L’impact investing sta finalmente decollando

Investire sul bene fa guadagnare bene

Secondo un articolo del New York Times, scritto da Paul Sullivan, editorialista che si occupa di questi argomenti, uno degli effetti positivi del coronavirus si è vista nei mercati finanziari dove il cosiddetto ’Impact Investing‘ (categoria d’investimento in aziende che generano impatto positivo) sta surclassando gli investimenti in aziende più tradizionali e questo è naturalmente un grande passo avanti non solo d’incoraggiamento, ma di concreto sostegno a quella che noi abbiamo definito ‘the good economy’.

Gli investimenti a impatto sociale, che mirano a promuovere un vantaggio sociale o a prevenire la diffusione di un malessere sociale, hanno superato in modo significativo gli investimenti tradizionali durante la pandemia di Coronavirus. E i loro rendimenti stanno invogliando gli investitori esitanti a rivedere i propri portfolio.

L’Impact investing si concentra tipicamente su tre categorie: ambientale, sociale e di governance, note come E.S.G. [environment, social, governance]. I rendimenti possono essere controllati attraverso vari fondi scambiati in borsa. Ad esempio, l’S&P 500 technology E.T.F. è aumentato del 25% quest’anno, mentre l’S&P 500 energy E.T.F., che include le riserve di petrolio e gas, è diminuito del 34%.

Nel complesso, il 64% dei fondi E.S.G. gestiti attivamente ha migliorato i propri benchmark di riferimento contro il 49% dei fondi tradizionali per tutta la prima settimana di agosto, secondo una ricerca di RBC Capital Markets.

I mercati privati registrano un interesse simile. Ad esempio, Vital Farms, fondata nel 2007 ad Austin, Texas, per la vendita di uova di galline allevate a terra.

“Qualche anno fa, i venture capitalist avevano molti dubbi su un investimento fatto in produzione di uova”, ha detto Dave Kirkpatrick, amministratore delegato di SJF Ventures, uno dei primi investitori privati nella fattoria. Ma la Vital Farms, che è cresciuta grazie agli investimenti privati prima di diventare pubblica alla fine di luglio, ha un valore superiore al miliardo di dollari.

Ora anche altri investitori si rivolgono a lui con domande sull’agricoltura sostenibile e redditizia, ha dichiarato Kirkpatrick, uno dei fondatori di Impact Capital Managers, gruppo commerciale che si propone di dimostrare che l’investimento ad impatto sociale può essere un modo per ottenere rendimenti più elevati.

La crisi legata al coronavirus può essere un punto di svolta per gli investitori facoltosi, che i consulenti considerano da tempo una componente chiave per espandere il mercato degli investimenti che hanno lo scopo di “fare del bene” e forniscono al contempo rendimenti solidi.

“Ogni volta che qualcosa va storto nel mondo, è una spinta ad investire”, ha detto Nancy E. Pfund, managing partner e co-fondatrice di DBL Partners. “C’è una frustrazione generalizzata che qualsiasi cosa le persone abbiano fatto negli ultimi X anni, non stia funzionando”.

Questo ha causato un cambiamento nella strategia, “Le persone stanno accorrendo ad investire, e ora ci sono i ritorni”.

I capitali investiti hanno cominciato a rendere. Nella prima metà dell’anno, secondo un rapporto di Morningstar, 20,9 miliardi di dollari sono andati in Impact Funds, appena al di sotto dei nuovi investimenti per tutto lo scorso anno. (L’investimento del 2019 è stato, a sua volta, quattro volte il totale del 2018).

I dati rincuorano i professionisti che vedono in questo momento la possibilità di smettere di sostenere che i singoli individui siano costretti a rinunciare ai rendimenti in caso di investimenti ad impatto sociale (una convinzione, nota come rendimenti ridotti, che è stata in gran parte smentita).

 “I portfolio a impatto sociale stanno superando in modo molto significativo quelli tradizionali”, ha dichiarato Brad Harrison, co-responsabile di impact investing presso Tiedemann Advisors. “La situazione è peggiorata solo nell’ultimo anno, mentre affrontavamo questa pandemia”.

Eppure, come tutte le altre esperienze di investimento, anche questa è un po’ complessa.

Creare un impact portfolio oggi è più facile di quanto non fosse una volta, ma richiede una notevole attenzione. Eric Lemelson, filantropo e proprietario di un vigneto in Oregon, da quasi 20 anni si concentra sugli investimenti nel settore dell’energia pulita, e il suo portafoglio si compone quasi interamente di investimenti ad impatto sociale nell’ultimo decennio.

“Ho preso la decisione di decarbonizzare l’intero portfolio”, ha detto Lemelson. Ma il passaggio ha richiesto tempo.

 “Con i mercati americani, è stato relativamente facile iniziare il trasferimento”, ha detto. “Con le economie in via di sviluppo, è stato più difficile perché c’era meno trasparenza”.

