Pizzaut, la pizzeria di un gruppo di sognatori

Un progetto che sembrava irrealizzabile ma che dimostra che “un altro mondo è possibile”

Nico Acampora è uno straordinario personaggio nato a Napoli, ma che la vita ha portato a Cernusco sul Naviglio (MI), dove ha iniziato la sua attività professionale come educatore, occupandosi di disabilità e poi di politiche giovanili, con una particolare attenzione agli adolescenti e alla prevenzione. Questa attenzione ai ragazzi, soprattutto i più fragili, è una premessa che rappresenta una costante nella sua vita: coniugato, con due figli, la disabilità è poi entrata prepotentemente nella sua vita, quando nel 2010 al secondogenito Leo che allora aveva 2 anni è stato diagnosticato l’autismo: Nico è svenuto, ma poi si è rialzato e ha reagito.

Pensando soprattutto al futuro che, per coloro che hanno questa sindrome, è estremamente difficoltoso: “se nella scuola c’è poco, dopo non c’è praticamente niente e resta tutto sulle spalle delle famiglie” ci confida Nico. “Non potevo pensare alla prospettiva futura in cui Leo trascorresse il tempo in un centro diurno oppure rinchiuso a casa, in assenza di socializzazione”.

Come nasce Pizzaut

Ma la famiglia Acampora è una di quelle abituate a invitare gli amici a casa e spesso si faceva la pizza: notando che, quasi per gioco, Leo metteva le mani nell’impasto e poi stendeva il pomodoro, in una notte insonne Nico ha immaginato che quella stessa attività potesse essere fatta da altri ragazzi autistici, più grandi, mettendoli in grado di fare un lavoro vero. Ha così iniziato a prendere forma il progetto Pizzaut, con tanto di logo e di slogan “nutriamo l’inclusione”, che dopo tre giorni è stato depositato presso la Camera di Commercio. “Sento che questa cosa può funzionare,” continua Nico, “ma la vera sfida era quella di creare un lavoro vero, continuativo, capace di stare sul mercato, in grado di essere svolto da ragazzi autistici”.

Vietato calpestare i sogni

Scrivendone su Facebook, Nico riceve reazioni di tutti i tipi, dagli incoraggiamenti alle perplessità, fino a quello di una neuropsichiatra che gli risponde definendolo un padre frustrato di un disabile: proprio questo diventa per lui uno stimolo fortissimo ad andare avanti. L’inizio è in sordina, con un pizzaiolo che inizia a insegnare il mestiere ai ragazzi, poi viene coinvolto un responsabile di sala che spiega come portare i vassoi: ma forse la vera svolta avviene con la partecipazione al programma “Tu sì que vales”, che regala una popolarità incredibile e permette ad Acampora con la “sua brigata” di essere accolti in numerosi ristoranti dove fare esperienza.

I ragazzi acquistano capacità e indipendenza, purtroppo il lockdown blocca l’imminente apertura della pizzeria, ma il gruppo non si scoraggia e, grazie a un camion, ripartono a fare ciò per cui si erano formati: nasce così il PizzAutObus, il food truck più inclusivo che esista. Quindi arriva il momento in cui si apre la pizzeria a Cassina dè Pecchi, appena fuori Milano: all’inizio ogni ragazzo autistico è accompagnato al tavolo da un educatore, ma dopo un po’ non c’è più bisogno di questa figura, perché i camerieri sono quasi totalmente autonomi, mantenendo semplicemente alcune accortezze per facilitarli nel loro lavoro.

Non passa molto tempo che anche i genitori notano i miglioramenti nei loro figli e lo sviluppo di una serie di capacità, del tutto inaspettate, soprattutto dal punto di vista sociale e relazionale. Nico ci tiene a sottolineare che la pizzeria non è affatto un’attività terapeutica: “quella la fanno i terapeuti, ma il lavoro fa miracoli; i progressi dei ragazzi sono il risultato del loro impegno nello svolgere le mansioni affidate”.

Pizzaut non solo diventa un locale dove si mangia un’ottima pizza, anzi, la pizza più buona della galassia, ma è un eccellente esempio di inclusione: tant’è vero che diventa meta di scolaresche, che vanno a mangiare proprio in orario scolastico, dando l’opportunità ai docenti di insegnare l’educazione civica dal vivo e nella pratica.

Matteo, pizzaiolo di Pizzaut
Matteo il pizzaziolo di Pizzaut, detto l’acrobata della pizza

In breve tempo tanti personaggi noti al grande pubblico sono al tavolo di Pizzaut, a partire da Stefano Belisari, ovvero il cantante Elio delle storie Tese (il cui figlio Dante è autistico), passando dallo chef Alessandro Borghese, fino a diversi volti dello spettacolo e della politica; per arrivare fino a Roma dove il team di Pizzaut cucina prima per i parlamentari in piazza Montecitorio e poi viene invitato da papa Francesco.

“Incontrare il Santo Padre ci ha regalato un’emozione fortissima”, racconta Acampora: “si è inchinato per indossare il nostro grembiule rosso, su cui campeggia lo slogan “Vietato calpestare i sogni”, simbolo di riscatto sociale per tutte le persone autistiche”. Parlando poi con i ragazzi il Papa ha sottolineato che esiste un’economia che mette l’uomo al centro e poi ne esiste una “di scarto”, che non lo considera. Bisogna decidere da che parte stare.

Al di là degli incontri e dei molteplici riconoscimenti ricevuti in questi pochi anni, a Nico piace ricordare le soddisfazioni più grandi che riguardano l’autonomia raggiunta dai ragazzi, che si manifestano in molti modi: innanzi tutto nella socializzazione, dato che sono nate delle amicizie tra i clienti e chi serve ai tavoli, per cui questi si vedono al di fuori della pizzeria. Alcuni hanno iniziato a prendere la metropolitana da soli, un’azione quasi inimmaginabile per una persona autistica; un ragazzo si è comperato un violino e ha incominciato a studiarlo, un altro si è posto come garante per il mutuo della sorella, “quella normale”, che si deve sposare ma non ha un lavoro a tempo indeterminato. Ci sono ancora tanti piccoli grandi episodi che confermano il bellissimo percorso di inclusione ed emancipazione che sta caratterizzando la vita di queste persone, grazie al loro lavoro.

Pizzeria Pizzaut a Cassina de' Pecchi
Pizzeria Pizzaut a Cassina de’ Pecchi, in provincia di Milano

Oltre all’invito a gustare l’eccellente pizza di Pizzaut ci piace riprendere una frase molto significativa che caratterizza questa esperienza: “la cosa più bella che dicono di noi è che non siamo normali… Ed effettivamente nessuno al mondo dovrebbe essere normale… Dovremmo essere tutti speciali”.

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