In Europa e in Italia si sta scrivendo una nuova pagina per il futuro sostenibile della moda e del tessile: quella della responsabilità estesa del produttore, o EPR (Extended Producer Responsibility). Dopo l’approvazione definitiva della nuova direttiva europea, avvenuta a settembre 2025, gli Stati membri dovranno recepire il testo entro 20 mesi, rendendo operativo il sistema entro aprile 2028. L’Italia, nel frattempo, accelera per anticipare i tempi, con una bozza di decreto già in fase avanzata di approvazione. Il traguardo è ambizioso: rendere l’EPR tessile operativo entro il 2026.
Ma cosa cambia davvero per le imprese? E come si stanno preparando i protagonisti della filiera?
Una transizione normativa già in corso
Il tessile è uno dei settori più impattanti in termini ambientali, e la sua trasformazione verso modelli circolari è diventata una priorità per l’Unione Europea. Con la nuova direttiva, ogni produttore o venditore che immette prodotti tessili sul mercato europeo – inclusi quelli che operano tramite e-commerce – dovrà farsi carico dei costi legati alla raccolta, selezione, riuso e riciclo dei prodotti a fine vita.
In Italia, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha pubblicato ad aprile 2025 una bozza di decreto legislativo per l’attuazione dell’EPR tessile, ora al vaglio dell’Ufficio Legislativo. L’approvazione definitiva è attesa entro la fine dell’anno, con entrata in vigore prevista nel primo trimestre del 2026.
La normativa nazionale prevede che siano coinvolti tutti i prodotti tessili – abbigliamento, calzature, accessori, tessili per la casa e anche materassi – e stabilisce che le microimprese avranno un anno in più per adeguarsi. Il principio chiave è semplice ma rivoluzionario: chi inquina, paga. O meglio, chi produce, si prende cura anche della fase post-consumo.
Le imprese chiedono certezza: l’appello dei consorzi
Se da un lato la direttiva europea segna un passo storico verso un’economia tessile più circolare, dall’altro sono le imprese stesse a chiedere a gran voce una rapida definizione del quadro normativo. In un appello congiunto diffuso in questi giorni (fine ottobre 2025), sei consorzi – Cobat Tessile, Ecotessili, ERP Italia Tessile, RE.CREA, ReDress e Retex.Green – sottolineano l’urgenza di adottare il decreto nazionale entro i tempi previsti.
«Un quadro normativo stabile, coerente e pienamente operativo è fondamentale per garantire una gestione efficiente dei rifiuti tessili e consolidare la leadership nella sostenibilità della filiera nazionale», si legge nella nota congiunta. La mancanza di regole chiare, avvertono, ha già rallentato investimenti e innovazione, penalizzando le imprese italiane rispetto ai Paesi europei che hanno attivato prima i propri sistemi EPR.
ReDress: un esempio di consorzio proattivo
Tra i soggetti più attivi nella transizione verso l’EPR tessile c’è ReDress, il primo consorzio no profit italiano dedicato interamente al tessile, nato nel 2024 su iniziativa della multinazionale Reconomy, specializzata in soluzioni di economia circolare in oltre 80 Paesi. ReDress si pone l’obiettivo di aiutare le imprese italiane – piccole e grandi – ad affrontare la nuova normativa, trasformando la compliance in una leva competitiva.
«L’approvazione della direttiva a livello europeo è un passaggio storico. Ci auspichiamo che questo acceleri ulteriormente l’iter di approvazione del decreto anche in Italia», ha dichiarato Sara Faccioli, Presidente del CdA di ReDress.
Il consorzio propone una piattaforma digitale unica, che permette alle aziende di gestire gli adempimenti EPR, monitorare l’immesso sul mercato, tracciare i flussi dei prodotti e generare report conformi alle autorità. ReDress integra anche il Digital Product Passport, uno strumento che anticipa gli standard europei per la tracciabilità e la trasparenza dei prodotti tessili.
Opportunità e sfide per il sistema moda
La nuova direttiva europea EPR impone una vera e propria riconversione culturale e industriale per il sistema moda, chiamato a investire in eco-design, materiali riciclabili, tracciabilità e nuovi modelli di produzione e consumo. Sarà necessario anche rivedere le certificazioni ambientali e i sistemi di governance, come la ISO 14001 o il Modello 231, per integrare efficacemente i nuovi obblighi normativi.
I regimi EPR nazionali dovranno anche affrontare la sfida dell’ultra-fast fashion (Shein, Temu), che genera grandi quantità di rifiuti in tempi brevissimi. Le imprese dovranno adattarsi velocemente per evitare sanzioni, ma anche per cogliere nuove opportunità di posizionamento, reputazione e competitività.

Verso un tessile più responsabile e circolare
Con l’entrata in vigore dell’EPR tessile ormai all’orizzonte, le imprese italiane hanno davanti a sé una doppia sfida: da un lato, adeguarsi alle nuove regole ambientali; dall’altro, trasformare questo cambiamento in un vantaggio strategico. I consorzi si stanno già attrezzando, le tecnologie esistono, le piattaforme sono operative.
Il futuro del tessile in Europa sarà sempre più circolare, trasparente e responsabile. L’Italia ha l’occasione – e la responsabilità – di giocare un ruolo di primo piano in questa transizione, ma serve tempestività. Come ricordano i consorzi: il tempo per agire è adesso.








