Super League, il futuro per un calcio sostenibile?

Un passo inevitabile nell’evoluzione del calcio in Europa? Dove finiscono merito e principi di correttezza, solidarietà e sostenibilità?

È nata la Superlega di calcio, cioè il campionato transnazionale che vedrebbe scendere in campo da quest’estate i club più titolati e ricchi d’Europa. Vedrebbe, perché al momento è tutto ancora ipotetico, con la nascita del nuovo torneo che sta spaccando il mondo del calcio, tra entusiasti e dubbiosi e, soprattutto, la minaccia di ripercussioni legali.

Super League – Cosa è e chi parteciperà

La Superlega è stata fondata da 12 club, cioè Internazionale FC, AC Milan, Arsenal FC, Atlético de Madrid, Chelsea FC, FC Barcelona, Juventus FC, Liverpool FC, Manchester City, Manchester United, Real Madrid CF e Tottenham Hotspur. A esse dovrebbero unirsi altri tre club prima dell’avvio della prima stagione, prevista per il prossimo agosto. Ma di cosa si tratta?

“La Super League è una nuova competizione europea tra 20 club che comprendono 15 club fondatori e 5 qualificati annualmente. Ci saranno due Gironi composti da 10 squadre ciascuno, che giocheranno sia in casa che in trasferta. La Super League, riunendo i migliori club e i migliori giocatori al mondo, riuscirà ad offrire un’emozione e un coinvolgimento mai visti prima nel calcio“, si legge sul sito ufficiale. Insomma, un torneo continentale che di fatto andrebbe a sostituire l’attuale Champions League e che vedrebbe la gran parte dei partecipanti decisi per questioni economiche e storiche e non per merito.

Si rischia una battaglia legale

Da qui, ovviamente, le polemiche. In molti stanno attaccando la Super League proprio perché andrebbe contro i principi cardine dello sport, cioè quello del merito sul campo. Poche squadre, tutte ricche, a monopolizzare l’interesse mediatico a scapito delle attuali manifestazioni continentali e dei campionati nazionali. Per questo Fifa, Uefa e le Leghe dei vari Paesi sono sul piede di guerra, pronti a intervenire legalmente per fermare i 12 club che hanno dato il via al progetto. Ma è veramente un male la Superlega?

Ovviamente da un punto prettamente di merito sportivo la risposta sarebbe sì. Basti pensare al passato, a club piccoli che sono riusciti a scalare le gerarchie calcistiche partecipando alla ex Coppa dei Campioni e attuale Champions League. Solo in Italia i nomi che vengono subito in mente sono quelli del Verona negli anni ’80 o ultimamente dell’Atalanta, due squadre che di certo non fanno parte di quell’élite sportiva che vuol far nascere la Super League, ma che hanno potuto per merito sportivo parteciparvi.

Gli esempi di basket e rugby

Dall’altra, però, va ricordato che la Super League non sarebbe un vulnus* unico nello sport europeo. Il pensiero va in primo luogo al basket, dove da anni la Coppa dei Campioni è stata relegata a torneo secondario continentale, con l’Euroleague che – proprio come la Super League – vede al via un gruppo fisso di squadre, decise in base a parametri economici, finanziari e storici, cui si uniscono solo due squadre che vengono scelte per merito. E, da questo punto di vista, la nuova lega sarebbe più meritocratica. Nel rugby, invece, ci sono sia il Pro 14, cui partecipano Benetton Treviso e Zebre per scelta e non per merito sportivo, o anche lo stesso Sei Nazioni, un torneo privato cui partecipano sempre le stesse sei nazionali.

*vulnus: offesa, danno

Il fattore decisivo della sostenibilità

C’è, poi, un altro punto da non dimenticare e che la pandemia ha evidenziato in maniera preoccupante. La sostenibilità reale di un calcio professionistico. Disputare i massimi campionati nazionali e puntare a conquistare un posto nelle manifestazioni europee ha un costo elevatissimo. Ogni anno i club italiani, inglesi, francesi, spagnoli e tedeschi si indebitano in maniera pesante per mantenere un livello competitivo alto, con solo poche di queste squadre che a fine stagione conquistano un posto nei tornei che portano soldi nelle casse. Tradotto, attualmente il calcio europeo appare non sostenibile, sia per i club più piccoli, obbligati a investimenti sopra le loro capacità per competere con le migliori squadre del proprio Paese, sia per i club più ricchi, che si trovano ad affrontare campionati dove molte partite non attirano un interesse mediatico tale da giustificare gli investimenti.

Come si legge nel comunicato pubblicato dall’Interla creazione della Super League arriva in un momento in cui la pandemia globale ha accelerato l’instabilità dell’attuale modello economico del calcio europeo. Inoltre, già da diversi anni, i Club Fondatori si sono posti l’obiettivo di migliorare la qualità e l’intensità delle attuali competizioni europee nel corso di ogni stagione, e di creare un formato che consenta ai top club e ai loro giocatori di affrontarsi regolarmente. La pandemia ha evidenziato la necessità di una visione strategica e di un approccio sostenibile dal punto di vista commerciale per accrescere valore e sostegno a beneficio dell’intera piramide calcistica europea”.

Super League – Si o no?

E, così, si torna alla questione iniziale. La Super League è un passo positivo nell’evoluzione del calcio in Europa, o è uno strappo elitario di pochi club che hanno una visione non equa né solidale in una prospettiva che va contro i principi di correttezza, solidarietà e sostenibilità? La risposta, come si è visto, non è facile, ma è evidente che la Superlega si infila in un solco già segnato da tempo e dal quale non si può tornare indietro. Il concetto romantico di sport si è scontrato già da decenni con le necessità economiche dei club, ma ancor più con le necessità dei broadcaster, con i diritti tv che hanno assunto da tempo un ruolo predominante nella gestione del calcio professionistico.

Da anni è sparita la romantica visione del calcio giocato tutto la domenica pomeriggio, con le radioline sintonizzare su “Tutto il calcio minuto per minuto”. Le emittenti tv hanno spinto a spalmare le partite su più giorni, con anticipi e posticipi che da un lato mantenessero l’attenzione sul campionato su più giornate e, dall’altro, permettessero ai tifosi di vedere più partite di un turno di campionato, non dovendo sceglierne solo una la domenica pomeriggio. Aumentando così l’audience, lo share e, di conseguenza, i ricavi pubblicitari per i broadcaster.

Da un punto di vista della sostenibilità economica la scelta della Super League è un passo forse impossibile da fermare. Come ha sottolineato Il Sole 24 Ore, infatti, basti pensare come l’Nfl americana, che ha 300 milioni di tifosi nel mondo, fatturi a livello televisivo il doppio della Champions League di calcio che è seguita da almeno 3 miliardi di appassionati. Un contrasto evidente e non più sostenibile. Perché, come sottolinea il quotidiano economico, con la nascita del nuovo torneo sarà possibile passare da 3,2 miliardi di ricavi europei di Champions ed Europa League a 5/6 miliardi nel breve termine e fino a 10 miliardi nel medio termine.

La questione solidarietà

Ma attenzione, perché se i club ricchi vogliono farsi un proprio campionato, questo non significa per forza un male per gli altri. Come sottolinea il comunicato stampa della Super League, infatti, “i pagamenti di solidarietà saranno superiori a quelli attualmente generati dal sistema europeo di concorrenza e dovrebbero superare i 10 miliardi di euro nel periodo di impegno dei club”. Cioè si libererebbero cifre importanti che andrebbero a sostenere i campionati nazionali e i club più piccoli, che verranno di fatto sostenuti dagli introiti derivati dalla Super League.

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