La moda sostenibile corre, ce lo dicono le ricerche online

Il fashion world dovrà prendere le misure con il nuovo trend che è qui per restare, quello della moda sostenibile. Un report di Lyst ci dice cosa cercano ora i consumatori

La sostenibilità è ufficialmente diventata un tema ricorrente nel settore della moda, stimolando alcuni marchi a lanciare nuove iniziative, a condividere più informazioni con i propri clienti e a fissare nuovi obiettivi per essere più etici nelle loro produzioni

Così Lyst, l’aggregatore di e-commerce che ogni 3 mesi pubblica la classifica dei brand e dei prodotti di moda più ricercati dagli utenti (Lyst Index Q1 2020), introduce il The 2020
Sustainability Fashion Report’
redatto in collaborazione con Good on You, l’organizzazione che aiuta i consumatori a prendere delle decisioni di acquisto tenendo conto dell’impatto che hanno sulle persone, sul pianeta e sugli animali. 
Il report evidenzia un chiarissimo aumento della sensibilità verso la moda sostenibile, cioè l’antitesi del modello in cui il ciclo di vita di un capo è molto breve e l’attenzione alla produzione e all’impatto ambientale bassa. Molte aziende e brand del fashion ci lavorano da tempo (vedi Stella MacCartney) per costruire una strategia di impatto positivo per il nostro pianeta.
Recentemente anche King Giorgio Armani ha dichiarato che è tempo di rallentare e si è detto favorevole al riciclo: «Dobbiamo salvare il mondo e la vita delle generazioni future. A volte l’industria può essere molto dannosa per la Terra in cui viviamo. Stiamo cercando di risolvere il problema, trovando un equilibrio tra i bisogni industriali e la necessità di respirare».

Stiamo diventanto molto più attenti all’acquisto consapevole, e i dati online in ambito eco-friendly lo dimostrano: in Italia abbiamo appena avviato questo ‘percorso di consapevolezza’, da novembre le ricerche sono aumentate del 20%, e questo è molto incoraggiante.
Ma il confronto con il panorama internazionale può darci un ulteriore stimolo: la Danimarca è prima in classifica per la ricerca di prodotti sostenibili (+ 114%), ultima la Russia (+ 14%); seguono Germania (+ 53%), Spagna (+ 51%), Francia (+50%).
In particolare si evidenzia un aumento del 23% delle ricerche relative al cotone biologico e del 35% dei materiali provenienti da plastica riciclata, dove Adidas si conferma leader per il settore sportivo con oltre il 305% delle visualizzazioni di pagina per le scarpe del marchio.

Prodotti più ricercati

La tendenza che sui social si sta imponendo come “slow fashion” ha evidenziato anche dati relativi a capi ed accessori di seconda mano le cui ricerche sono aumentate da novembre del 45%. Tra i prodotti più ricercati sneakers e jeans ma anche T-Shirt, costumi da bagno e gioelli “etici” e rigenerati.
Good on You prevede che nei prossimi 3 anni, la sostenibilità plasmerà l’industria della moda: “L’attuale cultura della moda usa e getta è intrinsecamente insostenibile e deve mutare. I marchi lungimiranti stanno già ripensando ai propri modelli di business considerando principi sostenibili come la circolarità. Inoltre, stanno anche educando i clienti sulla cura, il riutilizzo e il riciclo degli abiti nel lungo termine”.

Tra i marchi sostenibili che vanno per la maggiore troviamo: Patagonia, Stella McCartney, Veja, Adidas, Reformation, Filippa K, Laura Lombardi, Bassike, WWake, Fisch, Maggie Marylin..

Ricercatissime le sneaker Eclypse della stilista britannica eco-friendly, ma non per tutte le tasche, il prezzo varia dai 350 ai 600 euro circa. Stella MacCartney, pur non rappresentando un brand accessibile a tutti è stata tra le prime firme glamour a svoltare verso la sostenibilità

L’importanza della sostenibilità di filiera: perchè andare oltre la composizione dei materiali

La sostenibilità di prodotto non dipende solo dalla materia prima, ma è necessario che vada integrata lungo tutto la filiera di gestione del ciclo di lavorazione e produzione. Altrettanto importante è la tracciabilità, che garantisce la provenienza delle materie prime, le caratteristiche del prodotto e il rispetto delle regole ambientali e lavorative nelle aziende produttrici.
Secondo lo standard ISO 9001:2000 per tracciabilità di filiera si intende la capacità di risalire alla storia, all’utilizzazione o all’ubicazione di una unità attraverso identificazioni registrate lungo tutta la filiera. La tracciabilità di filiera si ottiene registrando tutte le informazioni relative alle attività svolte sulla unità, e consentendo alle informazioni di fluire lungo l’intera filiera. In questo modo, si raggiunge l’obiettivo sia di tracciare che rintracciare un’unità.
In questo modo è possibile verificare le condizioni nelle quali è stata ricavata la materia prima e capire il livello di sostenibilità della filiera del produttore.
È importante per distinguere attività di greenwashing (strategie volte a costruire un’immagine di sé positiva fasulla) ma anche per supportare chi ha iniziato un percorso di evoluzione con strumenti che lo aiutino a trasformare gradualmente la filiera.
In questa direzione ci possono venire incontro tecnologia e innovazione: la startup italiana CIKIS, per esempio, ha ideato un servizio per i brand della moda volto a misurare e perfezionare i loro standard di sostenibilità, mappando appunto tutto il loro processo per capire e correggere gli aspetti critici.

Immagine di copertina Raphael Lovaski on Unsplash

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