Storia di Ellen MacArthur, una velista nell’economia circolare

La Dama Ellen MacArthur, da famosa giovane velista si è trasformata nella paladina dell'economia circolare. 'In mare dovevo capire sistemi complessi. Dovevo capire il sistema per vincere. Mentre esaminavo l’economia globale, mi resi conto che anch’essa è un sistema, ma non è un sistema a lungo termine'.

Ellen MacArthur è la fondatrice della Ellen MacArthur Foundation, l’organizzazione no-profit internazionale nata nel 2010 per accelerare la transizione verso un’economia circolare (circular economy), un concetto di sostenibilità non del tutto nuovo, ma reso molto più strutturato, potente, operativo proprio grazie alla Fondazione, che lo ha fatto diventare un riferimento anche per i Governi e le aziende di tutto il mondo.


Questa donna, nata in Inghilterra, nel Derbyshire nel 1976, è davvero sorprendente e determinata.

Prima di dedicarsi alla nascita della Fondazione è stata una velista per diversi anni, ottenendo anche diversi successi in regate internazionali.
Nel 2001, infatti, a soli 24 anni, è arrivata seconda nella regata velica in solitaria Vendée Globe, la concorrente più giovane di sempre a completare il viaggio, fatto che le è valso l’onorificenza Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico (MBE) per i servizi allo sport.
Nel 2003, ha capitanato un tentativo di record del giro del mondo a bordo di un catamarano, ma purtroppo l’impresa si fermò perché si ruppe l’albero maestro.

La determinazione di Ellen è molto viva sin dalla sua infanzia, come racconta in questo Ted Talk.


‘Da bambini, ogni cosa è possibile. La sfida, molto spesso, è continuare a crederlo una volta cresciuti. 

“A quattro anni, ho avuto l’opportunità di andare in barca a vela per la prima volta. Non dimenticherò mai l’emozione di avvicinarci alla costa. Non dimenticherò mai la sensazione di avventura mentre mi imbarcavo e fissavo la minuscola cabina per la prima volta. Ma la sensazione più straordinaria fu la sensazione di libertà, la sensazione che provai quando issammo le vele. A quattro anni, era il senso più grande di libertà che potessi mai immaginare. 

Decisi in quel momento che un giorno, in qualche modo, avrei veleggiato intorno al mondo”. 


‘Feci perciò il possibile per avvicinarmi a quel sogno. A 10 anni mettevo da parte il resto dei soldi del pranzo a scuola. Ogni giorno per otto anni, ho mangiato purè e fagioli stufati, che costavano 4 penny l’uno, e la salsa era gratis. Ogni giorno ammucchiavo il resto in cima al mio salvadanaio, e quando la pila raggiungeva la sterlina, la mettevo dentro, e facevo una croce su uno dei 100 quadrati che avevo disegnato su un foglio. Alla fine comprai una piccola barchetta. Trascorrevo ore seduta lì in giardino sognando il mio obiettivo. Leggevo ogni libro che potevo sulla navigazione, e poi, dopo che a scuola mi dissero che non ero abbastanza intelligente per fare la veterinaria, lasciai la scuola a 17 anni per fare pratica di vela’.

Tra il 2004 e il 2005, Ellen stabilisce il record per il più veloce viaggio in solitaria verso l’equatore, oltre il Capo di Buona Speranza, oltre il Capo Horn e di nuovo verso l’equatore. Il suo tempo di 71 giorni, 14 ore, 18 minuti e 33 secondi è il record mondiale per le 27.354 miglia nautiche (50.660 km) percorse. Al suo ritorno in Inghilterra, le viene assegnata la più grande onorificenza britannica per la sua impresa, la persona più giovane ad averla mai ricevuta: Dama Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico (DBE –  Dame Commander of the Order of the British Empire). Da allora è facile trovarla citata con il termine Dame che precede il suo nome.
Ma la cosa straordinaria di questa donna è che a un certo punto, ancora piuttosto giovane, abbandona la sua carriera nella vela all’apice del successo, per portare in un mondo completamente diverso quello che la vela le aveva insegnato.

“Improvvisamente ho unito i puntini. – dice riferendosi al fatto che in barca si debba gestire con precisione una quantità finita di prodotti, dal cibo all’energia –  La nostra economia globale non è diversa. Dipende completamente da materiali finiti che ci sono dati solo una volta. È stato un po’ come vedere qualcosa di inaspettato sotto una roccia e avere due alternative: o scansare la roccia e scoprirne di più, o mettere la roccia a posto e continuare il mio lavoro da sogno navigando intorno al mondo. 

Ho scelto la prima. Ho scansato la roccia e ho intrapreso un nuovo viaggio di scoperta, parlando con dirigenti, esperti, scienziati, economi, per cercare di capire come funzioni la nostra economia globale. La mia curiosità mi ha condotto in posti straordinari’.

Mi resi conto che il sistema stesso, la struttura in cui viviamo, è fondamentalmente imperfetto.

“E ho capito infine che il nostro sistema operante, il modo in cui funziona l’economia, il modo in cui è costruita l’economia, è un sistema di per se stesso. In mare dovevo capire sistemi complessi. Dovevo prendere numerosi input, dovevo processarli e dovevo capire il sistema per vincere. Dovevo dargli un senso. Mentre esaminavo l’economia globale, mi resi conto che anch’essa è un sistema, ma non è un sistema a lungo termine. 


“E mi sono resa conto che sono 150 anni che perfezioniamo quella che è di fatto un’economia lineare, in cui estraiamo un materiale, ne creiamo qualcosa e poi infine quel prodotto viene gettato via, e sì, parte lo ricicliamo, ma alla fin fine è un tentativo di recuperare il possibile, non è intenzionale. È un’economia che fondamentalmente non può avere lungo termine, e se sappiamo di avere materiali finiti, perché costruiamo un’economia che di fatto consuma le cose, che crea rifiuti? La vita esiste da miliardi di anni e si adatta continuamente per usare al meglio i materiali. È un sistema complesso al cui interno, tuttavia, non c’è spreco. Tutto è metabolizzato. Non è affatto un’economia lineare, ma è circolare”. 

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