Pandemic fatigue, come la mindfulness aiuta i bambini in questo nuovo lockdown

La pandemic fatigue si fa sentire, anche sui più piccoli. Dalla mindfulness tanti consigli per aiutare i bambini a vivere serenamente

No, non è un déjà vu. Non siamo ritornati indietro di un anno: questo nuovo lockdown ci cade sulle spalle in un momento in cui siamo già provati e l’anno passato pesa tanto da lasciarci un generale senso di stanchezza e sconforto. L’OMS l’ha chiamata “pandemic fatigue” ed è la reazione che emerge di fronte ad eventi avversi, prolungati, imprevedibili che colpiscono le nostre vite.

La pandemic fatigue colpisce tutti: noi e i nostri figli. Numerosi studi dimostrano che la chiusura della scuola, la conseguente mancanza di socialità, e l’aumento del tempo passato davanti allo schermo di computer e televisori hanno contribuito a diffondere emozioni negative tra i bambini come angoscia, ansia da separazione, irritabilità, e altre manifestazioni di disagio come la difficoltà di concentrazione e i problemi legati al sonno.

Ne parlano Nicoletta Perini e Daniela Lucangeli nel saggio “I bambini, gli apprendimenti e le emozioni” pubblicato nella guida “Bambini, adolescenti e Covid-19. L’impatto della pandemia dal punto di vista emotivo, psicologico e scolastico” curato da Stefano Vicari e Silvia di Vara ed edito da Erickson.

“Questa situazione, che ci ha tolto una quotidianità più variata, ci può portare ad essere più inclini al rimuginare. Quando rimuginiamo pensiamo troppo allo stesso pensiero, ne siamo come intrappolati. Per contrastare questa tendenza, possiamo cercare di aumentare lo spazio dedicato ad attività piacevoli e anche imparare ad avere un maggior controllo sulla nostra mente, con tecniche di mindfulness, di respirazione, ecc.”, scrivono le Dott.sse Perini e Lucangeli.

I bambini hanno naturalmente meno risorse di noi adulti per superare questa situazione ma possiamo offrire loro alcuni metodi e strumenti per aiutarli.

La mindfulness insegna a prendersi cura di sé, delle nostre emozioni e della nostra mente, e può diventare un valido alleato per la prevenzione o la gestione dello stress, anche per i più piccoli” ci spiega Lavinia Costantino, insegnante di meditazione e Mindful Educator per bambini e ragazzi.

Secondo il suo fondatore Jon Kabat-Zinn, la mindfulness è la capacità di portare l’attenzione al momento presente, in modo intenzionale e senza giudizio. Essere mindful significa essere connessi e accorgerci di tutto quello che ci circonda, permettendoci di viverlo anziché mentalizzarlo o giudicarlo.

“È quello che ci accade quando siamo completamente assorti in un’esperienza, come la visione di un bel panorama o di un’opera d’arte. La nostra mente, che, come sappiamo, fa fatica a rimanere nel presente e spesso viene assorbita da rimuginazioni sul passato, da preoccupazioni e fantasticherie legate al futuro, o da film mentali ambientati in realtà temporali parallele, in quei momenti rimane molto presente nel qui e ora, in contatto con tutte le nostre sensazioni corporee ed emotive. Sperimentiamo allora un profondo relax, non tanto perché stiamo facendo qualcosa di riposante, ma perché, semplicemente, siamo. Ci siamo con la vita”.

I bambini sono maestri di mindfulness. O meglio, tutti noi lo siamo: essere mindful, cioè profondamente connessi con il flusso della vita e in grado di attraversarne le diverse qualità ed esperienze, è la nostra vera natura. Non dimentichiamo che la mindfulness, pur essendo stata formalizzata come un approccio totalmente laico, affonda le sue radici nella meditazione di origine buddista: Buddha diceva che tutti noi siamo originariamente illuminati, ma occorre risvegliarci per non farci irretire dai tranelli della mente che ci portano a vivere maggiormente in contatto con le nostre ruminazioni mentali e con i nostri giudizi, piuttosto che con la vita vera. I bambini sono ancora vicini a questo stato naturale che, da adulti, occorre reimparare: incominciare a praticare da piccoli, quindi, permette di mettere al sicuro una serenità mentale che ci troviamo spesso a dover reimparare da grandi, con maggior fatica”.

Concretamente, come la minfulness agisce sulla capacità di attenzione?

“Quando diciamo a un bambino che deve fare attenzione, non gli spieghiamo mai concretamente come fare. La mindfulness insegna esattamente a portare l’attenzione dove vogliamo che stia, e a riportarla quando ci si distrae: giocando ad ascoltare il respiro, a prendere consapevolezza del corpo e degli stati emotivi, sperimentando profumi e sapori in piena consapevolezza”.

Secondo una ricerca di Mindful Schools (https://www.mindfulschools.org/), associazione americana che opera da decenni attraverso un network di più di 60.000 educatori per portare la minfulness nelle scuole, attivare un percorso di mindfulness già dalla scuola primaria offre numerosi vantaggi: solo 15 minuti di pratica per 2 o 3 volte a settimana possono migliorare fino al 10% la capacità di attenzione, l’8% la calma e l’autocontrollo, il 9% la cura di sé e l’8% la cura verso gli altri. I bambini che praticano la mindfulness riportano anche un migliore rendimento scolastico.

“Un altro aspetto molto interessante offerto dalla pratica, e che non è così frequente nelle esperienze pedagogiche e didattiche, è di educare i bambini all’autoconsapevolezza: meditando, non cambiamo ciò che siamo ma impariamo a stare meglio con ciò che siamo. Un insegnamento prezioso per ricordare ai bambini che possono essere amati per ciò che sono, non per ciò che fanno”.

Il libro “Calmo e attento come una ranocchia” di Elin Snel, contiene alcuni pratici esercizi (e delle tracce audio) che i genitori possono svolgere con facilità a casa, per avvicinare i propri figli a questa pratica e trarne il massimo, anche in questo nuovo, complicato lockdown. Da aprile sarà disponibile anche il libro di Lavinia Costantino “Diventare grandi con la mindfulness. Guida per crescere bambini e ragazzi sereni.

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