Crisi idrica globale, il rischio del giorno zero e l’impegno delle grandi aziende

Il Goal 6 dell'Agenda 2030 richiede grandi sforzi e precisi impegni,

Secondo stime ufficiali circa 2,2 miliardi di persone nel mondo non ha ancora disponibilità di acqua potabile, in pratica una persona su tre. La pandemia da COVID-19 ha reso ben evidente in questi giorni con l’esplosione della malattia in India cosa significa mancanza di accesso ad acqua potabile e a servizi igienico-sanitari.

Un problema che si trascina da sempre, a cui si aggiunge ora il fatto che le acque del pianeta sono sempre più inquinate e il cambiamento climatico sta avendo un impatto devastante sul ciclo dell’acqua, cambiano i modelli di precipitazione e la copertura nevosa, c’è un aumento della frequenza di eventi estremi anche a latitudini inconsuete come inondazioni e siccità.

Oggi 3,6 miliardi di persone in tutto il mondo vivono in aree con problemi d’acqua che cresceranno fino a più della metà della popolazione mondiale entro il 2050. Se non agiamo ora, il mondo userà il 56% di acqua in più di quanto sia sostenibile già nel 2030. Questo significa che sempre più luoghi in tutto il mondo – a tutti i livelli di reddito – affronteranno un “giorno zero”, quando i rubinetti resteranno a secco.

Il ‘giorno zero’ o ‘day zero’ è diventata una parola frequente quando si parla di crisi idrica: è apparsa nelle cronache alcuni anni fa (2018) quando il governo della Città del Capo in Sudafrica fece la previsione di un imminente Giorno Zero in cui i cittadini della città non avrebbero più avuto acqua nei loro rubinetti, ciò attirò’ l’attenzione del pubblico sulla gestione del consumo d’acqua, convincendo i residenti a ridurre i consumi.

E’ quanto affermano le Nazioni Unite che hanno dato vita alla Water Resilience Coalition, un’iniziativa indirizzata proprio a stimolare e spingere i Ceo – cioè i più alti dirigenti all’interno di un’azienda – a prendere una posizione chiara su questo tema e impegnarsi nelle proprie attività aziendali a migliorare la situazione.

In particolare lo scorso marzo i Ceo di 16 multinazionali conosciute in tutto il mondo, tra cui Microsoft, Starbucks, The Coca Cola Company, Colgate-Palmolive, GlaxoSmithKline plc, Heineken, Levi Strauss & Co., Gap, Ceres, si sono impegnati in una lettera aperta a migliorare il modo in cui usano e gestiscono l’acqua per garantire risorse di acqua dolce sufficienti e durature per tutti. La lettera è stata pubblicata nella Giornata Mondiale dell’Acqua, ed è anche un invito rivolto ad altre aziende a partecipare e fare proprie le strategie indicate per la salvaguardia idrica.

Il problema ‘acqua’, d’altro canto ha un impatto non solo sulle persone, ma sulle attività aziendali: un rapporto del 2020 del Carbon Disclosure Project (CDP) stima che circa 301 miliardi di dollari di valore aziendale sono a rischio a causa dei problemi nella gestione dell’acqua.

Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite sono un appello urgente e programma per i Paesi, le organizzazioni e le persone a creare un futuro resiliente, sostenibile ed equo per tutti. Gli SDGs consistono in 17 obiettivi, compresi quelli per l’accesso universale all’acqua potabile, ai servizi igienici e all’igiene, da raggiungere entro il 2030.

L’obiettivo 6 afferma: “Garantire la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e dei servizi igienici per tutti”.

Gli amministratori delegati firmatari si stanno concentrando sulla ricerca di soluzioni idriche intelligenti per il clima che affrontino lo stress idrico. Nella loro lettera aperta chiedono ai leader dell’industria tre impegni generali da rispettare entro il 2050 che fondamentalmente riguardano l’impegno a essere i primi a migliorare l’impatto sulle acque con l’obiettivo di ‘impatto netto positivo’, che significa che in una ideale bilancia tra cosa si fa pro e cosa si fa contro la gestione delle acque vince il il pro; l’impegno ad agire sulla catena dei fornitori e partner affinchè facciano altrettanto e si possano attivare strategie per sostenere buone pratiche di gestione delle acque a livello globale; infine, che possano essere modelli d’ispirazione per altre aziende ed altri settori industriali in tutto il mondo, attraverso attività di sensibilizzazione.

Attraverso questi impegni, la Coalizione mira ad avere un impatto positivo sull’acqua in 100 bacini in tutto il mondo e a permettere l’accesso sostenibile all’acqua potabile e ai servizi igienici per 100 milioni di persone entro il 2030. Ancora poco se si pensa a quel paio di miliardi di persone che ancora non sanno cos’è l’acqua potabile, ma è un passo avanti.

“Questa lettera aperta è un passo importante per innalzare lo stress idrico in cima alle priorità delle aziende. LE imprese hanno un ruolo chiave per aiutare ad aprire la strada verso la resilienza idrica, grazie alla loro influenza e alle risorse che possono mettere a disposizione per accelerare il progresso. Questo non solo può aiutare a ridurre il rischio idrico, ma è anche un’opportunità di guadagno poichè richiede investimenti nella sicurezza idrica”.

Sanda Ojiambo, CEO e direttore esecutivo del Global Compact delle Nazioni Unite

Photo by Andrey Andreyev on Unsplash

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