Fondato a Milano il 9 dicembre 2021, fa parte del Sistema Ecolight, un hub nazionale che comprende anche Ecolight, Ecopolietilene, Ecoremat e la società di servizi Ecolight Servizi srl, specializzati nella gestione dei rifiuti.
Nonostante la normativa italiana non sia ancora definitiva, il consorzio ha già delineato un elenco di articoli tessili che potrebbero rientrare nel sistema EPR:

  • Articoli tessili, esclusi quelli di abbigliamento
  • Tappeti, moquette, tulle, pizzi e ricami
  • Indumenti da lavoro
  • Abbigliamento da esterno e in pelle
  • Biancheria intima
  • Altri articoli di abbigliamento e accessori
  • Articoli di maglieria
  • Prodotti in pelle, calzature e simili
4) ERION TEXTILES

Erion Textiles è il consorzio no-profit integrato nel Sistema Erion, riconosciuto come la principale rete italiana per la gestione dei rifiuti attraverso la EPR. Fondato specificamente per il settore tessile, include abbigliamento, accessori, pelletteria, tessili per la casa e calzature.
Il consorzio supporta le imprese del tessile fornendo gestione operativa, tracciabilità della filiera e competenze in eco-design, comunicazione e marketing green.
Erion Textiles collabora con oltre 100 università e centri di ricerca in Europa. Partecipa inoltre attivamente a Textiles ETP, la maggiore piattaforma europea per la ricerca e l’innovazione nel settore tessile. La rete di collaborazioni contribuisce a mantenere il consorzio all’avanguardia nelle soluzioni sostenibili e a promuovere un dialogo costruttivo tra le parti interessate, per sviluppare un settore tessile più sostenibile e circolare a livello europeo.

5) RE.CREA

Re.Crea, è guidato dalla Camera Nazionale della Moda Italiana e dalla collaborazione tra alcuni dei più influenti attori del settore moda italiana e sostenuto da un robusto impegno accademico e tecnologico.
Il Consorzio è stato lanciato durante il Venice Sustainable Fashion Forum nel 2022, un evento organizzato dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, Confindustria Venezia, Sistema Moda Italia e The European House – Ambrosetti. Si tratta di un’iniziativa fondata volontariamente da alcuni dei principali nomi dell’industria della moda italiana, tra cui il Gruppo Prada, Dolce&Gabbana, MaxMara Fashion Group, Gruppo Moncler, Gruppo OTB e Ermenegildo Zegna Group. Il consorzio mira a gestire i prodotti tessili a fine vita e a promuovere la ricerca e lo sviluppo di soluzioni di riciclo innovative.
Sta valutando partnership con istituzioni accademiche di prestigio e centri di eccellenza sia italiani sia internazionali, per rafforzare la sua ricerca in ambito di sostenibilità e innovazione. Tra le collaborazioni in vista ci sono il Fashion Institute of Technology di New York, il “Silk Lab” della Tufts University di Boston, e il Massachusetts Institute of Technology (MIT). 

6) RETEXT.GREEN

Lanciato da Sistema Moda Italia e dalla Fondazione del Tessile Italiano, è un consorzio dedicato alla gestione dei rifiuti nel settore della moda. Comprende tessili, abbigliamento, calzature e pelletteria.

Retex.Green è progettato per essere un hub che collega tutti i protagonisti del settore moda coinvolti nelle fasi di raccolta, selezione, riutilizzo e riciclo dei materiali. È un ente no-profit che funge da general contractor per il waste management, garantendo che tutte le operazioni siano eseguite in conformità con etica e legalità. Si propone di promuovere inoltre l’impiego di materiali riciclati, supportando progetti di economia circolare e massimizzando il recupero di risorse di valore. Include attività di comunicazione, educazione ambientale, ricerca e sviluppo, eco-design e varie consulenze varie. Il consorzio punta anche a stabilire relazioni istituzionali e a interagire con vari stakeholder della filiera, compresi ministeri, associazioni di categoria e gestori di rifiuti, promuovendo iniziative che allineino l’industria della moda con le direttive di una vera economia circolare.

7) UNIRAU

L’Unione Imprese Raccolta Riuso e Riciclo Abbigliamento Usato è un’associazione di aziende e cooperative che si occupano della raccolta e valorizzazione dei rifiuti tessili urbani.
Nasce dall’evoluzione di CONAU, un consorzio fondato nel 2008, che ha ottenuto importanti risultati per il settore, come l’aggiornamento delle norme sul recupero dei rifiuti di abbigliamento e la differenziazione tra raccolta differenziata e donazioni.

La trasformazione in associazione è stata motivata dall’accelerazione verso un’economia circolare nel settore tessile, spinta dalle direttive europee e dal nuovo piano d’azione UE. UNIRAU coinvolge operatori della raccolta, commercio, intermediazione e selezione, puntando al riuso degli abiti e accessori e al riciclo delle frazioni non riutilizzabili. Si è dotata di uno statuto, regolamento e codice etico, in linea con gli standard di Fise UNICIRCULAR.