Il successo ottenuto con il suo patrimonio personale gli ha permesso di guidare le fondazioni di cui fa parte per cambiare i loro portfolio d’investimento. Una, la Lemelson Foundation, è stata avviata da suo padre, Jerome, un inventore con oltre 500 brevetti. Ora, il 75 per cento del suo patrimonio è costituito da investimenti ad impatto sociale.

 “Ho fatto capire alla mia famiglia che, come fondazione, abbiamo l’obbligo di essere leader della gestione”, ha detto.

Tuttavia, Lemelson ha anche sostenuto la sua argomentazione con solidi risultati. “È sempre più evidente che i portfolio d’investimento ben gestiti non rinunciano a nulla”, ha detto.

Anche a dispetto dei dati, il settore si trova ad affrontare situazioni di difficoltà. Proprio l’anno scorso, Daniel e Sheryl Tishman, la cui ricchezza proviene dalle società immobiliari di famiglia, hanno cercato di mettere i 100 milioni di dollari che hanno dato vita alla loro NorthLight Foundation in impact investments, ma si sono scontrati con il rifiuto dei manager.

Kate Sinding Daly, direttore esecutivo della fondazione, che si concentra sull’ambiente, ha detto che un manager interpellato ha detto che quello che stavano cercando di fare non era possibile. Secondo Kate “Questa è una visione vecchia scuola”.

Capire come realizzare la loro teoria d’investimento è stato difficile. Ad esempio, secondo Daly, la fondazione aveva investito tutto in investimenti ad impatto sociale, ma stava ancora passando da un asset all’altro in quel settore.

 “Le tematiche ambientali sono state facili”, ha detto. “Sono le questioni relative ai diritti umani, le questioni di genere, le armi, gli investimenti militari e quant’altro ad essere complesse”.

È una difficoltà che altri investitori incontreranno. Escludere le compagnie petrolifere rimane una scelta semplice. Investire in modi che promuovono un’idea o una tesi – come l’equità sociale – è più complesso. E non è sempre facile neanche per i consulenti farlo bene.

 “Sembra che le nuove domande che riceviamo non vengano dai gestori patrimoniali, ma dagli intermediari – i professionisti e i consulenti finanziari che faticano a separare separare il grano dall’oglio”, ha detto Joshua Humphreys, presidente e socio anziano del Croatan Institute, un think tank focalizzato sull’investimento per il bene comune. “C’è una notevole curva di apprendimento della formazione da parte di molti consulenti”.

Eppure è cautamente ottimista. “Spero che la tendenza stia cambiando, ma sono anche preoccupato che ci sia molto greenwashing in corso”, ha detto, usando un termine che indica quando gli asset manager si limitano a spuntare le caselle che li fanno sembrare come se si preoccupassero degli investimenti ad impatto ambientale, ma non ci mettono davvero molto impegno”.

È importante che i singoli individui guardino all’autenticità degli asset manager e a quanto siano rigorosi i loro metodi di selezione.

Non tutti sono rialzisti in questo momento. C’è un certo scetticismo che influisce sugli investimenti che sembrano buoni perché gli investimenti come le società energetiche e finanziarie nei portafogli tradizionali non hanno avuto un buon andamento negli ultimi nove mesi.

 “La sovraperformance è spiegabile con lo shock subito dall’industria petrolifera”, ha dichiarato Mark Cirilli, co-fondatore e managing partner di MissionPoint Partners, una società di private equity. “Ha molto più a che fare con lo shock della domanda, piuttosto che con le aziende virtuose con alti punteggi E.S.G. che sono meglio gestite in presenza di una pandemia”.

Cirilli ha dichiarato di ritenere che un numero maggiore di investitori individuali, anche scettici, stia spostando capitali in investimenti ad impatto sociale, ma che il fattore trainante sia costituito da solidi fondamentali economici. Le aziende sono costrette a rispondere alle richieste degli investitori che vogliono una maggiore consapevolezza della responsabilità aziendale.

Cirilli ha indicato l’industria alimentare, dove diversi stabilimenti di lavorazione della carne hanno avuto gravi epidemie di coronavirus nei loro impianti, che hanno suscitato preoccupazioni circa la sicurezza e la solidità della catena di approvvigionamento alimentare del paese.

 “Il Covid ha aumentato la consapevolezza della fragilità del nostro sistema economico, e per me questa è una tendenza che si può cavalcare”, ha detto Cirilli.

Per alcuni investitori, però, la speranza è che i forti rendimenti convincano altri a ridisegnare i loro portfolio per concentrarsi sull’impatto sociale”. “Il mercato sta cambiando radicalmente”, ha detto Lemelson. “Questa non è solo un’altra sfida. E’ la sfida”.

Articolo tradotto da originale dal New York Times, 28 agosto 2020

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