Piantare alberi, come funziona e perché sempre più aziende lo fanno

Piantare alberi non è solo una moda

La CO2, o anidride carbonica, è il principale imputato tra i gas serra, la sua alta concentrazione è responsabile per il 70% del surriscaldamento globale. E’ il nemico numero uno nella crisi climatica, il nemico che se non viene rapidamente reso inoffensivo può portarci alla rottura definitiva dell’equilibro ambientale terrestre. Il problema della CO2 si affronta con due strategie, secondo quanto ha riconosciuto il Protocollo di Kyoto: da un lato diminuire drasticamente le nuove emissioni nell’atmosfera alla fonte, cioè quelle causate dalle attività umane (produzione, trasporti, agricoltura); dall’altra aiutare l’atmosfera a disintossicarsi dalla CO2 in eccesso, attraverso il ricorso a ‘strumenti’ in grado di assorbire l’anidride carbonica, il principale dei quali ci è offerto dalla stessa natura: è la fotosintesi clorofilliana svolta dai vegetali.

Quante volte ne abbiamo sentito parlare a scuola, già dai libri delle scuole elementari. Eppure non sempre ci è stato spiegato quanto sia importante questa funzione non solo per la pianta, ma per tutto l’equilibrio della natura.

Pertanto, conservare e preservare le foreste è una delle attività più importanti che possiamo fare per aiutare il nostro pianeta a ridurre la quantità di CO2 presente nell’atmosfera. Ma anche piantare nuovi alberi è fondamentale perchè gli alberi dobbiamo ripristinare quella parte di ‘polmone verde’ che il nostro pianeta ha già perso e perchè la fase di crescita di una pianta è quella in cui assorbe più CO2.

Piantare nuovi alberi è un’attività a favore dell’ambiente a cui tutti possono partecipare: persone, amministrazioni, aziende. Esistono enti e società che facilitano questo compito, mettendo a disposizione un servizio di acquisto di alberi a privati e aziende anche in Paesi esteri, dove la piantumazione può favorire anche l’economia locale e la salvaguardia della biodiversità. In Italia c’è Rete Clima, c’è il progetto Impatto Zero di Lifegate, c’è Treedom, Mugo, Biofarm, Tree-Nation, Regala un albero.

Perché un’azienda dovrebbe piantare alberi?

Anche le aziende sono state chiamate dal Protocollo di Kyoto a fare di più per la salvezza del pianeta. D’altra parte per le aziende diventa sempre più importante, anche agli occhi del mercato, distinguersi per le proprie attività di responsabilità sociale, adoperarsi attivamente per la carbon neutrality e comunicare il proprio impegno. Piantare alberi, creare una nuova foresta che porta il proprio nome, è un grande valore per un’azienda, che può coltivare così anche la propria sostenibilità.

Esempi di aziende che piantano alberi

Facciamo un esempio:Cambridge Assessment English

Cambridge Assessment English è un ente certificatore della lingua inglese nel nostro paese (sono promosse anche all’interno delle scuole italiane le certificazioni PET, Ket, First, ecc) e fa un test di lingua online che si chiama Linguaskill,che aiuta persone da tutto il mondo a testare il proprio livello di inglese in modo veloce e affidabile.

Adesso Linguaskill non è più solo un test di lingua online, ma un progetto di forestazione perché Cambridge ha appena cominciato a piantare 400 nuovi alberi in quattro diversi Paesi del mondo.  

La foresta Linguaskill, divisa tra Ecuador, Tanzania, Haiti e Kenya, nasce in collaborazione con Treedom, e permetterà di assorbire parte della CO2 emessa per le attività legate al test Linguaskill, che può essere svolto anche da remoto e a casa utilizzando un computer e una connessione stabile. In questo modo la società sta compensando le sue attività di impatto ambientale.

“Noi di Cambridge siamo sensibili alle tematiche di salvaguardia dell’ambiente e siamo perciò felici di poter contribuire in maniera attiva al benessere ambientale e comunitario a livello globale”, ha dichiarato Nick Beer, Country Head Italy di Cambridge Assessment English.

La CO2 assorbita dagli alberi, nel corso della loro vita, equivarrà infatti a circa 87.250 kg, una quantità pari a quella potrebbe riempire ben 454 tir.  Gli alberi piantati da Cambridge andranno inoltre a unirsi agli altri già presenti sul sito di Treedom, che dalla sua nascita, avvenuta nel 2010 a Firenze, ha contribuito alla piantumazione di più quasi 2 milioni di alberi tra Africa, America Latina, Asia e Italia, portando benefici ambientali, ma anche sociali per tutti i contadini coinvolti nei progetti di piantumazione.

