La protezione del clima è un diritto umano, la prima sentenza che lo stabilisce

La verde Svizzera non è più 'campione' in ambito ambientale: la sentenza storica della Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito che sul clima non sta facendo il suo dovere, mettendo a rischio la salute delle persone. Siamo al principio di una valanga?

L’Associazione delle Donne Senior Svizzere per la Protezione del Clima ha ottenuto una storica vittoria presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La Corte ha stabilito che la Svizzera sta violando i diritti umani delle donne anziane per non aver adottato misure adeguate contro il riscaldamento globale. Questa decisione è una pietra miliare non solo per le donne anziane, ma anche per l’accesso alla giustizia in Europa. L’associazione, che rappresenta oltre 2.500 donne anziane, ha ottenuto lo status di vittima. La Corte ha inoltre evidenziato che la Svizzera deve adeguare i suoi obiettivi climatici sulla base della scienza, poiché non ha rispettato i suoi doveri in materia di cambiamenti climatici e non ha raggiunto gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra.

“Sono assolutamente sopraffatta e estremamente orgogliosa che dopo 9 anni di lavoro intensivo, le donne anziane abbiano finalmente ottenuto ciò che meritavano. Questo è un momento indescrivibile,” afferma Cordelia Bähr, avvocata principale delle donne Anziane per il clima. “La significatività di questa decisione non può essere sottovalutata. Sarà di grande importanza per ulteriori cause legali sul clima contro Stati e aziende in tutto il mondo e aumenterà le loro possibilità di successo. La sentenza mostra ai cittadini, ai giudici e ai governi di tutta Europa ciò che è necessario in termini di protezione del clima per rispettare i diritti umani.”

L’attivismo ambientale non ha età

Siamo abituati a vedere l’attivismo ambientale legato a figure giovani, come Greta Thunberg o il movimento di Extinction Rebellion.

Invece a vincere la prima causa europea, tra le prime al mondo, che sancisce il diritto umano alla pretesa di azione climatica da parte delle Istituzioni, è l’associazione ‘Anziane per il clima Svizzera’: per farne parte sono richiesti almeno 64 anni (età della pensione), essere donna e residenti in Svizzera. Scrivono sul loro sito:

Abbiamo vinto!

Una vittoria storica: Martedì 9 aprile, la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha decretato che, non facendo il necessario contro il crescente riscaldamento globale, la Svizzera viola i diritti delle donne più anziane. Concretamente, il tribunale ha constatato una violazione dell’articolo 8 (diritto al rispetto della propria vita privata e familiare) e riconosciuto lo status di vittima vrall’associazione Anziane per il clima, che attualmente conta oltre 2500 aderenti.

Grande, quindi, la soddisfazione, inizialmente si erano rivolte senza successo al Tribunale svizzero. La sentenza della Cedu è una pietra miliare ed è vincolante per i Paesi europei, anche se di fatto la Corte non ha il potere e solo la propria influenza per far rispettare quest’obbligo. La sentenza costituisce un precedente per stabilire se e in che misura gli Stati con una politica climatica inadeguata violino il loro dovere di proteggere i diritti umani.

E’ la prima volta che una corte transnazionale specializzata in diritti umani sta sostenendo direttamente il diritto alla protezione del clima come diritto umano. La decisione conferma che le ondate di calore causate dai cambiamenti climatici minacciano seriamente la salute e la vita privata delle donne anziane e che la Svizzera ha il dovere di proteggerle da tali effetti negativi. La Corte ha chiarito che la politica climatica insufficiente della Svizzera viola questo dovere.

In particolare, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito, con una maggioranza di sedici voti contro uno, che vi sono state una violazione dell’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo; e, all’unanimità, che c’è stata una violazione dell’articolo 6 § 1 (accesso al tribunale).

“Questa sentenza non è solo una vittoria per le Donne Senior per la Protezione del Clima. La nostra vittoria è una vittoria per tutte le generazioni. Specialmente per i giovani portoghesi, la cui generazione sarà beneficiaria di un miglioramento climatico a lungo termine. La presenza dei giovani in aula ha mostrato ai giudici il volto dei diritti umani per il futuro,” ha affermato Rosmarie Wydler-Wälti, Co-Presidente delle Donne Senior Svizzere per la Protezione del Clima.

Le cause respinte

Nella stessa occasione, la CEDU ha deliberato per altri due casi simili. Sono stati respinti – per vizi procedurali, non nel merito – altri due ricorsi. Si tratta della causa mossa da un gruppo di giovani portoghesi , che ha portato in tribunale non solo il Portogallo, ma anche gli altri 32 Paesi europei, per non aver rispettato gli impegni dell’accordo di Parigi. Un’altra causa specifica riguardava la Francia: l’ex sindaco di Grande-Synthe, un comune sul Canale della Manica, ha accusato il governo francese dei rischi di inondazione legati all’innalzamento del livello del mare, causato dal cambiamento climatico. L’accusa era che il governo francese non aveva fatto abbastanza per rispettare gli impegni per limitare l’aumento della temperatura media, e di conseguenza lo scioglimento dei ghiacci polari e l’innalzamento dei mari.

Greenpeace

L’importanza della sentenza è stata sottolineate anhe da Greenpeace, che ha dato supporto all’associazione svizzera per la sua battaglia climatica. ‘Stabilisce un precedente per tutti e 46 gli Stati del Consiglio d’Europa. In tutta Europa, tutti gli Stati del Consiglio d’Europa potrebbero essere chiamati dai loro cittadini a rivedere e, se necessario, rafforzare la loro politica climatica sulla base dei principi sviluppati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per salvaguardare i diritti umani. Questo sarebbe vantaggioso per tutti, giovani e anziani. Questa sentenza invia un segnale globale’.

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