Educare i figli alla resilienza per navigare l’incertezza

Possiamo trasformare la pandemia in allenamento alla vita

Eccoci nuovamente sulla casella del “via”. Di D.P.C.M. in D.P.C.M. questa pandemia è tutt’altro che finita e, con questa consapevolezza, cresce anche la nostra ansia verso l’incertezza.

I poeti del romanticismo inglese definivano “capacità negativa” la competenza di saper rimanere “sospesi” tra incertezze e dubbi, accettando che, in alcune situazioni, non ci sono soluzioni immediate. La capacità negativa si contrappone a quella tecnica o scientifica, la “capacità positiva”, che permette di trovare soluzioni grazie alla razionalità. Oggi la definiremmo una “competenza trasversale” o “soft skill”.

Tornando ai giorni nostri, sospesi tra una vacillante fiducia nella scienza e il tremendo significato che l’aggettivo “positivo” sta assumendo nelle nostre vite, forse tra le strade possibili merita attenzione proprio quella tracciata dalla letteratura del primo Ottocento, che ci consente, indossando nuove lenti, di trovare rassicurazioni e, se possibile, bellezza nel presente privo di certezze.

Ma come possiamo trovare bellezza in una pandemia globale? E se guardassimo a questo momento non come a una “sosta” ma a un vero e proprio “allenamento alla vita”? Come possiamo trasformare il “sostare nell’incertezza” dei poeti romantici in un “so stare nell’incertezza”, più adeguato ai tempi moderni?

Ce lo spiega Alberto Pellai nel suo libro “Mentre la tempesta colpiva forte”, vero e proprio viaggio interiore che ci riporta alle emozioni, alle paure, alle perdite che abbiamo vissuto durante il primo lockdown da Covid-19 e ne estrapola alcune preziose lezioni che abbiamo imparato rapporto con i nostri figli in questo periodo:

Ci sembra di non farcela. Tutto esplode. Tutto implode. Ma se impariamo a fermarci, a fare di quella sosta un tempo per dirci “so stare” scopriamo che dentro di noi c’è la possibilità di trovare la quiete che ci serve, la sicurezza con cui continuare a tenere il timone nella tempesta.

Pellai parla così della resilienza, la capacità che ci consente di rialzarci dagli eventi dolorosi e traumatici, uscendone più forti (e magari anche migliori). Una competenza utile a tutti, a noi come a nostri figli, così invisibili al mondo esterno ma mai così presenti nelle nostre giornate. E quindi, perché non provare, proprio in questo tempo, a svilupparla insieme?

La resilienza non è una caratteristica che ci portiamo dalla nascita, né una risorsa a cui possiamo attingere nel momento del bisogno. Benché alcuni la sviluppino, mentre altri no, possiamo imparare a costruirla nel tempo, mescolando alla nostra dotazione genetica, le esperienze positive o negative che sperimentiamo nel nostro ambiente sociale di riferimento. Gli scienziati ci dicono che prima iniziamo ad allenarla, più efficacemente potremo esercitarla.

Immaginiamo i nostri figli su un’altalena: le forze alle estremità della leva fanno alternare salite e discese. Il fulcro centrale serve a tenere tutto in equilibrio. Ora immaginiamoli sempre sull’altalena ma con uno zaino pesante sulle loro spalle: quando più sarà pesante lo zaino, tanto più il bambino faticherà a risollevarsi.

Il Center on the Developing Child dell’Università di Harvard, che ha studiato la resilienza sui bambini in condizioni di forte stress, ha scoperto che il fattore più comune per ritrovare il benessere è avere almeno una relazione stabile e impegnata con un genitore, un caregiver o un altro adulto di riferimento.

Tornando all’esempio dell’altalena, il perno che tiene bilanciato l’asse siamo noi genitori. Tuttavia, il nostro perno non è fisso e ben piantato al terreno, ma si sposta, slittando da una parte all’altra per ridare il giusto equilibrio quando le forze esterne cambiano.

È grazie al sostegno che diamo loro, alla nostra presenza costante, che i nostri figli sviluppano capacità chiave che permettono di mettere in atto la resilienza e che consentono di rispondere meglio alle avversità quando le si affrontano, come la capacità di pianificare, analizzare i contesti esterni, regolare emozioni e comportamenti, adattarsi.

Questa combinazione di relazioni di supporto, sviluppo di abilità adattive ed esperienze positive costituisce il fondamento della resilienza. Il risultato è la capacità di rendere una situazione stressante da “tossica” a “tollerabile”. Ecco che allora, esercizio dopo esercizio, questa pandemia ci offre la possibilità di diventare campioni di sfide inattese: per risalire dal fondo tenendoci per mano e riprendere il timone della nostra nave, nonostante la tempesta.

Photo credits: Pexels, Gustavo Fring

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