Il clima può migliorare davvero, se tutte le aziende facessero come le B Corp

Pubblicato lo scorso autunno, The Nature of Business di B Lab torna d'attualità ora che gli standard su cui si basava sono diventati vincolanti per tutte le B Corp: la scomposizione area per area delle sue proiezioni climatiche smette di essere un esercizio di scenario e diventa un metro di paragone concreto.

Mentre l’Italia e gran parte dell’Europa affrontano un’altra estate segnata da temperature record e fenomeni meteorologici sempre più estremi, un report pubblicato da B Lab lo scorso novembre sta acquisendo un peso diverso da quello che aveva al momento della sua uscita. The Nature of Business provava a tradurre in numeri un’ipotesi finora rimasta perlopiù retorica: cosa succederebbe se le aziende di tutto il mondo gestissero il proprio impatto ambientale con la stessa intensità delle B Corp certificate. Da gennaio 2026, con l’entrata in vigore dei nuovi standard B Corp, quell’ipotesi ha smesso di essere solo uno scenario: gli standard su cui si basava il modello sono oggi requisiti minimi obbligatori per l’intera comunità certificata.

Il report è stato pubblicato dall’organizzazione non profit che dal 2006 rilascia la certificazione B Corp e ne definisce gli standard. Attraverso un modello di simulazione climatica (En-ROADS), lo studio stima che se tutte le imprese del mondo adottassero pratiche di gestione dell’impatto al ritmo attuale delle oltre 10.000 B Corp certificate in oltre 100 Paesi, l’aumento della temperatura globale potrebbe ridursi di 0,5°C entro il 2100. Una riduzione che, secondo le proiezioni del report, eviterebbe circa 600.000 decessi legati al caldo estremo e abbasserebbe il rischio di estinzione per il 4% delle specie terrestri endemiche e il 2% di quelle marine.

Ciò che distingue questo report da altri esercizi di scenario è la scomposizione del risultato in quattro aree di intervento misurabili. B Lab attribuisce il contributo più significativo, pari a -0,3°C, all’efficienza energetica degli edifici: solo l’8% delle B Corp dichiara di non avere alcuna misura di efficienza energetica sui propri impianti, contro il 27% delle aziende ordinarie. Segue la riduzione dei rifiuti alla fonte, che pesa per -0,1°C: le B Corp hanno una probabilità 1,7 volte superiore di aver raggiunto obiettivi di riduzione alla fonte. Chiudono due voci a pari merito, entrambe quantificate in -0,05°C: il trasporto merci a basso impatto, dove le B Corp utilizzano il doppio dei veicoli a basse emissioni rispetto alle aziende ordinarie, e le energie rinnovabili, con una probabilità 2,1 volte superiore di ricorrere a energia 100% rinnovabile. È una gerarchia che sposta l’attenzione dalle azioni più visibili, come l’installazione di pannelli fotovoltaici, verso interventi meno immediati da comunicare ma più determinanti nel bilancio complessivo, a partire dalla gestione energetica del patrimonio immobiliare.

Il report si inserisce nel Manifesto COP30 di B Lab, presentato in occasione del summit di Belém. I nuovi standard richiedono a tutte le B Corp requisiti minimi su sette aree di impatto, tra cui l’azione climatica, la pubblicazione annuale dei progressi rispetto ai propri obiettivi e la definizione di target scientificamente validati. Alle B Corp di maggiori dimensioni è inoltre richiesto un impegno di advocacy climatica coerente con l’obiettivo di contenere il riscaldamento entro 1,5°C.

Tra i casi citati nel report figura l’italiana Chiesi Group, azienda farmaceutica di Parma, presa a esempio per un settore, quello farmaceutico, dove ridurre le emissioni è tecnicamente complesso. Gli inalatori, che rientrano nelle emissioni di Scope 3, rappresentano una delle voci più difficili da abbattere per l’industria farmaceutica. Dal 2019 Chiesi ha investito oltre 350 milioni di euro in una piattaforma di inalatori a basso impatto climatico basata sul propellente HFA-152a, con l’obiettivo di tagliare fino al 90% le emissioni legate a questi dispositivi.

Resta un dato di contesto che lo stesso B Lab non nasconde: la maggior parte delle imprese, incluse molte B Corp, opera ancora oltre i limiti ecologici del pianeta. Il valore del report non sta quindi nel presentare le pratiche attuali come sufficienti, ma nell’offrire una stima quantitativa di ciò che cambierebbe se quelle pratiche smettessero di essere l’eccezione — una domanda che, con gli standard ora in vigore, riguarda direttamente il modo in cui le oltre 10.000 B Corp del mondo dovranno operare da qui in avanti.

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