Prima dell’ibisco c’era la polvere.
Sulle pendici orientali del Monte Kenya, nella regione di Meru, la terra era semi-arida e l’agricoltura dipendeva quasi soltanto dalle piogge. Bastava una stagione sbagliata perché i campi restassero poveri e le famiglie più vulnerabili. Poi è arrivata l’acqua: canalizzata, condivisa, trasformata in possibilità. E su quella terra, un tempo fragile, hanno iniziato ad aprirsi i fiori rossi dell’ibisco.
La storia di Meru Herbs comincia così: da un progetto idrico e da una comunità che ha imparato a coltivare non solo piante, ma futuro. Soprattutto per le donne.
Sally Sawaya è una parte importante di questa storia. Si definisce “un’imprenditrice sociale con una lunga esperienza”, sebbene sia ancora molto giovane, è impegnata da quasi 25 anni in questa impresa sociale di comunità nelle aree rurali del Kenya. Dice di avere “una forte passione e un profondo impegno per lo sviluppo delle comunità e l’empowerment delle donne”. Poche parole, molto chiare: lavoro, responsabilità, scelta.
Sally avrebbe potuto andare altrove. Cresciuta a Nairobi, studia Commercio con indirizzo Marketing alla Catholic University of East Africa, un percorso privilegiato che apre strade e opportunità in contesti più urbani, sicuri, remunerativi e prevedibili.
Ma succede che durante le vacanze universitarie inizia uno stage nell’ufficio di Meru Herbs. È la sua sliding door.
È lì che incontra Andrea Botta. Ed è lì, come lei stessa racconta, che si innamora della storia di Meru Herbs e “dell’impatto diretto che aveva sui suoi membri”.
È un’espressione rivelatrice. Non si innamora del settore, o della prospettiva di carriera, o del commercio giusto come concetto astratto. Si innamora dell’impatto concreto che quella realtà produceva sulle vite reali di persone reali. Il potere, nel senso più alto del termine, di cambiare le cose, di cambiare le vite. “Andrea Botta, il fondatore di Meru Herbs Kenya, aveva la visione di un progetto che poteva trasformare la vita della comunità Meru creando reddito e occupazione per le donne e i giovani delle aree rurali, cose scontate in altri contesti, ma non nella nostra regione. Era un’impresa che guardava al futuro”, racconta ancora oggi affascinata.
Così quando si laurea, Sally non cerca altro, la porta di ingresso a Meru Herbs non la richiude ed entra a tempo pieno nell’organizzazione. Sceglie di fermarsi dove è sempre vissuta, di non separare l’ambizione dalle radici. Di non contrapporre carriera e comunità.
Negli anni successivi, ha lavorato in quasi tutti i settori dell’organizzazione, marketing, logistica, export, relazioni con i partner internazionali. Ha imparato da Andrea Botta con una dedizione e una umiltà che lei stessa descrive con un’immagine bellissima: “ho avuto il privilegio di sedere ai suoi piedi per più di venticinque anni, imparando da lui“. Parallelamente al lavoro in azienda, Sally decide anche di approfondire la dimensione teorica di quello che stava vivendo e consegue un Master in Global Business & Sustainability con indirizzo in Social Entrepreneurship presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Volevo capire meglio il social entrepreneurship e l’equilibrio tra obiettivi sociali e obiettivi di business“, spiega.
Quella tensione tra due logiche, l’impresa come strumento di giustizia e l’impresa come sistema che deve stare in piedi, è diventata il cuore del suo lavoro quotidiano.
Oggi Sally Sawaya è Managing Director di Meru Herbs Kenya.
Dove tutto è cominciato (The reason why)
Meru Herbs nasce ufficialmente nel 1991, ma la sua origine va cercata qualche anno prima, nel Ng’uuru Gakirwe Water Project avviato dalla Diocesi cattolica di Meru nel 1985 con finanziamenti del governo italiano, per portare acqua a un gruppo di agricoltori locali. L’organizzazione venne fondata per contribuire ai costi di gestione e manutenzione del progetto idrico e, allo stesso tempo, per alleggerire le difficoltà economiche delle famiglie coinvolte.

“Per moltissimo tempo la comunità ha dovuto dipendere dall’agricoltura alimentata solo dalle piogge e potevamo coltivare soltanto piante resistenti alla siccità”. Racconta Sally, e aggiunge: “Il progetto idrico è stato un grande cambiamento per la vita della comunità”.
C’è una metafora che attraversa questa storia. La terra dei Meru era arida, ma sotto la sua superficie giaceva un potenziale enorme, un suolo vulcanico ricco di minerali. Ma senza acqua, la terra non esprimeva sè stessa. Aspettava. E quella attesa si misurava in anni di siccità, di carestia, di possibilità negate.
