La società cambia: sei espansionista, aggregatore o intermediario?

Come funzionano le dinamiche sociali in una società iperconnessa

Il libro la “Chimica sociale” di Marissa King racconta come il digitale ha cambiato le nostre relazione sociali e identifica le caratteristiche emergenti delle persone.

Non potrebbe che essere così e di qualche cosa ci rendevamo conto già prima che arrivasse la pandemia: in un mondo sempre più connesso è più facile sentirsi soli, soprattutto se appartieni a certe fasce di età: per il 40% degli anziani è così, ma soprattutto sorprende negli ultimi quindici anni il numero di adolescenti che vedono i loro amici ogni giorno sia diminuito di oltre il 40% e qui la pandemia non c’entra.

Sociologa e docente di Comportamento organizzativo presso la Yale School of Management, Marissa King ha studiato per quindici anni il modo in cui evolvono le reti sociali delle persone, le relazioni che oggi corrono in rete, e come esse contribuiscono ad avere successo nel lavoro, a essere in salute e a trovare la propria realizzazione personale.

Nella realtà iperconnessa, le reti sono diventate più complesse apparentemente, ma le personalità in cui tutti possono riconoscersi (anche se non sempre nettamente) sono, secondo King, fondamentalmente tre: aggregatori, intermediatori ed espansionisti.

Espansionista

L’espansionista ha reti sociali straordinariamente estese, ma legami deboli e dedicano la maggior parte del loro impegno sociale a fare nuove conoscenze. Gode di una certa fama e ha una capacità sorprendente di stare al centro dell’attenzione, ha meno difficoltà a porre fine alle relazioni perché i suoi rapporti non prevedono molti obblighi reciproci.

Spesso fatica a mantenere i legami e a usarli per creare valore per sé o gli altri.  

Intermediatore

L’ intermediatore, invece, il valore lo crea facendo da tramite tra mondi sociali diversi, ricombinando idee e informazioni per generare soluzioni e innovazioni. Di solito ha alcuni legami forti ma il valore della loro rete deriva da quelli deboli, che cura con grande attenzione. Il rovescio della medaglia è il rischio di essere percepiti come persone poco autentiche, talvolta perfino calcolatrici.

Aggregatore 

Gli aggregatori, infine, sono persone che tendono a vivere in reti dense in cui i propri amici lo sono anche tra loro, preferendo legami forti. Persone che non amano uscire dalla propria cerchia, che si tratti dei vecchi compagni di sempre o di conoscenze esclusive. Piuttosto che passare del tempo a esplorare più mondi sociali, gli aggregatori tendono a radicarsi in profondità in alcuni di essi costruendo reti caratterizzate da elevati livelli di fiducia reciproca e resilienza nelle crisi, ma che rischiano di non aprirsi al cambiamento e alla novità. E che spesso, quindi, trovano la loro felicità più nella vita privata che in quella professionale. 

Secondo King, comunque, non esiste una tipologia migliore di altre. Anzi, in base all’analisi condotta su quasi mille reti di altrettanti soggetti, l’autrice ha scoperto che una persona su tre non ha uno stile definito con chiarezza mentre il 20-25% possiede uno stile misto che può rappresentare una risorsa. 

Marissa King

La rete più appropriata è quella che corrisponde ai vostri obiettivi personali, alla vostra carriera e alle vostre necessità”, spiega King. “I vantaggi della visibilità, della popolarità e del potere che derivano dall’essere espansionisti hanno grande valore all’inizio della carriera o per tutti quei professionisti che hanno bisogno di vedere e farsi vedere. I vantaggi in termini di innovazione che derivano dall’essere intermediatori sono maggiori nei settori creativi o in quelle arene che privilegiano un lavoro unico. I vantaggi a livello di fiducia e reputazione degli aggregatori contribuiscono a garantire il benessere emotivo, a proteggere dalla solitudine e dal burnout e sono massimi in tutti quegli ambiti caratterizzati da grande incertezza interpersonale. Momenti e sfide diversi richiedono reti diverse. Proprio come le vostre esigenze emotive, sociali e lavorative, anche la vostra rete può evolvere nel tempo”. 

Conoscere il proprio ruolo sociale, insomma, non è né uno sfizio fine a se stesso né il passepartout per una migliore carriera lavorativa, ma qualcosa di ben più importante: se una rete ben strutturata ha molte probabilità di migliorare la retribuzione di una persona, ne ha ancora di più di migliorare la qualità delle sue idee e della sua vita. Oltre l’ufficio – o lo schermo di un computer – le connessioni sociali restano la linfa vitale della salute e della felicità e chiunque può impegnarsi per costruirne di più significative. 

Photo by mauro mora on Unsplash

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