Spiridon II, la nave dei bovini condannati: l’OIPA chiede lo stop al trasporto di animali vivi via mare

Con il caso Spiridon II, l’associazione lancia un appello all’Europa per cambiare rotta e salvare milioni di animali ogni anno da un trasporto crudele e insostenibile

Un cargo alla deriva e quasi tremila bovini moribondi e ostaggio di un sistema che li considera semplicemente “merce”. È quanto sta accadendo a bordo della Spiridon II, nave partita dall’Uruguay e bloccata da quasi due mesi al largo della Turchia, simbolo di un’emergenza etica e sanitaria che scuote le coscienze di tanti e chiede risposte immediate.

A sollevare l’allarme è l’OIPA – l’ Organizzazione Internazionale Protezione Animali – che ha scritto alla Commissione Europea per chiedere lo stop definitivo al trasporto di animali vivi via mare. La situazione a bordo è drammatica: oltre 60 animali sarebbero già morti, molti altri sono femmine gravide o hanno partorito in condizioni igienico-sanitarie estreme, incompatibili con ogni minimo standard di benessere animale.

Viaggi infiniti, vita calpestata

Il caso della Spiridon II non è un’eccezione, ma il sintomo di un sistema ampiamente criticato da tempo. Migliaia di animali ogni anno vengono trasportati su navi per giorni o settimane, in ambienti sovraffollati, con ventilazione inadeguata, privi di cure veterinarie adeguate e, spesso, senza accesso sufficiente a cibo e acqua.

Dietro ai lunghi viaggi marittimi – destinati in gran parte all’esportazione verso Paesi extra-UE – si cela una realtà fatta di sofferenze evitabili, con impatti anche sulla salute pubblica. Le carcasse e i liquami prodotti a bordo rappresentano infatti un potenziale pericolo ambientale, oltre che un rischio sanitario per equipaggi, porti e territori toccati.

L’appello dell’OIPA: “Stop immediato o riforma radicale”

Fondata nel 1981 a Milano, l’OIPA è oggi un’organizzazione riconosciuta dalle Nazioni Unite, con sedi e delegazioni in oltre 30 Paesi. La sua missione è semplice e rivoluzionaria: proteggere gli animali e promuovere un nuovo modo di convivere con loro, più etico, consapevole e sostenibile.

Lo fa attraverso azioni legislative, campagne di sensibilizzazione e interventi diretti. Le sue guardie eco-zoofile intervengono quotidianamente contro abusi e maltrattamenti. Ma non basta. Per l’OIPA, è ora di cambiare il sistema.

Di fronte a questo ultimo, tragico caso della Spiridon II, l’OIPA ha avanzato richieste concrete alla Commissione Europea:

  • Divieto totale del trasporto di animali vivi via mare, da sostituire con modalità alternative di commercio;
  • In alternativa, controlli rigorosi pre-partenza, inclusi esami veterinari indipendenti;
  • Ispezioni delle navi, con verifica di ventilazione, spazio e condizioni igieniche;
  • Limiti stringenti sulla durata dei viaggi e sulla densità di carico;
  • Tracciabilità completa e trasparente delle spedizioni.

Una presa di posizione chiara, che richiama l’Europa alle sue stesse linee guida in tema di benessere animale e sostenibilità. “Il trasporto via mare di animali vivi è ormai incompatibile con i valori fondamentali dell’Unione Europea”, afferma l’associazione.

Una questione di civiltà

Oltre all’aspetto strettamente animalista, l’OIPA sottolinea il legame stretto tra allevamento intensivo, trasporto animale e impatti ambientali. La richiesta di porre fine a pratiche “retrograde e disumane” va di pari passo con l’invito a un cambiamento culturale e alimentare profondo: più scelte vegetariane e vegane, e l’introduzione – anche in Europa – della carne coltivata come alternativa concreta e sostenibile.

“Alle soglie del 2026, riteniamo che sia arrivato il momento che l’Europa inizi ad adoperarsi per introdurre il commercio e la produzione di carne coltivata – al pari di quanto avviene già in altri Continenti – per mettere fine a pratiche commerciali retrograde e disumane, a danno di animali utilizzati come merce deperibile.”
Massimo Pradella, Presidente OIPA ETS sede internazionale

Il caso della Spiridon II potrebbe segnare un punto di svolta. La crescente sensibilità dei cittadini europei verso il benessere animale è supportata da numerose petizioni, campagne e prese di posizione istituzionali. Nel 2024, la Commissione aveva promesso una revisione delle normative sul trasporto animale, ma senza risultati concreti fino ad oggi.

Con il 2026 alle porte, la richiesta dell’OIPA appare più che legittima: porre fine a una pratica inaccettabile e guidare l’Europa verso un sistema agroalimentare più giusto, etico e sostenibile.

Scenario: trasporto animali vivi, un problema noto e globale

Secondo i dati della European Food Safety Authority (EFSA), ogni anno oltre 1,5 miliardi di animali vengono trasportati vivi nell’UE, spesso per ragioni commerciali che nulla hanno a che vedere con il benessere degli stessi. Un report dell’Eurogroup for Animals (2023) ha denunciato violazioni sistematiche delle norme europee, chiedendo un divieto progressivo del trasporto a lunga distanza e una transizione verso sistemi locali e tracciabili di produzione e consumo.

Il destino dei bovini sulla Spiridon II non deve essere solo un caso di cronaca, ma l’occasione per ripensare il nostro modello di consumo e produzione, come ricorda OIPA. L’Europa ha oggi l’opportunità – e la responsabilità – di intervenire per garantire diritti e dignità agli animali, tutelare l’ambiente e costruire un futuro alimentare fondato sull’innovazione e sul rispetto della vita.

Concludiamo, sottolineando quali saranni gli esiti della sistuazione sulla Spiridon II se non si risolvono i problemi, li descrive proprio OIPA sul proprio sito: “Le condizioni a bordo sono ormai insostenibili: gli animali sono costretti a stare in piedi nel loro letame, incapaci di sedersi o riposare correttamente. Nessuno si assume la responsabilità di intervenire. Questi animali non hanno una destinazione sicura: se non si interviene immediatamente, è molto probabile che vengano lasciati morire in mare”.

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