Elena Lavezzi ‘Con Unicef NextGen diamo un futuro a giovani rifugiati’

Non dare nulla per scontato. La dignità delle persone. La top manager ci racconta cosa ha imparato nei campi profughi

E’ stata definita ‘cacciatrice di unicorni’. Nel mondo dell’innovazione e delle startup della Silicon Valley, si definiscono unicorni quelle società innovative che in breve tempo raggiungono il valore di un miliardo di dollari. Uno status che poche startup raggiungono. Elena Lavezzi, classe 1987, nata ad Alessandria, laureata alla Bocconi, innamorata dell’innovazione e delle startup, è una delle poche manager italiane e al mondo, ad aver lavorato nell’arco di 6-7 anni in tre unicorni: Uber, Circle e ora Revolut.

In Uber, papà della sharing mobility, ha lavorato per 4 anni contribuendo all’apertura del mercato italiano e quello indiano; per Circle, società che si occupa di criptovalute, per un anno e mezzo in Italia e Londra; poi è stata ‘soffiata’ a Circle da Revolut, una delle principali realtà fintech al mondo, dove lavora attualmente e ‘con grande soddisfazione’ come top manager responsabile di tutto il Sud Europa. Forbes l’ha inserita tra le 100 Top Women 2020 (qui il suo profilo Linkedin).

Una donna determinata, che ama le sfide e mettersi alla prova, che lavora sodo ed è anche molto umile: non dimentica mai che tutti i suoi traguardi, meritatissimi, sono dovuti anche alla fortuna derivante da alcuni privilegi come essere nata in un luogo senza guerre, essere una donna libera, che ha potuto studiare, viaggiare. Fatti spesso dati per scontati, ma non per lei che ha infatti maturato il desiderio di ‘give back’, ovvero di esprimere gratitudine facendo qualcosa di concreto per gli altri.

Elena Lavezzi è uno dei fondatori di Unicef NextGen, un nuovo capitolo di Unicef nato alcuni anni fa per sostenere i programmi dell’UNICEF di protezione, istruzione e formazione per bambini e adolescenti del Libano.
“Due anni fa mi ha contattato il mio amico Riccardo Pozzoli, parlandomi di Unicef NextGen, iniziativa in cui si voleva coinvolgere giovani professionisti con profili variegati. Lo scopo del progetto era raggiungere una nuova generazione di attivisti, la mia generazione (Millennial, ndr.) attraverso strumenti innovativi più vicini a noi rispetto a un sms o mandare un bonifico per fare una donazione.” – racconta Elena Lavezzi – I soldi delle donazioni raccolte sarebbero stati utilizzati per aiutare i giovani tra i 16 e 24 anni del Libano, rifugiati, palestinesi, siriani.”

“Ho deciso di partecipare subito, senza esitazioni, il progetto mi ha conquistato e ho capito che per me, che ho sempre creduto nell’imprenditorialità, il modo giusto per fare give back era proprio aiutare altri giovani meno fortunati a diventare imprenditori.”

Elena Lavezzi è stata quindi la fondatrice insieme a Charley Vezza, Riccardo Pozzoli e Tommaso Chiabra – tutti giovani professionisti italiani di successo – di NextGen Italia. “Tutti noi coinvolti in Unicef NextGen Italia siamo professionisti in ambiti molto diversi, dalla moda alle startup alle tecnologie, non veniamo pagati e abbiamo l’obiettivo non solo di far conoscere il progetto nelle nostre reti sociali e professionali, ma di portare la nostra expertise per realizzare progetti innovativi. Oltre a noi fondatori attualmente ci sono 33 membri, inclusi fondatori.”

L’iniziativa ha già permesso di sostenere nel 2019 due Innovation Lab nei campi profughi siriani presenti in Libano. Nel 2020 l’emergenza Covid ha per ora bloccato molte cose.

