Consumi responsabili, tra il dire e il fare c’è di mezzo il…prezzo

L'Obiettivo 12 dell'Agenda 2030 ricorda quanto sia importante diventare consumatori consapevoli, e noi italiani lo stiamo diventando. Ma quali sono le barriere? Ne parla una ricerca

Da circa due anni consumiamo in modo più responsabile. Ci importa di più di quel che compriamo, stiamo più attenti alle modalità d’acquisto, e ci sentiamo più in difetto quando usiamo materiali non riciclabili.

In poche parole, siamo consumatori più attenti al pianeta.

Ma, fiaccati da una malattia globale, siamo anche consumatori preoccupati. Nonostante l’entusiasmo esasperato del mondo marketing e della pubblicità, urge una pubblicità meno ingannevole e dei toni meno enfatizzanti per convincere i consumatori a fare quel miglio in più che li trasforma da avventori sostenuti ad acquirenti sostenibili, come vorrebbe l’Obiettivo 12 dell’Agenda 2030 ‘Consumi e produzioni responsabili’.


EY Future Consumer Index è una ricerca svolta dalla società globale di consulenza Ernst & Young che attraversa Alpi e mari per tracciare tutti i cambiamenti che ci hanno visti partecipi della rivoluzione circa le nostre abitudini sui consumi. Rivoluzione, naturalmente, dilagata durante la pandemia Covid-19. Questa accurata indagine ha messo sotto lente d’ingrandimento tutti le tipologie di consumatori e ha fornito una nuova prospettiva sulle dinamiche che stanno influenzando e cambiando l’abitudine dei nostri consumi.

Ritratto del consumatore medio, un eroe eco-friendly

Spendiamo meno in beni non essenziali e non andiamo più per negozi. Nel complesso, siamo davvero più attenti alla sostenibilità dei prodotti. Il Consumer Index ha sondato le opinioni dei cittadini di tutto il mondo per delineare il ritratto del consumatore medio. Attento agli sprechi, ferrato sulle pratiche plastic-free e ostinato paladino della sostenibilità. In poche parole, un eroe eco-friendly. Perché un eroe? Perché è un’impresa riuscire a essere un consumatore sostenibile senza che ne pianga il budget. C’è il desiderio di proteggere l’ecosistema, ma anche barriere economiche che ostacolano l’adozione di un costante comportamento etico. Siamo più attenti, ma questo ci rende più poveri. Il paradosso è proprio questo: sempre più consumatori vogliono acquistare prodotti sostenibili ma i prezzi sono ancora troppo alti, inaccessibili per molti, si ha paura del marketing ingannevole o della bassa qualità dei prodotti, tutto questo scoraggia la spinta etica. C’è ancora un forte gap fra buoni propositi ed azioni effettive, e le aziende, nel tentativo di colmarlo, stanno creando nuove forbici sociali. Essere un consumatore sostenibile costa.

Cosa dicono i dati della ricerca di EY

La ricerca evidenzia, nel complesso, le preoccupazioni dei consumatori italiani e il suo sforzo per la sostenibilità. Il 70% è spaventato per l’economica del Paese e il 50% vive una sensazione di angoscia perenne quando pensa alla salute della famiglia. Il 45% dei consumatori è convinto che la pandemia continuerà ad avere un impatto rilevante nelle nostre vite, almeno per altri tre anni. Questo influenza le abitudini: il 76% dei consumatori conduce una vita più casalinga rispetto al pre-pandemia e più del 50% si reca sempre meno nei negozi fisici. In breve, ci piace stare in casa e fare shopping la domenica pomeriggio è ormai una cosa che ci fa un po’ storcere il naso.

Quello che la ricerca non si aspettava era di scoprire che gli italiani sono risultati essere tra i più attenti consumatori alla sostenibilità. il 71% presta attenzione all’impatto ambientale dei propri acquisti. In cima alla graduatoria che ci rende fieri dei comportamenti virtuosi dei nostri compatrioti ci sono il riuso delle borse della spesa (94%), il risparmio d’energia e d’acqua (93 e 91%), il riciclo dei prodotti (86%), e il tentativo di ridurre le emissioni (84%). Tuttavia, quali sono i freni? Il 63% è scoraggiato dal marketing ingannevole e il 57% considera i prezzi ancora troppo elevati per poterseli permettere.

Questo incide sulle aspettative dei sognatori green d’Italia rispetto alle aziende, cui si chiede un comportamento etico verso i lavoratori e la comunità (84%), una produzione sostenibile (82%) e la scelta di fornitori con alti standard di sostenibilità (85%).


Ma quindi, siamo consumatori migliori o no?

La ricerca di EY direbbe di sì. E, a giudicare dalla borsa di tela che preferiamo utilizzare al posto dei sacchetti monouso, anche noi diremmo lo stesso. Però, le tonnellate di mascherine lasciate in spiaggia, i guanti di plastica usati per aggrapparsi in tram e i flaconi di detersivo che continuiamo ad acquistare su Amazon direbbero che il lavoro da fare è ancora tanto.

D’altro canto, in relazione alle aziende il segnale emerso dalla ricerca è chiaro: è proprio alle aziende che si chiede di guidare la rivoluzione verde, e di farlo con trasparenza, rispetto del consumatore e della comunità. Insomma, vogliamo brand, e aziende, etiche.

Immagine di copertina by Atoms on Unsplash

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