La raccolta, il riciclo e la gestione dei rifiuti urbani, italiani promossi

Aumentano i volumi della raccolta e riciclo, abbiamo raggiunto e superato già molti degli obiettivi fissati dalla Ue. Serve colmare i gap territoriali e concentrarsi sui prossimi passi

Con la fine dell’emergenza Covid-19, la ripresa dei flussi di pendolarismo e turismo, nelle città italiane è tornata a crescere anche la produzione di rifiuti: +2,3% nel 2021. Una crescita comunque inferiore a quella messa a segno dagli indicatori socioeconomici di Pil (6,7%) e Consumi delle famiglie (5,3%). I dati sono quelli pubblicati a dicembre con il Rapporto Rifiuti Urbani 2022 di Ispra. Il rapporto fornisce ogni anno un quadro di informazioni oggettivo, per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.

La raccolta differenziata nelle città italiane

La quota della raccolta differenziata urbana raggiunge il 64% del totale rifiuti prodotti. Nel Nord la quota è del 71%, nel Centro Italia, il 60,4% e il 55,7% nel Mezzogiorno.

Sono 9 le regioni che superano l’obiettivo del 65%: Veneto (76,2%), Sardegna (74,9%), Lombardia (73%), Trentino-Alto Adige (72,6%), Emilia-Romagna (72,2%), Marche (71,6%), Friuli-Venezia Giulia (67,9%), Umbria (66,9%) e Piemonte (65,8%).

Solamente la Sicilia si ferma sotto del 50%, ma nell’ultimo quinquennio la raccolta differenziata qui è più che raddoppiata. Treviso (88,6%), Mantova (86,4%) e Belluno (83,8%) si confermano le provincie più virtuose. Palermo, Crotone e Reggio di Calabria sono le province che registrano una quota di raccolta differenziata inferiore al 40%.

Tra le città metropolitane spicca Cagliari con quota 74,4%. Il valore più basso, si registra per Palermo (33,3%). I comuni capoluogo con percentuali di raccolta differenziata più elevate sono Como (91,9%), Treviso (87,5%), Ferrara (87,3%), Pordenone (86,3%) e Belluno (85,6%). Prato (72,6%), Venezia (65,2%) e Milano (62,5%) sono le tre città più virtuose, con più di 200mila abitanti.

I rifiuti urbani: i materiali raccolti

Nel 2021, la percentuale di raccolta differenziata (RD) è stata dunque pari al 64% della produzione nazionale, con una crescita dell’1% rispetto al 2020: quasi 19 milioni di tonnellate.

Relativamente alle singole frazioni merceologiche:

– La raccolta della frazione organica rappresenta il 39% del totale, pari a quasi 7,4 milioni di tonnellate, con un incremento del 3% rispetto al 2020;

– La raccolta differenziata della frazione cellulosica supera 3,6 milioni di tonnellate, con un incremento del 3,3% rispetto al 2020. Carta e cartone rappresentano il 19,1% del totale;

– La raccolta differenziata del vetro si attesta a quasi 2,3 milioni di tonnellate, l’11,9% del totale, in aumento rispetto al 2020 (+1,2%). Si stima che gli imballaggi rappresentino la tipologia prevalente di rifiuto (il 92% della raccolta totale di questa frazione).

– la plastica rappresenta l’8,8% del totale raccolto, in crescita nel 2021 del 6,4%. Dai dati a disposizione risulta che il 95% dei rifiuti plastici raccolti in modo differenziato è costituito da imballaggi.

– Il legno, 5,3% del totale, è la frazione merceologica che ha registrato la crescita più alta dei quantitativi raccolti, pari al 14,1%,

– Con quota 2%, la raccolta dei rifiuti metallici è pari a circa 372 mila tonnellate, con una crescita dell’1% rispetto al 2020.

I rifiuti da imballaggio rappresentano l’82,6% dell’immesso al consumo. Con l’applicazione delle nuove metodologie di calcolo gli obiettivi previsti per il 2025 sono praticamente già raggiunti per tutte le frazioni di imballaggio, ad eccezione della plastica.

La gestione dei rifiuti nelle città italiane

Il riciclaggio dei rifiuti urbani si attesta al 48,1%. Siamo in corsa verso l’obiettivo del 55% fissato per il 2025, del 60% nel 2030 e del 65% da raggiungersi nel 2035.

