Plastica riciclata: l’upcycling di Le Pavé che trasforma i rifiuti in materiali da costruzione

In Europa si ricicla meno di un terzo della plastica prodotta, e in gran parte non diventa mai un prodotto nuovo di qualità. Una realtà francese ha costruito un modello industriale che trasforma tappi, vasetti e imballaggi in pannelli per l'edilizia e l'arredamento

I numeri sul riciclo della plastica in Europa raccontano una storia più complicata di quanto si voglia far credere. Nel 2022 solo il 40% dei rifiuti plastici è stato effettivamente riciclato nell’UE. Una parte va in discarica, ma la fetta più grande — oltre il 35% — finisce incenerita. E anche quella che rientra nel circolo del riciclo affronta un ostacolo strutturale: la qualità. La plastica è un materiale che si personalizza facilmente, il che significa che esistono decine di polimeri diversi, spesso mescolati tra loro, difficili da separare e da trasformare in materia prima seconda davvero utilizzabile. Il risultato è che la domanda di plastica riciclata in Europa vale appena il 6% di quella complessiva: i produttori preferiscono il materiale vergine, più economico e prevedibile.

È in questo contesto che si inserisce il lavoro di Marius Hamelot e il suo team di ex-studenti. Nel 2018, a ventitré anni, come punto finale di un progetto universitario, fondò Le Pavé ad Aubervilliers, nella periferia nord di Parigi, con un’idea precisa: raccogliere plastiche post-consumo e post-industriali — tappi, vasetti di yogurt, imballaggi cosmetici, componenti di elettrodomestici — e trasformarle in pannelli leggeri e resistenti per l’edilizia e l’arredamento. Senza aggiungere resine. Senza produrre emissioni extra. Con un metodo brevettato che dà alla plastica una seconda vita strutturale, non solo decorativa. Sette anni dopo, l’azienda ha fabbriche attive, una rete di oltre cinquanta riciclatori partner in tutta la Francia e commesse che includono 11mila sedie per le Olimpiadi di Parigi 2024.

Un materiale pensato per durare

Il prodotto che esce dalle fabbriche di Le Pavé — chiamato SoftSurface™ — è composto al 100% da plastica riciclata e progettato per durare decenni. Non è un sostituto povero dei materiali tradizionali: è pensato per essere competitivo per prestazioni, peso e costo, oltre che per impatto ambientale. E poiché i polimeri usati — principalmente polietilene ad alta densità e polistirene — vengono mantenuti separati nel processo produttivo, il pannello finale è a sua volta riciclabile. La circolarità è integrata nel design, non aggiunta come etichetta.

Attualmente Le Pavé utilizza i suoi pannelli SoftSurface™ in un’ampia gamma di applicazioni per interni ed esterni, grazie alla loro versatilità, resistenza e lavorabilità: rivestimenti e superfici, mobili e arredi, progetti creativi come banconi bar, installazioni eventi ecc.

Molto amati da architetti e designer, sono già state realizzati oltre 2000 progetti con focus su sostenibilità (riciclabili e locali).

Una rete di cinquanta riciclatori

Il modello di Le Pavé è interessante non solo per la tecnologia, ma per come è costruita la filiera. L’azienda lavora con oltre cinquanta riciclatori distribuiti su tutto il territorio francese, che conferiscono gli scarti alle due fabbriche — una ad Aubervilliers, una in Borgogna. È un sistema che trasforma un problema logistico diffuso in un flusso produttivo organizzato.

Per i riciclatori, significa avere uno sbocco garantito per frazioni altrimenti difficili da valorizzare. Per Le Pavé, significa approvvigionamento costante e radicato nel territorio. Non a caso, costruire questa rete ha richiesto anni: Hamelot ha contattato oltre duecento aziende della filiera plastica prima di trovare le giuste integrazioni. È la parte meno visibile del progetto, ma probabilmente la più difficile da replicare.

Le Olimpiadi come banco di prova

Il salto di visibilità è arrivato con Parigi 2024. Le Pavé ha fornito i materiali per oltre 11.000 sedie destinate agli impianti olimpici — una commessa che ha dimostrato due cose insieme: che la produzione è scalabile, e che il mercato degli eventi e delle grandi infrastrutture può essere un cliente serio per i materiali riciclati, non solo un acquirente simbolico.

Il risultato si è visto anche in termini di fiducia degli investitori: quasi dieci milioni di euro raccolti tra BPI France, ADEME e istituti bancari, a cui si è aggiunto il premio Ivy Tech 2025 per Hamelot come giovane imprenditore francese.

Perché il momento è adesso

Le Pavé esiste da sette anni, ma il contesto in cui opera è cambiato molto. Le nuove normative europee — dal regolamento imballaggi alle direttive sulla responsabilità estesa dei produttori — stanno rendendo più costoso smaltire e più conveniente recuperare. La pressione a usare plastica riciclata nei prodotti finiti sta crescendo su tutta la filiera manifatturiera. E la domanda di soluzioni che trasformino rifiuti reali in materiali di qualità, non in pellet da esportare in Asia, è più alta che mai.

Il modello francese non è l’unica risposta possibile, ma è una delle poche già testate su scala industriale. Per chi lavora nel settore delle costruzioni, dell’arredamento o della gestione dei rifiuti, è un caso da conoscere.

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