La sostenibilità entra ‘nei bagagli’ delle nuove generazioni. Quando si parla di viaggi studio all’estero, oltre sei studenti e genitori su dieci in Italia, Spagna e Polonia dichiarano di essere interessati a programmi con un focus ambientale. In Francia l’interesse si attesta intorno al 50%. Sono i dati emersi da un sondaggio condotto da WEP, organizzazione leader negli scambi culturali, che ha appena ottenuto la certificazione B Corporation.
L’indagine, realizzata tra agosto e settembre 2025 su 1.416 tra studenti e genitori in cinque Paesi europei, fotografa un cambio di prospettiva: scegliere un’esperienza formativa all’estero significa anche fare i conti con l’impatto ambientale del proprio viaggio.
La certificazione B Corp conta per un genitore su cinque
L’Italia si distingue per sensibilità al tema. Oltre il 20% dei genitori italiani considera la certificazione B Corp un criterio determinante nella scelta dell’esperienza all’estero. Un dato significativo se confrontato con la Francia, dove solo il 10% degli studenti le attribuisce lo stesso peso. In Spagna circa il 55% si dichiara interessato a programmi sostenibili, ma la conoscenza del marchio B Corp rimane bassa. In Polonia oltre la metà degli studenti ammette di non sapere cosa sia.
Sul fronte economico, il 34% dei genitori italiani sarebbe disposto a pagare un sovrapprezzo per programmi più attenti all’ambiente, una percentuale in linea con Francia (38%) e Spagna (33%).
Il 53% vuole saperne di più
In Italia quasi sette genitori su dieci mostrano apertura verso viaggi studio focalizzati sulla sostenibilità. Solo il 15% li sceglierebbe senza esitazioni, ma oltre la metà (53%) si dice curiosa e pronta a saperne di più, segnalando un ampio margine per iniziative di sensibilizzazione.
Sul versante dei ragazzi, quasi uno studente su due vorrebbe ricevere dati concreti sulle emissioni e sui progetti di compensazione legati al proprio viaggio. C’è però anche un 35% che ammette di non averci mai pensato.
Progetti locali e concreti preferiti ai crediti di carbonio
Per molte famiglie italiane, la scelta di un viaggio studio sostenibile riflette uno stile di vita che inizia a casa. Sul piano delle azioni quotidiane per ridurre l’impatto ambientale, gli italiani prediligono un approccio pratico: trasporti pubblici e bicicletta (58%) guidano le scelte, seguiti dalla riduzione di acqua ed energia (55%) e dalle pratiche di riparazione e riuso (47%). Percentuali che pongono l’Italia accanto alla Francia, dove la mobilità dolce raggiunge il 66% e il riuso il 49%, e nettamente davanti a Spagna e Polonia, dove queste azioni restano sotto il 40%.
Passando alla compensazione ambientale legata ai viaggi studio, gli italiani mostrano una preferenza netta per iniziative visibili e locali (57%) come la pulizia di spiagge, strade o fiumi dalla plastica. Tra le opzioni preferite dagli studenti primeggiano energie rinnovabili (57%), iniziative locali (52%) e protezione degli habitat naturali (48%). I genitori privilegiano invece le iniziative locali (57%) e l’educazione ambientale (51%), con interesse anche per la protezione degli habitat (39%) e la riforestazione (38%).
Un quadro diverso rispetto ad altri Paesi: in Francia e Belgio vince la riforestazione (fino al 68% tra i fiamminghi), in Polonia le iniziative locali (77%, record assoluto). I crediti di carbonio certificati restano marginali ovunque.
Misurazione dell’impatto e nuovi programmi formativi
“La certificazione B Corporation non è solo un titolo, ma un impegno continuativo”, spiega Thibaut Hardelay, CEO di WEP. “Il sondaggio conferma che il futuro che immaginiamo è già quello che molti scelgono e ci richiedono”.
Con la certificazione, WEP ha definito un piano d’azione che prevede la misurazione dell’impatto ambientale con report dedicati, la progettazione di soggiorni più sostenibili, la selezione di partner con standard elevati e lo sviluppo di programmi formativi con contenuti educativi ambientali integrati.








