Reka Nyari, storie di moderne eroine e di resilienza

In mostra a Castelfranco Veneto fino al 29 maggio le opere della fotografa newyorkese d’adozione, Reka Nyari. Nudi femminili con corpi ricoperti di tatuaggi che raccontano storie di donne e di resilienza

Il significato è la chiave di ogni disegno. Ogni disegno che forma un tatuaggio vuol dire qualcosa, racconta qualcosa. Una storia di appartenenza a una tribù, una famiglia, un rango sociale, una religione. Una storia di schiavitù, di crimini, di galera. Una storia di vergogna oppure una storia di coraggio. Comunque una storia. È ancora così in quest’epoca moderna, fatta eccezione per qualcuno che si tatua per moda, continuiamo a tatuarci per raccontare una storia, la nostra: a volte tutta intera, a volte anche solo un pezzettino.

La raccontano sicuramente tutta, la loro storia, le donne fotografate da Reka Nyari e protagoniste della mostra Ink Stories.

Reka Nyari

Ink Stories è una mostra che comprende una selezione di 15 opere che fanno parte di un progetto di ritrattistica che è tuttora in corso e che Reka Nyari ha presentato nel 2017 con la sua prima personale a New York, Geisha Ink. Un progetto che ha come focus lo studio sull’identità personale e l’emancipazione femminile attraverso la ritrattistica nuda. Sarà possibile visitarla a Castelfranco Veneto, nello spazio espositivo di Masterpieces Group, fino al 29 maggio. In esposizione fotografie in bianco e nero e tre opere digitali in NFT che hanno come soggetti nudi femminili con corpi ricoperti di tatuaggi.

«Negli ultimi anni – racconta l’artista in un’intervista pubblicata su Art Master, periodico d’arte edito da Masterpieces Group – ho lavorato alla mia serie Ink Stories, che ritrae donne di tutto il mondo completamente tatuate e racconta storie di vita disegnate sulla loro pelle. Ho sempre amato realizzare ritratti e mi sono interessata all’arte del tatuaggio. I tatuaggi sono un modo così bello, definitivo, artistico e ribelle di rivendicare il proprio corpo, spesso funzionando come terapia per trasformare la vita e l’aspetto di una persona. Possono essere emblemi di forza, promemoria di coraggio e guide per un percorso migliore della vita».

Metà finlandese e metà ungherese, Reka Nyari è nata a Helsinki e ha vissuto a Budapest per alcuni anni prima di trasferirsi definitivamente a New York nel 1997.

Ink Stories

Le protagoniste di Ink Stories sono quattro donne che si raccontano attraverso i loro tatuaggi, raccontano come hanno risposto alla lotta e al dolore. Di come hanno cambiato la loro vita trasformandola in quello che volevano. Sono storie di resilienza. Ginzilla per esempio, protagonista di Geisha Ink, nata in una famiglia tradizionale giapponese dai valori conservatori e intransigenti: si è ribellata, ha lottato, e la sua ribellione è disegnata sul suo corpo. Oppure Charlotte, che ha avuto a che fare con un’estrema timidezza e ansia sociale per quasi tutta la sua vita.

«La donna è il fulcro del mondo: è creazione, è amore, è dolcezza ma anche forza, vitalità, unione, rinnovamento», spiega Sara Longo, direttore eventi di Masterpieces Group, una realtà veneta che si occupa di art management e art experience e cura eventi culturali come questa mostra. «La figura della donna è così potente che da sempre viene messa in discussione proprio per cercare di sminuirne la potenza. È per celebrare questo essere così importante che abbiamo scelto di portare nella nostra sede di Castelfranco Veneto una mostra di Reka Nyari che ‘parla’ di donne che si raccontano attraverso il proprio corpo».

Nyari incontra le sue modelle molto prima di fotografarle, ci parla, le conosce, entra in sintonia con loro. Il momento dello scatto è solo una parte di un lavoro molto più lungo e complesso. «Tutti i tatuaggi sono reali – spiega Nyari – e ogni serie che ho realizzato racconta le storie intime e vere dei miei soggetti. Conosco bene ognuna delle donne prima di scattare. Penso agli scatti come a una collaborazione, a un trasferimento di energia tra me e il mio soggetto».

Reka Nyari ama fotografare il tipo di donne che vuole essere: «forti, belle, potenti e responsabili della loro vita e della loro sessualità». Ognuna è l’eroina di una storia di auto-emancipazione, riconciliazione con i propri traumi, una storia raccontata sulla loro pelle. Le fotografie di Nyari si possono allora considerare come un’opera dell’opera: i tatuaggi sono un’opera d’arte disegnata su un corpo – tela. La fotografia immortala quest’opera. Entrambe raccontano una storia: i tatuaggi la storia di una vita, la fotografia la storia di come quei tatuaggi, trasformando la pelle di una persona, ne hanno trasformato anche la mente, l’anima, la vita.

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