CORIT: il coordinamento del sistema):

Il decreto approvato il 23 luglio 2026 affianca ai sette consorzi un nuovo organismo di governance, il Centro di Coordinamento per il Riciclo dei Tessili (CORIT), disegnato sul modello del Centro di coordinamento RAEE per i rifiuti elettrici ed elettronici. Al CORIT spetta il compito di organizzare e coordinare la raccolta dei rifiuti tessili post-consumo su tutto il territorio nazionale, di raccogliere dati e monitorare i flussi gestiti dai singoli consorzi, e di definire insieme a questi ultimi i criteri di eco-modulazione del contributo ambientale, premiando i produttori che immettono sul mercato capi più durevoli e riciclabili. Il CORIT non sostituisce dunque i consorzi esistenti, che restano i soggetti operativi della raccolta e del trattamento, ma introduce un livello di coordinamento e rendicontazione finora assente nella filiera tessile italiana.

Il Textile Hub di Rho

abiti usati
DALL-E TGT

Il Textile Hub di Rho, inaugurato il 7 marzo 2024, è l’impianto di recupero tessile più grande del Nord Italia.
Creato da Vesti Solidale, rappresenta la prima filiera cooperativa per la selezione, il recupero e il riciclo di tessuti pre e post-consumer. Gestisce ogni anno fino a 20mila tonn. di rifiuti tessili all’anno. L’hub si estende su 12.000 mq e ha visto un investimento di 8mln di euro. Già operativo, prevede di impiegare 40 lavoratori a regime completo.

Vesti Solidale è un attore chiave nel recupero e riciclo dei materiali tessili. Nel 2023 ha recuperato oltre 6.151 tonn. di indumenti, risparmiando così 29mila tonn. di CO2. La cooperativa insiste l’importanza di sostituire le fibre vergini con quelle riciclate per ridurre l’impatto ambientale. L’hub funge da centro per la raccolta di indumenti tramite i cassonetti gialli di Caritas e Rete Riuse, distribuiti nelle Diocesi di Milano, Brescia e Bergamo, gestiti da nove cooperative sociali.
Oltre al recupero di materiali come nylon e cuoio, il hub sostiene la creazione di nuovi prodotti attraverso l’upcycling creativo e la vendita di capi selezionati e igienizzati nelle catene di negozi second-hand Share in Lombardia e Piemonte.

La frazione tessile

Tra i rifiuti differenziati, la frazione più raccolta in Italia è l’organico (38,3%), seguita da carta e cartone (19,3%), vetro (12,3%) e plastica (9%). Il tessile rappresenta lo 0,8%, con 160,3mila tonn anno. Erano 146,2 nel 2018. Nelle regioni del nord si concentra il 50% della raccolta. 
Con un terzo della produzione tessile e abbigliamento dell’Europa e un ruolo ancor più rilevante nel settore delle calzature e della pelletteria, siamo il leader continentale in questi macro comparti. Mantenere la leadership nelle politiche di fine vita e responsabilità è cruciale non solo per salvaguardare l’ambiente, ma anche per proteggere la posizione industriale del paese. 

riuso e riciclo del tessile
DALL-E TGT
Quadro Normativo e decreto EPR

La gestione dei rifiuti tessili in Europa ha visto significativi sviluppi normativi e strategici negli ultimi anni e l’Italia ha spesso giocato un ruolo pionieristico.

Il percorso verso una maggiore sostenibilità nel settore tessile inizia con il Piano d’azione per l’economia circolare adottato dalla Commissione europea nel 2020, concentrato su settori chiave come quello tessile. Seguendo questo slancio, nel 2022, l’UE ha introdotto la Strategia per prodotti tessili sostenibili e circolari, mirata a promuovere il mercato dei tessili sostenibili nell’UE e a spingere le aziende verso il riciclaggio delle fibre tessili.

Come detto, in Italia, la raccolta separata dei tessuti è stata resa obbligatoria dal 1° gennaio 2022 attraverso il Decreto Legislativo 116/2020, anticipando di tre anni la scadenza prevista dalla normativa UE del 2025. A dicembre 2022, il MASE ha avviato una consultazione per definire lo Schema di Regolamento sulla cessazione della qualifica di rifiuto dei rifiuti tessili (end of waste), regolamentato dal decreto ministeriale n. 342/2022.

Il tassello mancante restava il decreto attuativo sull’EPR vero e proprio, il cui iter si è rivelato più lungo del previsto. Il MASE ha pubblicato il primo schema di decreto nell’aprile 2025, aprendo una consultazione pubblica chiusa il 5 maggio dello stesso anno; il testo è poi passato all’esame del MIMIT come ministero concertante. All’inizio del 2026 ha iniziato a circolare una seconda bozza, con target di raccolta rivisti al rialzo rispetto alla versione originaria e l’esclusione dei materassi dal perimetro di applicazione. La scadenza del primo trimestre 2026, annunciata dal MASE in autunno 2025, non è stata rispettata.

mucchio di jeans

Il 23 luglio 2026 la Conferenza unificata ha approvato il regolamento definitivo, che introduce tassi di raccolta differenziata vincolanti al 15% entro il 2026, al 30% entro il 2030 e al 50% entro il 2035, e assegna il coordinamento del ritiro dei rifiuti tessili post-consumo al neoistituito Centro di coordinamento per il riciclo dei tessili (CORIT). Il decreto adotta una definizione ampia di produttore, che comprende anche i grandi distributori e gli operatori dell’e-commerce, e introduce criteri di ecodesign volti a premiare i prodotti più durevoli, riparabili e realizzati con materiali riciclati.

Secondo la viceministra dell’Ambiente Vannia Gava, il regolamento dovrebbe entrare in vigore entro la fine del 2026; gli operatori della filiera del riuso segnalano tuttavia che, una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale, serviranno ancora 12-18 mesi prima che il sistema vada effettivamente a regime.

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