C’è un momento, nella vita di molti tifosi, in cui la partita sembra essere la sola cosa che conta, un lampo di luce nel buio. Il risultato della domenica diventa spropositatamente importante rispetto al dolore che si sta affrontando dentro. Non un passatempo: un appiglio. Qualcosa a cui aggrapparsi quando tutto il resto affonda, e avanza la depressione, l’isolamento, il senso di non farcela. Il silenzio che si sceglie perché parlare sembra impossibile, o peggio, inutile.
Stories of Strength: la Juventus per la salute mentale
Il 10 ottobre scorso, Giornata Internazionale della Salute Mentale, all’Allianz Stadium di Torino è successo qualcosa di inaspettato. La Juventus ha lanciato una call to action e la sua community ha risposto in modo potente: migliaia di tifosi hanno risposto, non con like o retweet, ma con messaggi lunghi, personali, condividendo le proprie storie, fragilità, paure, momenti bui come si fa solo con le persone di cui ci si fida davvero.
Da quell’apertura è nata la terza edizione di Stories of Strength, sviluppata insieme a Giuseppe Bertuccio D’Angelo, fondatore di Progetto Happiness. Un viaggio che ha portato a incontrare tre tifosi bianconeri in tre angoli diversi del mondo: Hani, dal Canada, membro del JOFC Toronto; Johan, dalla Colombia, membro del JOFC Colombia Bianconera; Pietro, dall’Italia.
Non è un caso che si tratti di tre uomini, non è solo perchè nella community dei tifosi calcistici la rappresentanza maschile sia predominante.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica che, benchè la depressione sia maggiormente diagnisticata tra le donne, essa sia una importante causa di sofferenza anche nella popolazione maschile, eppure viene spesso mascherata: gli uomini parlano meno, si chiudono di più, chiedono aiuto raramente. Questo aggrava il rischio di suicidio, che oggigiorno rappresenta la terza causa di morte nei giovani tra i 15 e i 29 anni.
Scegliere tre voci maschili è quindi un’invito esplicito a rompere il silenzio, rompere questo schema mentale, lo stigma.
Cominciare a parlare è il primo passo, ma non è scontato. Ed è esattamente qui il valore di questo progetto, che offre ai tre tifosi Hani, Johan e Pietro, uno stimolo potente perchè arriva dalla squadra del cuore.



Il tifo come linguaggio comune
Hani, Johan e Pietro non si sono mai incontrati tra loro. Ognuno è stato raggiunto da Giuseppe Bertuccio D’Angelo nella propria città, è stato ascoltato raccontare la propria vita, le proprie fragilità. Tutte storie diverse, eppure, guardando i video, colpisce quanto le loro storie si parlino, pur non essendosi mai parlati i loro stessi protagonisti.
È lì che la maglia smette di essere un simbolo sportivo e diventa qualcosa d’altro: un codice condiviso tra persone che non si conosceranno mai ma che, in qualche modo, si riconoscono.
Non è che il calcio, da solo, guarisca qualcosa. Ma perché a volte basta sapere che dall’altra parte del mondo qualcuno ha attraversato lo stesso buio e ne è uscito. Riconoscersi, attraverso la passione per la stessa squadra, su un terreno che va oltre il calcio ed entra nelle durezze della vita.
Il progetto che li ha coinvolti, Stories of Strength, esiste dal 2023 con un obiettivo preciso: abbattere lo stigma sulla salute mentale, non con campagne patinate, ma andando a trovare le persone, sedendosi con loro, ascoltando. Accanto al progetto narrativo, la Juventus ha costruito T.E.A.M. Strength — Tools for Empowerment And Mental Strength — un ciclo di incontri, giunto alla seconda edizione, rivolto alle persone che lavorano nel club. Un percorso pratico su mindfulness, benessere emotivo, confronto generazionale, felicit
La storia completa di Hani, Johan e Pietro è disponibile su YouTube.








