Turismo accessibile, il viaggio ‘sensoriale’ per i ciechi

La Compagnia del Relax propone vacanze personalizzate per vedere e conoscere il mondo con un’attenzione diversa. Ce lo racconta il suo promotore Enrico Radrizzani

Il settore del turismo è da sempre uno dei più ricchi di proposte per poter visitare ogni angolo della terra, ma c’è modo e modo per farlo: quelle che propongono La Compagnia del Relax sono “vacanze su misura per chi vuole viaggiare con calma”. L’idea è nata verso la fine degli anni ’90 a Enrico Radrizzani, un tour operator molto atipico di viaggi ecosostenibili, come giustamente li definisce su Facebook: il quale originariamente faceva tutt’altro mestiere, che gli consentiva però di viaggiare molto. Soprattutto in Turchia, e in Cappadocia in particolare, dove ha iniziato a risiedere per buona parte dell’anno già dal 2000: ha cominciato a dare informazioni a chi voleva visitarla e così è nato il suo nuovo lavoro.
“Ho raccolto le esigenze di chi passava, ma soprattutto ho trasferito come mi piaceva viaggiare”, ricorda Enrico. “Sono sempre stato uno che, quando arriva in un posto, si siede in piazza, parla con la gente e cerca di comprendere la cultura locale”: questo modo di approcciarsi ha decisamente colpito i primi turisti che si sono affidati a lui, che gli hanno chiesto subito di organizzare un altro viaggio verso una nuova destinazione.

La passione dei tappeti Kilim di Radrizzani l’ha portato dunque a proporre un itinerario in Iran, dove aveva amici di vecchia data: quindi in Armenia, poi in Georgia, Uzbekistan, fino all’India e oltre. Tuttavia, dato che tali luoghi ricchi di fascino hanno temperature invernali tendenzialmente basse, si è messo alla ricerca di nuovi itinerari: “ho iniziato a esplorare l’Africa, scegliendo quindi nuove mete, come ad esempio Zanzibar”, continua Enrico. “Non si pensi però a un villaggio turistico, ma ai piccoli centri, dove c’è una guida locale che presenta non solo la spiaggia o la foresta delle spezie, ma le molteplici altre ricchezze che quasi nessuno scopre”.

Gustare il viaggio, senza fretta, come in un domino

Va insomma cambiato il paradigma del viaggio: “chi fa oltre 2.000 chilometri in cinque giorni, non può dire di aver visitato la Turchia o qualsiasi altro paese, ma semmai di aver fatto un tour de force”, ribadisce Radrizzani, il quale dedica un’intera settimana solo alla visita della Cappadocia. Alla fine della quale, tutti i turisti hanno voglia di ritornare o di fare altre esperienze, magari legate a quanto visto: è qui che ci fa l’analogia con il domino, in cui non c’è un avversario, bensì un suggeritore, che è il viaggiatore stesso.

Per conoscere un pezzetto del mondo non vale il mordi e fuggi, ma c’è bisogno di tempo, di fermarsi, di incontrare le persone: anche perché il più delle volte ciò che si crede di sapere è filtrato dai media, che tipicamente raccontano le cose che non vanno.
“Molti dei miei viaggiatori sono clienti seriali, c’è chi ha già fatto 10 viaggi con noi, e molto spesso sono bene informati su ciò che desiderano vedere”, riprende Enrico: “chiedo sempre di compilare una lista dei desideri e, in funzione di ciò, vado a modificare un progetto per adattarlo alle loro richieste”.

L’esperienza turistica con le persone cieche

La Turchia è una realtà ricchissima dal punto di vista storico, culturale, geografico, con un fascino e un pizzico di mistero che la rendono una meta di interesse assoluto: Radrizzani ne conosce bene ogni aspetto, avendo iniziato a interagire con la società e la mentalità turca quando ancora non ne parlava la lingua. Così quando ha ricevuto la telefonata di una persona che chiedeva dettagli su un viaggio in Cappadocia, non si è minimamente scomposto quando questi gli ha detto di essere cieco, come la moglie: ha invece pensato a come organizzare la settimana affinché due persone non vedenti potessero gustare appieno ogni aspetto.
Il tour è stato talmente positivo, per tutti i partecipanti, che ha provocato un passaparola pressoché immediato: “è così maturata l’idea di organizzare un viaggio dedicato a persone ipo e non vedenti”, ricorda Enrico. “Ho affinato la formula che in tutti i miei viaggi prevede al massimo 14 partecipanti, ai quali, se sono tutti ciechi, si aggiungono 7 accompagnatori, che funziona molto bene”. Addirittura, dato che i ciechi per capire devono sentire col tatto, La Compagnia del Relax ha avuto l’autorizzazione a superare determinate barriere e toccare ad esempio i bassorilievi di Persepoli, ad avvicinarsi ai dervisci mentre eseguono la loro danza e sfiorare i loro abiti per sentire le balze in movimento; oltre ad altre esperienze analoghe.

Un’eccellente testimonianza di tutto ciò è data dal documentario girato da Diego Monfredini: anzi, il Viaggio Sensoriale in Cappadocia ha ottenuto una grande visibilità e una serie di riconoscimenti, fra cui il primo premio all’International FilmFestival di Imperia nel 2014, da cui è scaturita un’inattesa richiesta da parte di persone vedenti per vivere la stessa esperienza. “Abbiamo voluto evolverci,” sorride Enrico, “reimpostando i viaggi per unire sia persone cieche che non, ai quali viene chiesto di fungere da accompagnatori in alcuni momenti del tour, un aspetto accolto molto volentieri”.

Questo tipo di vacanza è quindi diventato un viaggio sensoriale dedicato a chi vuole imparare a osservare il mondo con un’attenzione diversa: “Per me turismo sostenibile significa rispettare l’ambiente, viaggiare in piccoli gruppi e con calma, incontrare e rispettare la cultura locale, entrando il più possibile a contatto con le persone del posto”.
Queste ultime parole di Enrico Radrizzani sintetizzano molto bene il suo approccio al turismo e, forse ancor di più, quell’educazione a una convivenza civile che dovrebbe essere parte dei valori di ognuno: “nei nostri viaggi cerchiamo di entrare in punta di piedi, di lasciare orme che diventano invisibili come impronte sul bagnasciuga, ma viaggiando lentamente: possiamo così lasciare ricordi nei cuori e tornare a casa con amicizie durature, che fanno la differenza tra una vacanza fatta solo di foto e un viaggio arricchito da rapporti umani”.

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