Quando l’acqua arrivò, i fiori rossi dell’ibisco cominciarono a colorare i campi. La camomilla, il lemongrass, la frutta tropicale: mango, papaya, maracuja. Una terra che sembrava condannata alla secchezza diventò uno dei luoghi più fertili e produttivi della regione.
Le donne della comunità Meru hanno vissuto una trasformazione analoga. Non perché fossero incapaci, o prive di talento, o indifferenti al futuro. Ma perché mancava qualcosa di fondamentale: la possibilità di accedere alle risorse (economiche, formative, relazionali) che permettono di esprimere ciò che si è. Mancava chi le guardasse come soggetti capaci di crescere, non solo come forza lavoro da impiegare.
Meru Herbs ha cambiato questo. Non come atto di beneficenza una tantum, ma come scelta strutturale: costruire un’organizzazione in cui le donne fossero al centro, come produttrici, come lavoratrici, come leader. Oggi il 90% del personale è femminile, la maggior parte dei dipartimenti è guidata da donne, le decisioni vengono prese collettivamente.
“Tutti hanno voce in capitolo all’interno dell’azienda“, dice Sally. “E tutti i leader sono donne. Promuoviamo dall’interno e offriamo opportunità di carriera che portano vita e ambizione in questa comunità.“
Sally ha portato in Meru Herbs grandi competenze, sensibilità, modernità. “C’è un’intera comunità che vive perché Meru Herbs è attiva e funzionante. Questa diventa la nostra RAGIONE per continuare nonostante qualsiasi sfida. Non è solo business, ci sono famiglie intere che dipendono dalla sopravvivenza di Meru Herbs”.
La comunità come carriera
Oggi Meru Herbs produce, trasforma e confeziona tè, tisane, confetture e salse; lavora su irrigazione, educazione, buone pratiche agricole e risparmio cooperativo. Tra i suoi obiettivi dichiarati ci sono redditi sostenibili per dipendenti e agricoltori, contrasto alla povertà ed educazione della comunità all’agricoltura biologica. La missione è sintetizzata in tre punti: dare forza alle donne, alleviare la povertà e migliorare lo standard di vita.
Il Commercio Giusto, qui, non è una cornice etica aggiunta dopo, è un motore, è parte del modello. “Meru Herbs vende i propri prodotti ai mercati del commercio equo e solidale”, racconta Sally. “Questo significa che non ci sono intermediari e che i prodotti passano direttamente dall’unità di trasformazione di Meru Herbs ai negozi dei nostri partner Fair Trade”. In questo modo, spiega, si riducono i costi di distribuzione e si garantisce agli agricoltori una quota maggiore del valore generato.
Ci sono oltre 285 agricoltori biologici nella rete e circa 400 famiglie coinvolte, il 90% dei prodotti, biologici certificati, viene esportato verso Europa e Giappone attraverso i canali del Commercio Giusto, mentre il resto viene venduto sul mercato locale.
Ma i numeri, da soli, non bastano. Per Sally, la differenza si vede quando un reddito stabile diventa istruzione, strumenti agricoli, alimentazione migliore. “Agricoltori che un tempo dipendevano da mercati locali instabili oggi hanno un reddito costante grazie alle vendite Fair Trade”, dice. Questo ha permesso alle famiglie “di mantenere i figli a scuola, investire in strumenti agricoli migliori e migliorare la nutrizione domestica”.
“Le donne, in particolare, hanno acquisito indipendenza economica, ruoli di leadership in Meru Herbs e la fiducia necessaria per prendere decisioni chiave nelle loro famiglie e comunità”.
Quando una donna viene sostenuta, cambia una società
Il parallelo con la terra non è solo poetico. Una terra semi-arida non diventa fertile perché qualcuno la guarda con buone intenzioni. Ha bisogno di acqua, canali, manutenzione, conoscenze, continuità. Anche l’empowerment femminile funziona così: servono reddito, accesso al credito, formazione, tempo, fiducia, mercati giusti e luoghi in cui la voce delle donne conti davvero.
Sally lo dice in modo concreto. Per una donna entrare nella filiera di Meru Herbs significa “un empowerment pieno, grazie a una migliore posizione economica”. Significa “guadagnare il proprio denaro, aprire un conto”, poter acquistare quote, risparmiare, ottenere prestiti usando quelle quote come garanzia. Ma significa anche potersi sedere “in un forum per discutere questioni che influenzano il proprio futuro e quello della propria famiglia. Queste donne hanno una voce, si sentono viste e ascoltate”.
Sally conosce anche la parte più dura di questo percorso. “Le opportunità per le donne sono limitate e serve il doppio dello sforzo per far sentire la propria opinione a livello nazionale”, racconta. Parla di violenza di genere, discriminazione, molestie, differenze culturali che possono diventare ostacoli. Ma il cambiamento è già in atto: “Le donne in Kenya sono molto laboriose e sono il sostegno economico delle loro famiglie. E quando sostieni ed emancipi una donna, attraverso il suo impegno emancipi un’intera società”.
