Pfas cosa sono e perché dovremmo preoccuparci dei ‘forever chemicals’

Le sostanze per-e polifluoroalchiliche (PFAS) sono una vasta gamma di almeno 15mila composti chimici utilizzati da 70 anni in una varietà di prodotti industriali e di consumo. Conosciute per la loro resistenza all’acqua, all’olio e alle alte temperature, i PFAS sono stati impiegati in tutto, dai rivestimenti antiaderenti delle pentole ai cosmetici alle schiume antincendio. Tuttavia, la loro persistenza nell’ambiente, che è valso loro l’appellativo di ‘forever chemicals’, e il loro potenziale impatto sulla salute umana ( tra cui il cancro, malattie della tiroide, problemi immunitari e riproduttivi) hanno sollevato preoccupazioni significative negli ultimi anni.

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Cattive acque è un film del 2019, basato sulla storia vera raccontata in un articolo del 2016 del New York Times Magazine ‘The Lawyer Who Became DuPont’s Worst Nightmare’. Racconta la storia di un coraggioso avvocato che porta avanti un’azione legale contro la colossale società di produzione di prodotti chimici DuPont a seguito dello scandalo dell’inquinamento idrico di Parkersburg con prodotti chimici non regolamentati.

I PFAS e l’ambiente

Persistenza e bioaccumulo

I PFAS sono noti per la loro incredibile stabilità chimica, il che significa che non si degradano facilmente nell’ambiente. Questa caratteristica li ha portati a essere soprannominati “veleni eterni“. I PFAS possono accumularsi nel suolo, nelle acque sotterranee e negli organismi viventi, causando contaminazione a lungo termine.

Contaminazione dell’acqua

La contaminazione dell’acqua potabile da PFAS è diventata una preoccupazione globale. Questi composti possono infiltrarsi nelle falde acquifere attraverso scarichi industriali, discariche e applicazioni di schiume antincendio. Numerosi studi hanno rilevato la presenza di PFAS in fonti di acqua potabile in tutto il mondo, sollevando interrogativi sulla sicurezza dell’acqua che consumiamo quotidianamente.

Impatti sulla salute umana

Tossicità e malattie correlate

L’esposizione ai PFAS è stata associata a una serie di problemi di salute. Studi scientifici hanno collegato l’esposizione prolungata a livelli elevati di PFAS con problemi di salute come cancro, malattie del fegato, disfunzioni tiroidee e problemi immunitari. I PFAS possono interferire con il sistema endocrino, causando squilibri ormonali che possono avere effetti devastanti, specialmente nei bambini.

PFAS nei prodotti di consumo

Molti prodotti di uso quotidiano contengono PFAS, inclusi abbigliamento impermeabile, utensili da cucina antiaderenti, imballaggi per alimenti e cosmetici. La presenza diffusa di questi composti nei prodotti di consumo rappresenta una fonte costante di esposizione per la popolazione.

Regolamentazione e azioni di mitigazione

Normative globali PFAS

Il settore gode, purtroppo, di molta libertà in quanto ancora poco regolamentato.

Le prime regolamentazioni sui PFAS sono state adottate a livello internazionale con l’inclusione dell’acido perfluorottansulfonico (PFOS) nella Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti nel 2009. Successivamente, altri PFAS come l’acido perfluorottanoico (PFOA) e il perfluoroesano sulfonato (PFHxS) sono stati aggiunti alla convenzione rispettivamente nel 2019 e nel 2022​.

Negli Stati Uniti, una regolamentazione significativa è stata introdotta solo di recente: l’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) ha stabilito linee guida per limitare i livelli di PFAS nell’acqua potabile.

Europa

In Europa, a gennaio 2023, la Germania, i Paesi Bassi, la Danimarca, la Svezia e la Norvegia hanno presentato una proposta formale per un divieto europeo sui PFAS all’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA). Questa proposta rappresenta uno dei passi più ambiziosi verso la regolamentazione di oltre 10.000 diverse sostanze PFAS, con l’obiettivo di ridurre i rischi per l’uomo e l’ambiente. La proposta è ora in fase di consultazione pubblica e, se approvata, potrebbe entrare in vigore intorno al 2026​ (Chemical & Engineering News)​.

