Il cemento può diventare alleato del clima? La sfida (necessaria) della decarbonizzazione

Con tecnologie come quelle sviluppate da Benewtral, l’industria dei materiali prova a ridurre le emissioni di un comparto responsabile di circa l’8% della CO₂ globale

Quando si parla di crisi climatica, il cemento raramente finisce sotto i riflettori. Eppure è uno dei materiali più utilizzati al mondo e uno dei più complessi da decarbonizzare. A livello globale, la sua produzione è responsabile di circa l’8% delle emissioni di CO₂, è uno dei processi industriali ‘hard to abate’.

La questione non riguarda solo l’energia necessaria per alimentare i forni, ma il processo stesso di produzione del clinker, il componente principale del cemento tradizionale. È durante la “decarbonatazione” del calcare, a temperature che arrivano a 1.450 °C, che si libera anidride carbonica. Secondo il Rapporto di Sostenibilità Federbeton 2024, questa fase è responsabile di circa due terzi delle emissioni complessive del settore. Ridurre il contenuto di clinker o sostituirlo parzialmente è quindi la leva più potente per abbattere l’impronta climatica del cemento.

È proprio in questo spazio di trasformazione che si inserisce Benewtral, startup italiana e società benefit, che punta a sviluppare soluzioni di cemento decarbonizzato, intervenendo sulla composizione del materiale e sui processi produttivi. Non un’operazione di compensazione, ma un tentativo di agire alla radice del problema.

Una filiera che si sta già muovendo

La transizione del cemento non è a zero. La filiera italiana ha già attivato alcune leve di decarbonizzazione, anche se i margini di miglioramento restano ampi.

Nel 2024, sempre secondo il rapporto di Federbeton, grazie a un approccio ‘circolare’ il settore ha recuperato oltre 2 milioni di tonnellate di materiali alternativi – rifiuti non pericolosi, sottoprodotti ed End of Waste – con un incremento del 7% rispetto all’anno precedente. Il tasso di sostituzione delle materie prime naturali si attesta intorno all’8% .

La filiera italiana della calce e delle malte, CAMA, che ha recentemente presentato il secondo Bilancio di Sostenibilità diffuso da CAMA, parte di Federbeton Confindustria, relativo al biennio 2023-2024, segnala positivi progressi: la progressiva sostituzione dei combustibili fossili con biomassa rinnovabile nel 2024 ha coperto circa il 54% del fabbisogno energetico del comparto; inoltre, sfiora il 95% la quota di rifiuti destinati al riciclo e non allo smaltimento.

Anche il rapporto clinker/cemento – un indicatore chiave perché misura quanta parte del materiale più emissivo viene effettivamente utilizzata – è in lieve ma costante diminuzione nel triennio 2022-2024. Segno che il mercato sta progressivamente accogliendo cementi con minore contenuto di clinker.

La soluzione: meno clinker, più innovazione

È su questo nodo che interviene Benewtral, startup italiana che ha recentemente annunciato un aumento di capitale da 7 milioni di euro (qui l’articolo completo su StartupBusiness).

L’obiettivo è sviluppare e scalare cementi a minore intensità carbonica, lavorando sulla formulazione del materiale per ridurre la quota di clinker e integrare componenti alternativi a più basso impatto. Non si tratta di compensare le emissioni a valle, ma di intervenire a monte, sulla chimica del prodotto e sull’industrializzazione del processo.

In un settore definito hard to abate, dove una parte rilevante delle emissioni è intrinseca alla reazione chimica stessa, innovare il materiale significa agire sul cuore del problema. È un passaggio fondamentale se si vogliono costruire infrastrutture coerenti con gli obiettivi europei di neutralità climatica al 2050.

Sul fronte energetico, l’utilizzo di combustibili alternativi per la produzione di clinker ha raggiunto il 25,6% nel 2024. Un dato in crescita, ma ancora distante dalla media europea del 56,4% . Il divario racconta una doppia realtà: da un lato esistono tecnologie e pratiche già mature, dall’altro permangono ostacoli normativi, autorizzativi e culturali che rallentano la diffusione.

Certamente, la sostenibilità del cemento non si gioca soltanto in cementeria. Coinvolge anche il calcestruzzo e i manufatti prefabbricati, cioè ciò che entra direttamente nei cantieri. La vera transizione, quindi, non riguarda un singolo anello della catena, ma l’intero ecosistema delle costruzioni.

Innovare i materiali per costruire città a basse emissioni

Il cemento è un materiale paradossale: altamente impattante nella fase produttiva, ma fondamentale per realizzare infrastrutture resilienti, impianti per le energie rinnovabili, edifici ad alte prestazioni energetiche. Città e grandi opere continueranno ad aver bisogno di cemento.

Decarbonizzarlo è qualcosa che siamo in grado di fare per supportare la transizione ecologica. Soluzioni come quelle sviluppate da Benewtral si collocano proprio in questo scenario: accelerare la riduzione dell’impronta carbonica attraverso nuovi leganti, minore contenuto di clinker e innovazione di processo. Non una sostituzione radicale di un materiale “colpevole”, ma la sua evoluzione.

La sfida è complessa e richiede ricerca, investimenti, politiche coerenti e un cambio culturale lungo tutta la filiera. Ma se il Novecento è stato costruito in cemento, il XXI secolo può scegliere di farlo in modo più leggero per il clima.

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