Hannah Teichmann, la donna della microchirurgia democratica

Scienziata e imprenditrice, Hannah ci racconta come la robotica renderà accessibile a tutti quella chirurgia che adesso è per pochi

Constatare che cure, medicina e sanità non sono uguali per tutti è, purtroppo, qualcosa di cui prima o poi, si fa esperienza. La distribuzione nei territori delle strutture e del personale medico non è omogenea, a volte determinate cure sono inaccessibili per motivi economici; altre, in casi complessi, non è per tutti possibile accedere al vero e proprio talento medico, il dott House della situazione, oppure ottenere farmaci poco diffusi e molto costosi. Il denominatore comune di queste situazioni è un problema di disuguaglianze di accesso alle cure sanitarie, rilevabile più o meno in tutto il mondo (non a caso è anche uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030).

Molti problemi sanitari possono essere risolti grazie all’innovazione. Per fare un esempio particolare, parliamo di microchirurgia: attualmente le ricostruzioni microchirurgiche sono ancora una specialità che vive il fenomeno del cosiddetto undertreatment, cioè non tutti quelli che potrebbero avere bisogno della terapia possono usufruirne, in parte per la sfida che questi interventi rappresentano. Chi subisce la perdita di tessuto importante in un’incidente stradale, chi un’amputazione di un dito, non è garantito che possa ottenere un reimpianto nell’ospedale dove viene trasferito, rischia di non ricevere una ricostruzione o di ricevere una ricostruzione non allo stato dell’arte, perchè si tratta di interventi che richiedono un’alta specializzazione chirurgica.

Hannah Teichmann è cofondatrice e vice presidente dello sviluppo clinico di MMI, Medical Micro Instruments SpA, una società italiana che ha il suo quartier generale a Pisa e ha ideato delle ‘mani robotiche’ capaci di realizzare interventi di precisione che tra i chirurghi in carne e ossa, pochissimi al mondo riescono a fare.

“Un’ausilio robotico a qualsiasi chirurgo può permettere di eseguire un’intervento con maggiore facilità. – ci dice Hannah, che ha molto a cuore il tema della sostenibilità – Nel nostro caso, la nostra tecnologia apre le porte all’innovazione di procedure da parte di chi è alla frontiera della pratica chirurgica, e comporta anche che chirurghi meno esperti possano eseguire quello che è l’attuale pratica clinica, che richiede una manualità riservata a pochi. Pensiamo alle ricostruzioni post-oncologiche, quante donne che subiscono una mastectomia per un tumore al seno sanno che possono ricevere una ricostruzione usando il proprio grasso dall’addome invece di una protesi di silicone? Non tutte, perché molti ospedali non possono nemmeno offrire il servizio per l’alta specializzazione chirurgica richiesta. Spero che la tecnologia possa avanzare la pratica e facilitare l’accesso alla terapia“.

Hannah Teichmann è anche l’unica imprenditrice italiana presente nella mappa delle imprenditrici innovative top nel mondo realizzata da Business Financing, con lo scopo di parlare di parità di genere e mettere in evidenza i risultati ottenuti da tante donne imprenditrici ed essere di ispirazione.

Lei, Hannah, tedesca-americana-italiana, è sicuramente una donna multitasking: scienziata come formazione, lavora in MMI, è madre di due figli di 9 e 3 anni, è danzatrice e imprenditrice agricola. E’ anche una grande sognatrice, nella sua vita ha ipotizzato di fare la pasticcera, la ballerina, la politica, poi ha indirizzato i suoi studi alle neuroscienze. Anche da un sogno e da una visione è nata la sua società.

“MMI è nata dalla voglia di tre persone di innovare nel campo della sanità. Siamo Giuseppe Prisco, Massimiliano Simi ed io. Ognuno di noi ha un percorso individuale che ci ha portato a intraprendere questo viaggio insieme. Giuseppe Prisco in prima persona aveva già collaborato allo sviluppo del robot chirurgico di maggior successo fino ad oggi realizzato e questo gli ha fornito una visione unica del processo di ricerca e sviluppo e dell’impatto che un dispositivo può avere una volta che arriva sul mercato. Insieme abbiamo identificato che le ricostruzioni in chirurgia plastica, in particolare le ricostruzioni che sono eseguite usando il tessuto proprio del paziente per riparare un difetto, richiedono un livello di precisione e destrezza che noi umani abbiamo in pochi… bisogna suturare vasi sanguigni piccolissimi sotto il microscopio per garantire la riuscita dell’intervento. Oggi si fa a mano, una specie di ricamo superumano con un ago di un decimo di millimetro su un tessuto di un millimetro (diametro del vaso). Da lì nasce la voglia di aiutare il chirurgo con il potenziale della robotica, dove il chirurgo possiede tutto il know how clinico e guida il robot che aggiunge precisione”.

MMI dal 2012 al 2015 si è autofinanziata, modello garage, poi dal 2015 in avanti ha ricevuto diversi investimenti, sia da investitori italiani che esteri, per un totale di 35 milioni di euro, segno che nella tecnologia robotica di questa società c’è un grande futuro. Oggi ha 55 dipendenti, è entrata nel mercato europeo con la tecnologia Symani che ha già eseguito i primi casi clinici di successo a Firenze.

Hannah Teichmann è sensibile a un altro aspetto dello sviluppo sostenibile, ed è la riduzione del gender gap e il sostegno della diversity in azienda.

“Credo che una rappresentanza di entrambi i generi sia un valore intrinseco, questo vale per la rappresentazione delle donne nel tech o nelle scienze, come anche degli uomini in settori maggiormente femminili. Il problema di presenza di generi in diverse professioni nasce già dalla rappresentazione di uomini e donne nei libri per bambini, nei libri di testo, nelle pubblicità…. da genitore mi sento in imbarazzo. Segue il fatto che ci sono pregiudizi fortissimi sulle capacità di qualcuno in base alla loro apparenza e identità, e che pur in coppie o famiglie dove entrambi i genitori lavorano, la stragrande maggioranza del lavoro domestico e genitoriale ricade sulle donne. Il gender gap nel tech, ma anche in generale in qualsiasi settore ad alti livelli manageriali, è un problema enorme, credo ormai riconosciuto”. 

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