Biodiversità, come salvare la Capra del Cilento

La storia di Annacarla Tredici, Andrea Giuliano e la Tenuta Principe Mazzacane, dove si lavora per salvaguardare una razza ovina antica e tipica del territorio

«Ognuno di noi quando cerca di salvaguardare un pezzo di bene comune fa qualcosa di buono per l’intera comunità». A parlare è Annacarla Tredici che, insieme al suo compagno, Andrea Giuliano, nel 2018 ha dato vita alla Tenuta Principe Mazzacane, nel Parco Nazionale del Cilento. Qui allevano le capre, per la precisione le capre cilentane, una razza autoctona quasi del tutto sparita dal territorio. Per fare questo hanno totalmente rivoluzionato la loro vita. Per dare il loro contributo alla salvaguardia di quella biodiversità che è la chiave per salvaguardare il futuro del pianeta che abitiamo: una sfida importante, una delle più importanti.

«Siamo sempre stati nel settore agroalimentare con altri ‘ruoli’: – prosegue Annacarla – lui è stato direttore commerciale, sales manager, per alcune aziende agricole italiane in Campania e Sicilia; ancora oggi collabora con un’azienda sul Vesuvio. Io vengo dal giornalismo enogastronomico, sono sommelier e sono stata sempre appassionata di animali e trasformazione. Da bambina dicevo sempre che, se non avessi fatto la giornalista, sarei diventata veterinaria. Pensavamo a questa attività già prima di conoscerci, ognuno per conto suo». Poi nel 2016 si sono incontrati e da subito hanno iniziato a cercare un pezzo di terra su cui costruire il loro futuro. «Nessuno dei due aveva avuto la fortuna di ereditarla, quindi abbiamo dovuto prima acquistarla. Sapevamo bene entrambi il valore aggiunto che avrebbe apportato la razza autoctona. Pertanto abbiamo studiato, ci siamo confrontati per mettere nero su bianco ‘Vis Capra’, un progetto di salvaguardia e valorizzazione della capra cilentana, insieme all’Istituto di Alta Cultura Giambattista Vico». La capra è ciò che accomuna la storia delle famiglie di Annacarla e Andrea: il bisnonno di Annacarla è stato uno degli ultimi allevatori di capra napoletana sul Vesuvio (aveva la stalla quasi a un 1 km dal mare), e il papà di Andrea, da giovane, allevava capre di razza cilentana.

«La nostra idea – spiega Annacarla – è quella di preservare l’identità di un luogo ricco di biodiversità. E lo possiamo fare solo se siamo capaci di trovare armonia e il modus giusto perché il ‘passato’, e tutto ciò che ne fa parte, abbia senso di esistere nel ‘futuro’, attraverso il passaggio nel presente».

La capra di razza cilentana si suddivide in Nera, Grigia e Fulva. Nella Tenuta Principe Mazzacane le capre vengono allevate per il loro latte, da cui si ricavano formaggi e yogurt. Vivono godendo di quelle che si chiamano le cinque libertà: un concetto introdotto nel Brambell Report, uno dei primi documenti ufficiali relativi al benessere animale, pubblicato in Inghilterra nel 1965. Da allora le cinque libertà rappresentano un parametro per capire se un allevamento può essere considerato etico oppure no. «E noi – specifica Annacarla – volevamo essere etici oltre che biologici»: libertà dalla sete, dalla fame e dalla cattiva nutrizione; libertà di avere un ambiente fisico adeguato; libertà dal dolore, dalle ferite, dalle malattie; libertà di manifestare le caratteristiche comportamentali; libertà dalla paura e dal disagio.

Vivere secondo i ritmi della natura, essere sostenibili, valorizzare il territorio, rispettare i bisogni degli animali, sono questi gli obiettivi che Annacarla e Andrea si sono posti quando hanno deciso di cambiare vita ed è così che stanno vivendo e stanno lavorando, definendo la loro azienda come “un modello resiliente di agricoltura sostenibile”. Lo spiega ancora Annacarla: «credo che sia la creatività a conferire resilienza. E a vedere la nascita di nuovi modelli aziendali e di stili di vita. La resilienza di una azienda è strettamente legata alla capacità di uscire dagli schemi di pensiero comune. Nel nostro caso la pandemia ci ha insegnato proprio questo: noi siamo usciti sul mercato con il nostro prodotto nel primo lockdown, messi alle strette dalla crisi. In generale essere resilienti, sostenibili, si può racchiudere in questa capacità di leggere velocemente il ‘futuro’ e trovare la soluzione più ‘green’ possibile per affrontare ed essere un passo avanti alle crisi globali».

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