Regina De Albertis, un’ingegnera edile per costruire città green

Regina De Albertis, eletta alla guida di ANCE Milano, punta al rilancio della città grazie alla rigenerazione verde

La questione delle pari opportunità è uno dei temi che maggiormente caratterizzano il dibattito pubblico, ma sono i fatti che in definitiva danno conferma dei progressi compiuti in questa direzione. Per esempio, un fatto come quello accaduto a Milano all’inizio di luglio, cioè l’elezione di una donna, Regina De Albertis, alla carica di Presidente di ANCE Milano, l’associazione delle imprese edili e complementari delle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza.

La prima donna a ricoprire questa carica

De Albertis, prima donna della storia di ANCE a ricoprire tale carica, non ha ancora compiuto quarant’anni ed è un’ingegnera che lavora nella Borio-Mangiarotti S.p.A., impresa edile di famiglia fondata nel 1920. A dare vita all’azienda furono il nonno di Regina Carlo Mangiarotti e il geometra Filiberto Borio, che nel corso degli anni la portarono ad aprire cantieri in varie regioni d’Italia, costruendo edifici industriali a Savona, Marghera, Massa Carrara ed Agrigento. L’impresa fu protagonista della fase della ricostruzione post-bellica, con la strutturazione di importanti edifici che oggi assumono un rilievo storico.
L’imprenditrice, che già ricopriva la carica di Presidente di ANCE giovani, andrà a guidare un’associazione che da più di 66 anni è la più rilevante realtà parte di ANCE Italia, che aderisce alla Confindustria, alla quale intende dare una sferzata in ottica green.

“La rigenerazione urbana guiderà la trasformazione green del Paese – ha detto la neo presidente di Assimpredil Ance, secondo quanto riporta il Corriere – perché dalle città può nascere un nuovo modello di sviluppo che consenta di trasformare il territorio invertendo tutti i parametri di consumo delle risorse, parametri che per secoli sono stati alla base dei modelli di crescita. La visione per il futuro deve prevedere la costruzione di alleanze di filiera in grado di affermare un nuovo modello di relazioni tra le componenti produttive, ma anche tra la filiera e la comunità. Oggi gli interventi sul costruito devono generare valore ambientale e sociale per le generazioni future”.
Il curriculum dell’ingegnera milanese, laureata al Politecnico di Milano a pieni voti, depone certamente a favore del merito e non di una elezione a supporto di ‘quote rosa’, nel ricoprire tale carica gestirà un gruppo di sette uomini (sei vice-presidenti e un tesoriere). Un background di tutto rispetto che qualche settimana fa ha fatto parlare di lei anche come possibile candidata a sindaco di Milano per la successione di Beppe Sala. Candidatura prontamente smentita dalla stessa De Albertis, che già a fine giugno dichiarava di volersi dedicare esclusivamente alla vita associativa continuando a dare il proprio contributo per lo sviluppo di Milano e dell’Italia intera.

“Ho scelto di accettare questa sfida, di essere alla guida dell’associazione perché questo momento, è così cruciale per le nostre aziende e per il territorio, dobbiamo lavorare insieme per modellare il nostro futuro, prendendo l’orgoglio di essere costruttori e di essere al centro della ripresa economica”.

“Il futuro guarda a città sempre più green, fulcro di un nuovo modo di costruire e di riqualificare l’esistente, che ha interiorizzato i canoni ambientali e della sostenibilità. Il modello culturale di sviluppo legato alla rigenerazione sostenibile è un modello resiliente ed espressione di un mondo che cambia, e lo fa molto velocemente” sottolinea in questo intervento (video) di insediamento.

Le pari opportunità a livello nazionale e internazionale

È evidente come l’elezione di Regina De Albertis si inserisca in un processo di emancipazione e di affermazione del ruolo della donna in Italia, che veda sempre più figure femminili accedere a posizioni di leadership a livello politico, economico e sociale. L’agenda 2030 delle Nazioni Unite, oltre ad occuparsi di ambiente, ha dedicato un obiettivo specifico, il numero 5, alla parità di genere.
Da questo punto di vista, i progressi del nostro Paese in direzione di una reale parità di genere sono misurabili attraverso il Global Gender Gap Report del 2021 del World Economic Forum. Ebbene, analizzando i dati del rapporto pubblicato lo scorso 31 marzo, siamo al 63° posto nella graduatoria mondiale con un indice dello 0,721, dietro Paesi come Burundi, Zambia e Suriname, solo per citarne alcuni, ma anche davanti a Paesi europei come Grecia, Ungheria e Polonia.
Aldilà del posizionamento nel ranking e del relativo punteggio totalizzato, quelli che interessano in questa sede sono alcuni dati di dettaglio. In particolare il nostro Paese ha un punteggio elevato per quanto concerne la tutela della salute e l’istruzione delle donne, ma decisamente più basso per quanto riguarda le opportunità economiche e il potere politico. Il dato che desta maggiore preoccupazione è proprio quello politico, segno evidente di un sistema ancora incapace di dare reali opportunità alle donne nell’ambito della gestione della cosa pubblica e di una scalabilità delle posizioni di vertice dell’establishment ancora proibitiva.

L’elezione di Regina De Albertis è pertanto nel nostro Paese un segnale ancora più importante.

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