In aggiunta, l’Unione Europea ha aggiornato la Direttiva sull’Acqua Potabile nel 2020 per includere limiti più severi per i PFAS, fissando un limite legale di 100 parti per trilione (ppt) per 20 composti PFAS iniziali e pianificando di sviluppare protocolli di test per tutti i 4.700 PFAS noti entro tre anni​.

Fonte: https://foreverpollution.eu/about/

Questi sforzi riflettono un impegno crescente da parte dell’UE per affrontare le sfide poste dai PFAS e proteggere la salute pubblica e l’ambiente da queste sostanze chimiche persistenti.

Oltre agli Stati Uniti e all’Europa, diversi altri paesi stanno adottando normative contro i PFAS.

Asia-Pacific (APAC)

  1. Cina: La Cina sta aumentando le regolamentazioni sull’industria chimica, comprese le sostanze PFAS. Nel 2023, la Cina ha pubblicato la prima lista di nuovi inquinanti per la gestione prioritaria, che include i PFAS.
  2. Giappone e Corea del Sud: Questi paesi stanno allineando le loro regolamentazioni con la Convenzione di Stoccolma, adottando restrizioni specifiche per i PFAS. Ad esempio, la Corea del Sud ha proposto un divieto su otto PFAS nell’industria cosmetica nel 2022.

Canada

Il Canada ha implementato varie misure per controllare e ridurre l’uso dei PFAS. L’Environment and Climate Change Canada (ECCC) ha stabilito linee guida per limitare la concentrazione di PFAS nelle acque potabili e ha promosso la ricerca su metodi di bonifica per ridurre la contaminazione ambientale.

Australia

L’Australia sta adottando un approccio proattivo per gestire l’inquinamento da PFAS, con il National Chemicals Working Group che sta lavorando su linee guida nazionali per limitare l’uso e la dispersione di queste sostanze. Il governo australiano ha anche avviato programmi di bonifica per i siti contaminati da PFAS.

Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda ha iniziato a regolamentare i PFAS attraverso linee guida e regolamenti che limitano l’uso di queste sostanze nei prodotti di consumo e nei processi industriali. Le autorità stanno anche lavorando su strategie di gestione per affrontare le contaminazioni esistenti.

Questi sforzi globali riflettono un impegno crescente per affrontare le sfide ambientali e sanitarie poste dai PFAS, con una varietà di approcci normativi adattati alle esigenze specifiche di ogni paese.

Soluzioni di bonifica

La bonifica dei siti contaminati da PFAS è una sfida complessa e costosa. Diverse tecnologie sono in fase di sviluppo per rimuovere i PFAS dall’acqua e dal suolo, tra cui l’uso di filtri a carbone attivo, resine a scambio ionico e processi di ossidazione avanzata. Tuttavia, la ricerca continua a cercare soluzioni più efficaci e sostenibili.

I PFAS rappresentano una minaccia significativa per l’ambiente e la salute umana. La loro persistenza e capacità di bioaccumulo richiedono azioni immediate e coordinate a livello globale per limitare l’esposizione e mitigare i rischi associati. La consapevolezza pubblica e le normative rigorose sono essenziali per affrontare efficacemente questo problema emergente.

Cause legali contro l’industria PFAS

Negli ultimi anni, c’è stata una crescente ondata di cause legali contro i produttori di PFAS. Tra le più rilevanti quella contro la DuPont (di cui nel film Cattive acque), che finora le è costata diversi miliardi e diverse acrobazie societarie per cercare di ripulire la propria reputazione; e quella contro la 3M. Quest’ultima azienda, l’anno scorso ha accettato di pagare almeno 10 miliardi di dollari alle aziende idriche di tutti gli Stati Uniti che avevano chiesto un risarcimento per i costi di bonifica.

