Beauty trend, piacciono sempre di più i prodotti etici

Consumo consapevole: anche in ambito bellezza e cosmesi l’attenzione delle persone verso prodotti etici è cresciuta in pandemia. Consumatrici e consumatori di oggi hanno una mentalità più etica e chiedono anche ai marchi e ai rivenditori di fare il proprio lavoro con coscienza. Secondo una ricerca della società di consulenza McKinsey, il 2020 ha visto crescere l’attenzione per la sostenibilità, e ciò si esprime non solo nella scelta dei prodotti che acquistano, ma nella scelta dei professionisti che scelgono, per esempio saloni di parrucchieri e di estetica. Anche quello che chiedono riflette questo nuovo atteggiamento, perché sono più focalizzati a migliorare il proprio aspetto naturale e utilizzare trattamenti meno chimici e aggressivi.

In questo settore, tuttavia, ancora non è ben chiaro cosa si intenda per ‘prodotto sostenibile’ perché non esiste una regolamentazione che definisca cosa significa essere “naturale”, “ecologico” o “sostenibile”. I produttori, dal mercato di massa al lusso, stanno però rispondendo alle nuove richieste della clientela creando dei propri standard, come la statunitense Credo Beauty che fa riferimento al principio dei prodotti ‘puliti’ e ha bandito ben 2700 componenti chimiche normalmente contenute nei prodotti e che sono tossici per la persona o il pianeta, possono provocare allergie, portare squilibri ormonali e addirittura essere cancerogene. La società fa presente che attualmente l’Europa ha bannato circa 1300 degli stessi ingredienti, gli USA solo 30, quindi attenzione se acquistate online prodotti che arrivano dall’estero. Su questa pagina la ‘dirty list’ di Credo, sempre utile per un confronto.

Il bollino creato da CREDO per identificare la sostenibilità dei suoi prodotti

Un’azienda eurpea, francese, che sta invece creando un proprio concept di bellezza ecosostenibile è Oh My Cream, anch’essa molto attenta a ingrendienti e processi con cui i prodotti sono realizzati, ma anche all’aspetto dell’efficacia e del prezzo, poichè fa parte del proprio ideale rendere accessibile a tutte le donne la cura del proprio corpo e il miglioramento della bellezza.


L’aspetto del prezzo è molto importante ed è decisamente un uno stacco netto dal passato, quando i superbrand della cosmesi da profumeria hanno fatto business proponendo prezzi assurdi a prodotti che spesso non erano qualitativamente superiori o più efficaci di un equivalente sa supermercato. Oggi è sicuro che coloro che comprano i prodotti di bellezza e chiedono sostenibilità, in questo concetto fanno rientrare anche il prezzo: non sono necessariamente disposti a pagare di più per un prodotto green. Secondo la ricerca già citata, per esempio, due terzi dei consumatori in Germania e nel Regno Unito considerano la sostenibilità di un marchio come un importante fattore di acquisto, ma solo un terzo dei tedeschi e il 16% dei britannici stanno passando a marchi più sostenibili, contro il 46% e il 36% di tedeschi e britannici, rispettivamente, che passano a marchi di qualità.

Bellezza made in Italy

Dobbiamo ricordare che l’Italia è tra i principali produttori di ‘bellezza al mondo’.

Il nostro Paese è il quarto sistema economico della cosmetica dopo Germania, Francia e Regno Unito con un fatturato di circa 12 miliardi all’anno, 604 aziende, oltre il 67% del make-up consumato in Europa e il 55% di quello mondiale è prodotto da imprese italiane, concentrate in alcuni distretti che danno lavoro a circa 37mila persone. L’industria italiana ha dunque una responsabilità nella transizione green e può diventare un modello.

Infatti l’Associazione nazionale delle imprese cosmetiche (Cosmetica Italia) dedica già da qualche anno dell’attenzione al tema della sostenibilità, con diverse attività che mirano a rendere sempre più green tutta la filiera, come si può leggere nel loro sito. Per esempio aderisce al Regolamento europeo 1223/2009, in base al quale, prima dell’immissione sul mercato, tutti i cosmetici sono sottoposti a un’attenta e rigorosa valutazione di qualità. A livello ambientale invece persegue l’obiettivo di ridurre significativamente l’emissione di microplastica nell’ambiente, minima ma presente in questa industria: le aziende cosmetiche si sono rese protagoniste di una iniziativa volontaria che dal 2015 ad oggi ha consentito l’eliminazione di particelle solide in plastica, non biodegradabili nell’ambiente marino, dai cosmetici da risciacquo esfolianti e detergenti.

Certo, si può fare molto di più: come indicano le tendenze dei consumatori, l’asticella della sostenibilità si alza sempre di più, non basta più l’attenzione all’ambiente (che è il minimo sindacale e va sicuramente rafforzato) ma serve anche molta più trasparenza, inclusività e attenzione al cliente finale.

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