Ogni albero della foresta Linguaskill, come gli altri presenti sulla piattaforma, ha su Treedom una sua pagina dedicata, dove è possibile vedere la geolocalizzazione, la data di piantumazione e le fotografie condivise per aggiornare gli utenti sul progetto che contribuiscono a realizzare. Grazie a queste caratteristiche, gli alberi di Treedom creano un legame duraturo tra le persone e permettono alle aziende di agire per la salvaguardia dell’ambiente e delle comunità che lo abitano.

Susanna Finardi, di Treedom (che è anche una società benefit), sottolinea i tanti benefici dei progetti di piantumazione: “Questa collaborazione avrà una duplice importanza: da un lato farà bene all’ambiente, perché le piante assorbiranno CO2 e proteggeranno la biodiversità, dall’altro, gli alberi, e in particolare le specie da frutto, offriranno un’opportunità di reddito e di miglioramento della qualità della vita alle comunità coinvolte. Insieme, si possono fare grandi cose”.

Facciamo un altro esempio: Echosline

Echosline è un marchio di prodotti per capelli professionale Hair Care Professionale che da alcuni anni ha abbracciato una filosofia vegana e minimalista che la sta portando a rivoluzionare la formulazione di tutti i prodotti affinchè siano più naturali, biodegradabili, e a basso impatto ambientale anche nella confezione. Recentemente ha scelto anche di compensare regalando nuovi alberi alla Terra con Treedom.

La foresta di Echosline è fatta di 350 alberi da frutto, 200 in Camerun e 150 in Madagascar, saranno in grado di assorbire dall’atmosfera circa 33.750 kg di CO2, l’equivalente del contenuto di ben 176 tir e contribuiranno amigliorare la sicurezza alimentare della popolazione rurale, incrementare le risorse agricole locali, tramite formazione sul territorio, tutela e ripristino della biodiversità e contrasto alla desertificazione ed erosione del suolo.

Un altro esempio: Pilot Italia

Pilot Italia è una azienda del milanese specializzata nella stampa di etichette autoadesive, un’azienda familiare che pone attenzione alla sostenibilità ambientale e ad una produzione “low carbon”.

Questa sua anima ambientale l’ha portata a collaborare ai progetti di forestazione urbana di Rete Clima, ente non profit attivo da circa 10 anni in progetti di forestazione nazionale, con un intervento sul territorio locale: coinvolgendo anche tutti i propri dipendenti, che si sono rimboccati letteralmente le mani in prima persona, Pilot Italia ha piantato 250 alberi nella città di Milano partecipando al Progetto Forestazione Italiana di Rete Clima ed al progetto Forestami (promosso dalla Città metropolitana di Milano) allo scopo di rinaturalizzare il territorio locale e di aumentare il patrimonio arboreo cittadino.

Un altro esempio: Flowe

Flowe è la nuova banca digitale e su smartphone del Gruppo Mediolanum, è una società benefit, nata nel segno della responsabilità e della sostenibilità ambientale. Flowe è tutta su app e consente anche ai propri clienti di essere più sostenibili, in quanto ha adottato l’indice Åland che consente a tutti i propri clienti di essere consapevoli dell’impatto ambientale delle transazioni realizzate con la carta di credito, al fine di indirizzarli a scelte più sostenibili e consapevoli. Ma non solo: ad ogni carta Flowe associa un albero piantato in Guatemala.

Grazie alla partnership con zeroCO2, questo progetto di compensare la CO2, sostenere l’economia e l’alimentazione delle famiglie locali e responsabilizzare ogni cliente che sull’app può sapere in tempo reale dove si trova il suo albero e seguire la sua crescita grazie agli aggiornamenti fotografici che l’app invia.


Le aziende che stanno piantando di più nel mondo

Questi sono pochi esempi, in realtà nel mondo sono migliaia le aziende che promuovono questo genere di progetti, sempre più numerose, dalle multinazionali alle piccole imprese, ognuna può scegliere quanti alberi piantare in base alle proprie capacità. Le grandi multinazionali hanno ovviamente le risorse per generare riforestazioni importanti, come mostra la mappa qui di seguito del World Economic Forum: vediamo nomi importanti come Amazon, Apple, Nestlé, Eni, Mastercard, Shell.

Eppure gli sforzi fatti finora non sono ancora sufficienti, perché se anche il WWF ha rivelato che quasi 59 milioni di ettari di foreste si sono rigenerati dal 2000 (pari alla superficie della Francia), altre ricerche mostrano che nello stesso periodo 386 milioni di ettari di copertura arborea sono stati persi.

Gli scienziati dicono che dobbiamo arrivare a piantare oltre un trilione di alberi per avere un impatto, serve un’area come gli Stati Uniti, questa potrebbe assorbire circa due terzi delle attuali emissioni di gas serra derivanti da attività umane.

Un obiettivo ambizioso, forse irragiungibile, ecco perché rimane indispensabile che oltre a piantare alberi si prosegua allo stesso ritmo con la riduzione di nuove emissioni.

Foto di copertina mali maeder da Pexels

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