C’è un modo concreto di credere nel futuro, ed è investire nell’educazione. Ma non in modo astratto, retorico o solo istituzionale: investire con cura, con presenza, ascoltando i bisogni veri dei territori, delle scuole, degli insegnanti. È questo il percorso intrapreso da Bolton for Education Foundation, che ha appena presentato il suo Bilancio Sociale 2024: un documento che è molto più di un resoconto, è il racconto di una visione, di una missione che parla di equità, innovazione e comunità.
Cinque milioni di euro sono stati destinati interamente a sostenere progetti educativi. Una scelta che non ha nulla di ordinario, soprattutto se si considera il contesto attuale, segnato da profonde fratture: dispersione scolastica (circa il 9,8% nel 2024), povertà educativa, divari territoriali e sociali che, nonostante i progressi, continuano a pesare come zavorre sul futuro di troppi bambini e ragazzi.
Quella di Bolton, tuttavia, è una storia che parla di risposte.
Dalle periferie al cuore della scuola
Immaginate una scuola nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli, un quartiere pieno di contraddizioni, energia, e al tempo stesso segnato da carenze strutturali e sociali. Qui è nata EDUQA, una scuola che mette al centro la sostenibilità, il benessere e l’innovazione didattica, e che oggi accoglie centinaia di bambine e bambini offrendo un’educazione di qualità in un contesto che ne aveva urgente bisogno.
Oppure spostiamoci a Palermo, dove, grazie al progetto Masì (che in greco significa “insieme”), Bolton for Education ha affiancato insegnanti ed educatori in 11 plessi scolastici, portando in classe figure nuove e approcci interdisciplinari. Non semplici progetti “aggiuntivi”, ma veri e propri percorsi integrati pensati per contrastare la povertà educativa e ridare forza al ruolo della scuola come presidio sociale.
Poi c’è Milano, dove il sostegno si è rivolto ai più piccoli: asili nido nonprofit che, grazie all’intervento della Fondazione, hanno potuto migliorare gli spazi e i servizi offerti alle famiglie. E ancora, il mondo della ricerca e della riflessione culturale, con la Quarta Indagine nazionale sugli insegnanti italiani, realizzata insieme all’Università Bicocca e all’Istituto IARD, per capire come sta cambiando il mestiere di chi ogni giorno forma le generazioni future.
L’educazione come atto politico e collettivo
Alla base di tutto questo non c’è un approccio filantropico “tradizionale”. La Fondazione nata nel 2019 da un’iniziativa di Marina Nissim, ha scelto di essere protagonista nei progetti, non semplice erogatrice di fondi. Un modello semi-operativo, che prevede partecipazione attiva, co-progettazione, ascolto delle comunità locali. L’obiettivo? Non colmare lacune, ma attivare energie e costruire alleanze.
In un Paese che ancora oggi presenta grandi disparità educative – basti pensare che la dispersione scolastica “implicita”, ossia quella meno visibile ma non meno grave, ha raggiunto l’8,7% – è fondamentale intervenire non solo sull’apprendimento, ma sulle condizioni che lo rendono possibile. Benessere, relazioni, contesto sociale: sono questi i veri mattoni della scuola del futuro.
Un ritorno che va oltre l’economia
E se qualcuno si chiede quanto vale tutto questo in termini economici, la risposta arriva dai numeri della Global Partnership for Education: ogni dollaro investito in educazione può generare oltre 20 dollari di ritorno sul PIL. Un anno di scuola in più può aumentare del 10% le possibilità di guadagno di un individuo. E un mondo in cui tutte le ragazze ricevessero 12 anni di istruzione potrebbe essere fino a 30 trilioni di dollari più ricco.
Ma la verità è che l’impatto dell’educazione non si misura solo con il PIL. Si misura nelle vite cambiate, nelle comunità rafforzate, nella capacità collettiva di affrontare crisi e costruire soluzioni. Si misura nel sorriso di un bambino che trova nella scuola non solo un luogo dove apprendere, ma dove sentirsi visto, ascoltato, accolto.
Un progetto che parla a tutti noi
“L’educazione è il miglior investimento che una società possa fare per il proprio futuro”, è scritto nel bilancio della Fondazione. E le storie raccontate da Bolton for Education lo dimostrano, una per una.
In un’Italia che ha bisogno di ricucire fratture profonde e storiche, serve una scuola che non sia solo un’istituzione, ma un progetto collettivo. Serve il coraggio di sperimentare, di sbagliare, di stare dentro le complessità. Serve credere che ogni bambino, in qualunque quartiere sia nato, abbia diritto alla stessa qualità educativa, alla stessa possibilità di sognare.
Ed è proprio lì, tra un’aula a Palermo e una classe nei Quartieri Spagnoli, che questo futuro comincia.
Per approfondire:
www.boltonforeducation.org








