Bacardi, così cambiamo la vita a giovani neet

Diventare bartender può garantire un futuro. Il progetto di CSR Shake yuour Future promosso da Bacardi formerà 10mila bartender in tutto il mondo entro il 2030. Il 90% dei partecipanti ha trovato un lavoro stabile

In Italia ci sono circa 3 milioni di giovani che non studiano e che al tempo stesso non lavorano. Il neologismo che li definisce è Neet e identifica uno dei più gravi problemi del nostro Paese. Ma cosa si può fare per quei ragazzi e quelle ragazze che arrivano spesso da contesti sociali difficili e che hanno perso la speranza per il futuro? Formare e dare un lavoro. Come da quattro anni fa Bacardi, che ha presentato la terza edizione di Shake Your Future, il progetto di responsabilità sociale dedicato ai più giovani e che quest’anno offrirà a 50 ragazzi la possibilità di seguire gratuitamente un corso di bartending e iniziare a lavorare in un vero locale.

Cinquanta ragazzi che tra Milano, Torino, Roma e Napoli seguiranno un percorso formativo di 10 settimane all’interno di alcune delle scuole da bartender più importanti d’Italia (European Bartender School a Roma e a Milano, Sweet & Sour a Torino e iBar Academy Italia a Napoli) e poi potranno mettere in pratica quello che hanno imparato nei locali delle quattro metropoli. Mettendo voglia e passione per coronare un sogno e, soprattutto, trovare quella speranza per il futuro che pensavano di aver ormai perso. Seguendo, per esempio, la strada di Rodrigo Gentil (nella foto di copertina).

Rodrigo è un ragazzo brasiliano, cresciuto in Amazzonia “in un paesino dal quale ci volevano tre ore di battello per arrivare alla città più vicina”. Da lì è arrivato in Italia, ma lo ha fatto per un motivo sbagliato e le sue scelte lo hanno portato in carcere. Condannato, dopo aver scontato parte della sua pena è stato affidato alla cooperativa sociale Ceas di Roma. Fuori di prigione, ma in un Paese sconosciuto, lontano da casa, con una condanna alle spalle e ben poche speranze per il futuro.

bacardi csr
Martini Shake Your Future 2022 – al centro Stephane Cluzet, Country Manager Italia di Martini & Rossi-Bacardi

Ma Gentil è entrato, proprio grazie alla cooperativa, in contatto con Shake Your Future e l’anno scorso ha preso parte al progetto, si è specializzato grazie allo stage all’Apotheke Cocktail Bar, poi ha prima lavorato dietro al bancone del pub romano “Vale la Pena” e ora si divide tra altri due locali gestiti dalla Ceas di Roma, il Libera e il Soon. L’errore di gioventù è ormai alle spalle e Rodrigo ha trovato la sua strada, e non è il solo.

Il 90% dei partecipanti delle prime due edizioni lavora a tempo pieno, mentre l’obiettivo a livello globale è di formare 10 mila bartender nel mondo entro il 2030, come ha spiegato Stephane Cluzet, Country Manager Italia di Martini & Rossi-Bacardi. Giovani trovati grazie alla collaborazione con diverse associazioni, come il Consorzio Mestieri Lombardia Agenzia 4 a Milano; il Centro Educativo di Accoglienza e Solidarietà a Roma; la Liberi tutti Società Cooperativa Sociale a Torino; le Politiche per il lavoro giovanile di Napoli; il Rotary Club di Palermo; così come Adecco per le politiche attive e Randstad Italia divisione social and inclusion.

Migliaia di ragazzi cui dare un vero futuro. Perché tra chi ha concluso il percorso dal 2018 a oggi e chi, invece, proprio in questi giorni inizierà a prendere dimestichezza con mixer, liquori e banconi del bar, in molti si erano arresi.

Arresi, come appunto succede spesso ai cosiddetti Not in education, employment or training, cioè i Neet. Dicevamo che è uno dei gravi problemi dell’Italia e i numeri lo dicono chiaramente. Il rapporto Eurispes OCSE 2022 dice il 25,1% dei giovani italiani non lavora né studia, contro il 7% di Svezia e Paesi Bassi, mentre peggio del Belpaese fanno solo Turchia (33,6%), Montenegro (28,6%) e Macedonia (27,6%). Dei 3.085.000 Neet in Italia, ben 1,7 milioni sono donne, mentre la maggior parte di loro si concentra al Sud, con la Sicilia che tocca il 30,3%, seguita da Calabria (28,4%), Campania (27,3%) e Puglia (23,6%). Un’emergenza sociale che può trovare una soluzione anche dal bancone di un bar.

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