“Abbiamo supportato 2 Innovation Lab nel 2019 – spiega la manager – Siamo anche andati a Beirut e nei campi profughi, è stata un’esperienza bellissima e umanamente molto intensa. Gli Innovation Lab accolgono ragazzi adolescenti e permettono loro di fare formazione informale sullimprenditorialità, di gettare quelle basi che permettono loro di avviare una propria attività, di qualunque tipo. Per loro diventare un imprenditore è qualcosa di molto diverso dal concetto di imprenditore innovativo, digitale, startupper che va di moda qui da noi. Per loro fare un’impresa significa magari avviare un negozio di dolci tipici e mettere la mamma e la sorella a lavorare; oppure disegnare un burka più creativo di quello tradizionale. E’ un’occasione per crearsi un futuro.”

“Siamo andati anche nei campi profughi da cui questi ragazzi arrivano: ci sono palestinesi e siriani rifugiati, che vivono per anni in questi campi, senza sapere quando se ne andranno, dove andranno, vivono in condizioni estreme e del tutto precarie.

Per loro partecipare a un Innovation Lab può essere l’occasione per cambiare vita, per uscire dal campo, e tornare una vita che sembri normale.

“L’esperienza nel campo è stata davvero molto forte, mi ha impressionato, non mi aspettavo un impatto emotivo così alto, tutti quanti noi fondatori siamo rimasti molto colpiti, non possiamo più dimenticarci di quella esperienza e di come possiamo fare noi la differenza per tanti giovani. – continua Elena Lavezzi – Un modo di vivere così lontano da quello che noi possiamo concepire.”

Ti fa capire quanto diamo per scontate tante cose e invece non dovremmo.

Queste persone ne campi per la maggior parte sono persone che fino a un certo punto hanno fatto la nostra stessa vita, anche in condizioni di benessere, tanti studiavano, si laureavano, e adesso a causa della guerra sono parcheggiati in questi campi per anni. Sono persone che sono uscite di casa in un giorno qualunque e non ci sono più tornate, hanno perso tutto la casa, le loro cose, magari le persone care. E da questi campi non sai mai se tornerai indietro e a cosa tornerai. Quello che non dimenticherò mai è la dignità di queste persone nonostante la condizione, soprattutto delle donne, che cercano di mantenersi in ordine, pulite, ben vestite. Tantissimi bambini crescono in questa precarietà e situazione ‘sospesa’, è stato scioccante.”

Unicef NextGen è un’esperienza importante per Elena Lavezzi per diversi motivi, oltre che per un senso ‘morale’. Esperienze di questo tipo, si sa, arricchiscono la persona, ma, a quanto pare, anche il manager.

“Sto imparando molto, sono entrata in un mondo nuovo completamente, raccogliere fondi in modo strutturato e costante è molto difficile. Ho imparato le dinamiche di un’altra tipologia di ‘impresa’ e aggiunge un pezzo di competenze che mi mancavano. – aggiunge Elena – Mi aiuta a pensare in maniera diversa e creativa, a vedere le cose da nuove prospettive. Questo ovviamente mi completa come manager e penso si rifletta nel lavoro che faccio.

“In Revolut, tra l’altro, la cultura della sostenibilità è ben presente. Dedichiamo molta attenzione al tema della diversity & inclusion, per il quale c’è un team dedicato. Essendo un’azienda oramai di 2200 persone, di 80 nazionalità diverse presente in 20 città nel mondo, questo tema è per noi fondamentale”.

Cosa sono gli Innovation Lab

Gli Innovation Lab sono parte del programma “Generation of Innovation Leaders” di Unicef e hanno l’obiettivo di garantire a centinaia di adolescenti siriani, palestinesi e libanesi ad alto rischio di vulnerabilità presenti nel paese un percorso di apprendimento alternativo e innovativo che permetta loro una maggiore integrazione sociale e l’avviamento al lavoro.

Frequentando i corsi, gli incontri e gli eventi proposti dai Labs, ai giovani è data l’opportunità di sviluppare capacità digitali e imprenditoriali, scoprendo attitudini latenti, accrescendo il proprio potenziale e facendo rete con persone che condividono le stesse idee e progetti.

I Labs sono uno spazio, sia letterale che figurato, per esprimersi, sperimentare, innovare, creare e pensare in modo differente.

Uno spazio che permette ai giovani di credere nuovamente nel proprio futuro e diventare volano del cambiamento del proprio paese.

Scopri di più sul sito di Unicef NextGen Italia

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