Sotto lo stesso cielo: quando la scienza accende le periferie

Un progetto che unisce divulgazione scientifica, inclusione sociale e formazione per ridurre le disuguaglianze educative. Si conclude a Bari l'iniziativa de Il Cielo Itinerante sponsorizzata da iliad per offrire a bambini e bambine opportunità di scoperta e crescita.

Anche in un Paese del G7 come l’Italia, la povertà educativa ha le sue sacche e continua a mettere distanza tra centro e periferia, di città e territori. Un problema rilevante, se si considera che, oltre a essere poco giusta in sè, la poverta educativa è anche alla base della bassissima mobilità sociale del nostro Paese, ovvero la maggiore difficoltà, soprattutto per chi nasce in una famiglia povera, di migliorare la propria condizione economica e sociale rispetto a quella dei propri genitori. Povertà economica sono spesso sovrapponibili, e certamente si alimentano a vicenda in un circolo per niente positivo.

Perciò iniziative come quella che stiamo per raccontare, promossa dalla nonprofit Il Cielo Itinerante e sostenuta da iliad, sono importanti e accendono un faro anche su un altro aspetto problematico dell’istruzione in Italia: il basso coinvolgimento degli studenti sulle materie STEM – Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica.

Obiettivo del progetto: dimostrare che il divario si può colmare partendo dall’affascinante spazio, dalle stelle, dalla scienza che diventa strumento di emancipazione e curiosità.

Cos’è il Cielo itinerante

Il cielo itinerante APS è un’associazione italiana non-profit fondata nel 2021 da Ersilia Vaudo, Alessia Mosca e Giovanna Dell’Erba con l’obiettivo di “portare il cielo dove non arriva”. Con un pulmino carico di telescopi ed esperimenti Il Cielo Itinerante raggiunge, attraversando tutta l’Italia, bambine e bambini che vivono in zone caratterizzate da grandi divari educativi. L’obiettivo è proporre un avvicinamento innovativo alla scienza, “sporcandosi le mani” con esperimenti quali per esempio cucinare comete, costruire razzi o anche vivere una giornata da astronauta. La serata si conclude con l’osservazione delle meraviglie del cielo con un telescopio.

L’esperienza a Bari con Iliad

Si è appena conclusa l’edizione 2025 dei Summer Camp organizzati nelle periferie di Bari, un’esperienza immersiva che ha coinvolto 44 bambini tra i 9 e i 12 anni in una settimana di laboratori scientifici, giochi matematici e attività didattiche pensate per far sentire la scienza “di tutti”. Non si tratta di un evento isolato, in questo caso, ma il tassello di una strategia più ampia che punta a generare un cambiamento strutturale, formando educatori locali e creando presidi stabili di divulgazione scientifica.

Il Cielo che Resta” – così si chiama la nuova rete permanente di divulgazione – nasce proprio per questo: trasformare l’incontro occasionale in presenza continuativa, dando ai ragazzi di contesti fragili la possibilità di scoprire la scienza lungo tutto l’arco dell’anno. Come ha spiegato Ersilia Vaudo, presidente e co-fondatrice dell’associazione:

“Attraverso l’Accademia, abbiamo formato giovani studenti alla comunicazione scientifica con approcci innovativi, con l’obiettivo di garantire ai bambini un’esposizione alla scienza accessibile durante tutto l’anno.”

Un approccio, questo, che risponde a un’urgenza reale. Secondo il rapporto Save the Children 2024, quasi un minore su sette in Italia vive in povertà educativa, con un forte rischio di abbandono scolastico e competenze STEM inferiori alla media europea.

Più in generale, secondo altre indagini, nel 2023, in Italia, più del 70% dei bambini e dei ragazzi tra i 3 e i 19 anni non ha mai messo piede in una biblioteca e, di questi, il 16,8% tra i 6 e i 19 anni non ha avuto l’opportunità di vedere uno spettacolo o di prendere parte a un’attività culturale fuori casa (cinema, teatro, musei, mostre, siti archeologici, monumenti, concerti).

In questo scenario, portare telescopi e laboratori itineranti nelle periferie significa abbattere barriere materiali e simboliche, avvicinare i più piccoli a percorsi che spesso restano prerogativa di chi può permettersi corsi privati o vacanze studio.

Tra le esperienze più apprezzate, la visita a un sito di antenne iliad, che ha permesso ai bambini di comprendere come funziona la rete che ci connette ogni giorno. Un momento di scoperta che ha trasformato una tecnologia invisibile in una storia da toccare con mano.

Ma forse il cuore dell’iniziativa è proprio l’Accademia del Cielo: un percorso che forma giovani divulgatori del territorio in discipline STEM, psicopedagogia e tecniche di didattica inclusiva. È grazie a loro – tutor poco più grandi degli stessi bambini – che la scienza si è trasformata in racconto, gioco, possibilità. Una nuova generazione di educatori che resterà attiva nelle comunità locali, diventando punto di riferimento per bambine e bambini che altrimenti rischierebbero di restare esclusi.

Questi progetti hanno un valore che va oltre i numeri di una singola edizione: costruiscono legami di fiducia, accendono la motivazione allo studio, mostrano che anche nelle periferie si può sognare di diventare scienziati, ingegneri, astronauti. E ricordano che ridurre le disuguaglianze educative non è solo un obiettivo di giustizia sociale, ma un investimento nel futuro collettivo.

In un’epoca in cui le competenze scientifiche ed educative sono sempre più decisive per l’occupabilità e la partecipazione attiva, iniziative come queste rappresentano un esempio concreto di come innovazione, formazione e inclusione possano intrecciarsi in un circolo virtuoso.

Il Cielo Itinerante e iliad hanno dimostrato che “portare il cielo dove non arriva” non è uno slogan, ma un impegno reale per trasformare territori dimenticati in luoghi di opportunità e di scoperta. Un modello che merita di essere sostenuto, replicato e raccontato, per ispirare altre reti di collaborazione e garantire a ogni bambino e bambina – ovunque nascano – il diritto di esplorare, capire e sognare.

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