Angelica, dalle pentole all’aperto alla fabbrica moderna
Per capire che cosa significhi davvero questo cambiamento, Sally ci parla di Angelica Kabaara, produttrice biologica e membro dello staff della fabbrica di confetture. Angelica ha iniziato a lavorare con Meru Herbs nel 1991, appena conclusa la scuola superiore. All’epoca, Meru Herbs aveva una piccola fabbrica di tè concentrata sull’ibisco; nel 1992 un volontario di nome Franco introdusse la produzione di confetture e lei fu scelta per guidarla.
All’inizio non c’era una vera fabbrica: “preparavamo le confetture in semplici pentole da cucina” e la cottura avveniva all’aperto. Poi sono arrivati una struttura più igienica, attrezzature migliori, ordini in crescita. Oggi Angelica parla di oltre 100.000 vasetti di confetture e salse assortite come di “un grande risultato”, soprattutto se confrontato con le origini.
La sua storia è fatta di lavoro e mobilità sociale: è stata tra i primi 43 agricoltori a ottenere la certificazione biologica, ha beneficiato del fondo borse di studio per far studiare i due figli, è riuscita a costruire una casa, ha viaggiato in Italia e in Sudafrica per partecipare a fiere alimentari, ha guidato la fabbrica di confetture e poi il Meru Herbs Ecolodge. “Sono orgogliosa di essere associata a questo progetto, che è motivo di orgoglio per le persone della zona”, racconta.
Angelica rende concreta una parola spesso usata in modo astratto: empowerment. È una donna che passa dalle pentole all’aperto alla leadership. È una madre che può pagare la scuola. È una produttrice biologica che viaggia per lavoro. Non viene solo aiutata: viene riconosciuta come capace.

Arrendersi non è un’opzione
Guidare Meru Herbs oggi significa muoversi tra mercati internazionali, pressioni climatiche e responsabilità verso chi dipende dal progetto. Sally non nasconde le difficoltà: “Meru Herbs ha affrontato moltissime sfide: il cambiamento climatico, la perdita di interi raccolti a causa di piogge troppo scarse o troppo abbondanti, e anche servire bene e con puntualità un mercato internazionale comporta le sue difficoltà”.
“Ma arrendersi non è un’opzione” asserisce con determinazione.
Sally cita Altromercato insieme ad altri partner Fair Trade e parla della loro “amicizia” come di una condizione necessaria. “Il più grande sostegno di Altromercato arriva attraverso il commercio: ordinare i nostri prodotti garantisce continuità e speranza a Meru Herbs”, spiega. “Ma non solo: grazie alla collaboborazione con Altromercato e a EFTA – Associazione Europea del Commercio Equo e Solidale, sin dal 2001 abbiamo partecipato alla campagna Climate Justice – Let’s do it Fair che ci ha permesso di installare pannelli fotovoltaici nelle nostre fabbriche di tè e di marmellate. Così abbiamo reso più sostenibili da un punto di vista ambientale ma anche economico le nostre produzioni, visto che in Kenya l’energia elettrica costa moltissimo“.
“Vorrei che chi acquista un prodotto Meru Herbs dall’altra parte del mondo conoscesse la bellissima storia di una comunità marginalizzata e molto laboriosa”, dice. “E vedesse in un’etichetta di prodotti del Commercio Giusto, il volto sorridente di giovani rurali, di donne e produttori che grazie a quell’acquisto sperano in una vita diversa”.
Dentro una confezione, allora, non c’è solo camomilla, ibisco o carcadè. Ci sono l’acqua portata nei campi, le mani che raccolgono, la fabbrica che trasforma, le donne che guidano reparti, le famiglie che mandano i figli a scuola.
Sally immagina una nuova generazione di agricoltori più “tech savvy”, capace di coltivare in modo intelligente e di guardare alla terra come a uno spazio di futuro. “Vedremo una generazione di giovani che abbraccia l’agricoltura e non la considera qualcosa riservato alle persone più anziane”, dice. E le giovani donne? “Sognano l’indipendenza economica” e “di essere una voce di cambiamento positivo nella comunità”.
Prima dell’ibisco c’era la polvere.
Poi è arrivata l’acqua, Meru Herbs, Sally. Sally che si prende cura delle altre donne e le rende più forti, realizzate, autonome. E quando una donna guadagna, decide, risparmia, guida, parla e viene ascoltata, non cambia solo la sua vita. Cambia il campo attorno a lei. Cambia la famiglia. Cambia la comunità. Cambia il futuro.