Sono 657 nel 2021 gli impianti operativi di gestione dei rifiuti urbani, di cui oltre la metà dedicati al trattamento della frazione organica.

Diminuiscono del 3,4% i rifiuti urbani smaltiti in discarica, che nel 2021 costituiscono il 19% del totale prodotto. È bene sottolineare che nell’ultimo decennio il ricorso alla discarica si è ridotto del 52%. Il 18,3% dei rifiuti urbani prodotti è infine incenerito.

I costi di gestione dei rifiuti urbani

Il costo medio sostenuto da ciascun cittadino italiano per la gestione dei rifiuti urbani è di 194,5 euro: 8,9 euro più del 2020; 230,7 euro/abitante la media del Centro Italia, 202,3 al Sud e 174,6 al Nord.

Venezia ha i costi pro capite più alti, con 389,8 euro ad abitante, segue Cagliari con 307 euro e Firenze con 299,4 euro. I costi più bassi si registrano a Catanzaro, 160,3 euro ad abitante, Campobasso, 165,2 euro ad abitante e Trento con 177,3 euro.

Il Pacchetto Economia Circolare: mantenere la direzione

Il Pacchetto Economia Circolare – che da’ la direzione al settore – si compone del “Nuovo Piano d’Azione per l’economia circolare” (COM/2020/98) e di quattro direttive entrate in vigore il 4 luglio 2018:

1. la direttiva 2018/851/UE di modifica della direttiva in materia di rifiuti (2008/98/CE);

2. la direttiva 2018/850/UE di modifica della direttiva discariche (1999/31/CE);

3. la direttiva 2018/852/UE di modifica della direttiva imballaggi (94/62/CE);

4. la direttiva 2018/849/UE di modifica delle direttive sui veicoli fuori uso (2000/53/CE), su pile e accumulatori (2006/66/CE) e sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (2012/19/Ue).

Il Piano d’azione è finalizzato alla costruzione di un’Europa più pulita e competitiva, con la collaborazione degli operatori economici, dei consumatori, dei cittadini e delle organizzazioni della società civile. Un vero e proprio piano strategico con un modello imprenditoriale in cui la crescita economica è dissociata dall’uso delle risorse e mira al raggiungimento della neutralità climatica, riducendo l’impronta complessiva di produzione e consumo dell’Unione europea.

Nell’ambito del Pnrr, sono stati individuati Investimenti e Riforme connessi e complementari volti al raggiungimento degli obiettivi e la realizzazione della transizione ecologica. Gli Investimenti sono volti a selezionare e finanziare progetti relativi a raccolta differenziata, impianti di riciclo e iniziative “flagship” per le filiere di carta e cartone, plastiche, RAEE, tessili.

Tra le Riforme ci sono:

– Il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti: uno strumento di indirizzo per le Regioni e le Province autonome nella pianificazione e gestione dei rifiuti, preordinato a orientare le politiche pubbliche e incentivare le iniziative private per lo sviluppo di un’economia sostenibile e circolare;

– La Strategia nazionale per l’economia circolare: un documento programmatico che individua le azioni, gli obiettivi e le misure che si intendono perseguire entro il 2035 per assicurare una reale transizione verso l’economia circolare, adottata con D.M. 24 giugno 2022 n. 259 nel rispetto del target fissato a livello europeo.

L’Italia, raggiunge ottimi risultati su raccolta e riciclo, ma siamo qui a ricordare che per la raccolta dei rifiuti non è solo importante la misura della quantità, ma anche quella della qualità.

E la qualità della raccolta è una responsabilità dei cittadini. Nostra. Con il 2023 arriva anche un nuovo aiuto: entra in vigore l’etichetta ambientale obbligatoria. Prestiamo attenzione alle etichette e seguiamo i consigli per conferire correttamente gli imballaggi.

Informiamoci, approfondiamo, condividiamo e diffondiamo la cultura della sostenibilità perché solo con la sensibilizzazione e la responsabilizzazione di ognuno di noi, potremo raggiungere gli obiettivi della nostra città, della nostra regione, gli obiettivi nazionali e quelli europei.

L’Obiettivo di salvare il nostro Pianeta.

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