Le cause legali tipicamente sostengono che queste aziende abbiano consapevolmente inquinato l’ambiente e messo a rischio la salute pubblica, pur conoscendo i pericoli associati ai PFAS. I querelanti includono sia individui che affermano di aver subito danni alla salute, che spesso fanno una causa comune (class action); sia enti governativi che cercano di recuperare i costi di bonifica dell’acqua contaminata. Queste cause legali cercano non solo risarcimenti finanziari, ma anche azioni correttive per ridurre l’inquinamento futuro.

«Una delle strategie di difesa più comuni delle aziende incriminate è stata, fin dall’inizio, quella di mettere in discussione le evidenze scientifiche e il rapporto tra l’esposizione ai PFAS e le ricadute sulla salute. – dice in una intervista Robert Bilott, l’avvocato che per primo lanciò l’allarme sulla contaminazione da PFAS e che è protagonista del film Cattive acque. «Le grandi aziende produttrici si oppongono alle richieste di risarcimento, affermando che non ci siano prove sufficienti per dimostrare un rapporto di causa/effetto. È una strategia che si è ripetuta fin dal primo giorno e che è usata ancora oggi: negare la scienza oppure cercare di screditarla invece che discutere a partire dai fatti. È così che hanno tentato di ottenere sconti sulle pene».

Ma le evidenze scientifiche cominciano a essereci. In Veneto abbiamo avuto un caso con molta risonanza e che adesso sarà una base per promuovere azioni legali, in quanto uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Environmental Health” ha dimostrato l’associazione tra esposizione a Pfas e mortalità per malattie cardiovascolari. Nelle province di Vicenza, Padova, Verona (denominate zona rossa) da anni diverse associazioni denunciano una situazione di inquinamento da Pfas che si stima abbia causato nell’arco di 34 anni più di 3.800 decessi oltre le aspettative, una morte in più ogni tre giorni.

Un recente articolo sul New York Times, riporta come gli avvocati statunitensi si stiano preparando a un’ondata di cause legali e class action sul tema PFAS. Oltre alle solite DuPont e 3M, recentemente una causa collettiva è stata intentata una causa collettiva contro Bic, accusata di non aver rivelato che alcuni dei suoi rasoi contenevano PFAS.

Le ricerche, gli studi e le denunce su queste sostanze si sono moltiplicati negli ultimi anni, dimostrando che le PFAS sono state oggi presenti quasi ovunque gli scienziati abbiano cercato: nell’acqua potabile, nella pioggia che cade sui Grandi Laghi, persino nella neve dell’Antartide.

Recentemente il fiume Senna che il governo francese sta cercando di rendere balneabile per le Olimpiadi, è stato ripulito dai batteri ma trovata piena di Pfas. Come altri grandi fiumi: le concentrazioni più rilevanti sono state registrate nell’Elba (Germania), nella Senna, Oise e Somme (Francia) e nel Mehaigne (Belgio).

Sebbene il loro uso sia calato negli ultimi 20 anni, si stima che siano presenti nel sangue di moltissime persone, sicuramente in quelle più esposte. I ricercatori hanno collegato l’esposizione ai PFAS a tumori ai testicoli e ai reni, ritardi nello sviluppo dei bambini, diminuzione della fertilità, danni al fegato e malattie della tiroide.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/PFAS

Queste sostanze chimiche sono così durature che gli scienziati non sono stati in grado di identificare in modo affidabile il tempo necessario per la loro degradazione.

FAQ sui PFAS

1 – Cosa sono i PFAS?

I PFAS sono sostanze chimiche sintetiche utilizzate in una varietà di prodotti industriali e di consumo per le loro proprietà idrorepellenti e oleorepellenti.

2 – Quali sono i rischi per la salute associati ai PFAS?

L’esposizione prolungata ai PFAS è stata collegata a diversi problemi di salute, tra cui cancro, malattie del fegato, disfunzioni tiroidee e problemi immunitari.

3 – Come posso ridurre la mia esposizione ai PFAS?

Per ridurre l’esposizione ai PFAS, si consiglia di limitare l’uso di prodotti contenenti questi composti, utilizzare filtri per l’acqua e scegliere alternative sicure per utensili da cucina e abbigliamento.

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