A volte un diritto non si perde sulla carta, ma lungo la strada. Può accadere quando una persona in sedia a rotelle non riesce a raggiungere un ambulatorio, quando una procedura online diventa un muro, quando una visita medica viene rimandata perché non c’è nessuno disponibile ad accompagnare chi ne ha bisogno.
È da questa zona grigia, fatta di fragilità quotidiane e ostacoli spesso invisibili, che nasce a Bologna il Fondo Trasporti Solidali, promosso dall’associazione Gli Incontri di Sant’Antonino con il supporto di BPER Bene Comune. La raccolta fondi è attiva su Produzioni dal Basso e punta a raggiungere 20mila euro per garantire accompagnamenti sicuri e continuativi verso ospedali, ambulatori, uffici pubblici e servizi sociali. Al momento della consultazione della campagna risultano raccolti 1.970 euro, pari al 9% dell’obiettivo, con 25 sostenitori.
Quando muoversi diventa un diritto
Mohammed, Mario, Maria e Luca sono nomi di fantasia, ma raccontano situazioni reali: una persona con patologia neurodegenerativa che ritrova fiducia grazie all’aiuto dei volontari; un uomo senza dimora e paraplegico che riesce finalmente ad accedere alle cure; un’anziana malata oncologica che trasforma il tragitto verso la chemioterapia in un momento di relazione; un bambino con disturbo dello spettro autistico che, nel viaggio tra scuola e centro riabilitativo, trova uno spazio sicuro.
Sono storie diverse, unite da un nodo comune: senza mobilità, anche i servizi esistenti possono diventare irraggiungibili.
Come spiega il presidente dell’associazione, Vanni Sgaravatti, “dietro pratiche, moduli e appuntamenti mancati si nasconde quello che noi chiamiamo dolore burocratico: una ferita invisibile fatta di attese infinite, sportelli chiusi e diritti negati. C’è chi rinuncia a una visita perché non riesce a salire su un autobus, chi perde un sostegno economico perché impossibilitato a presentarsi a un appuntamento, chi rimanda cure importanti, perché non ha nessuno che lo accompagni”.
Un bisogno che riguarda molte persone
Il progetto si inserisce in uno scenario nazionale in cui fragilità, salute e accessibilità restano temi centrali. Secondo il Rapporto annuale Istat 2025, in Italia le persone con disabilità sono 2,9 milioni, pari al 5% della popolazione; nello stesso quadro, Istat segnala che nel 2024 una persona su dieci ha rinunciato a visite o esami specialistici, soprattutto per liste d’attesa e difficoltà economiche. Anche le competenze digitali restano una barriera: solo il 45,8% della popolazione possiede competenze almeno di base.
Per questo l’iniziativa bolognese non riguarda soltanto il trasporto in senso stretto. L’associazione lavora su più fronti: accompagnamento fisico, supporto nelle pratiche digitali e burocratiche, ascolto, orientamento e advocacy legale. L’obiettivo è costruire una presa in carico di prossimità, capace di non lasciare sole le persone nei passaggi più concreti della vita quotidiana.
Come saranno usati i fondi
La campagna prevede di destinare le risorse a circa 200 persone fragili. Il piano indicato sulla piattaforma comprende 8mila euro per mezzi, carburante e taxi solidale, con l’obiettivo di sostenere circa 150 accompagnamenti al mese; 6mila euro per rimborsi e coordinamento di operatori e volontari; 4mila euro per sessioni di primo supporto psicologico; 2mila euro per assicurazioni, dispositivi di sicurezza e piccoli strumenti utili alla mobilità.
A sostegno della raccolta sono previste anche ricompense simboliche, tra cui opere e laboratori dell’artista messicano José Luis Jordan, pensate per coinvolgere la comunità e rendere visibile il legame tra donazione, relazione e partecipazione.
Il crowdfunding, in questo caso, diventa più di una modalità di finanziamento: è un modo per allargare la rete attorno a chi rischia di restare ai margini. BPER Bene Comune, che già promuove percorsi di crowdfunding civico e sociale, presenta questo modello come uno strumento capace di attivare cittadini, associazioni e territori attorno a obiettivi condivisi.
Il Fondo Trasporti Solidali prova così a rispondere a una domanda semplice e radicale: che cosa serve perché un appuntamento medico, una pratica o una terapia non restino solo possibilità teoriche? A Bologna, la risposta passa da un viaggio condiviso. E da una comunità che sceglie di non lasciare indietro chi, da solo, non riuscirebbe ad arrivare.








