Zordan, la benefit veneta che crea i negozi del lusso più belli del mondo

Si può conciliare lusso e sostenibilità? E' quello che fa questa azienda di design profondamente radicata sul suo territorio

Progetti di lusso e punti vendita che sembrano spazi espositivi. C’è Zordan dietro molti dei flagship store (punti vendita monomarca particolarmente belli e originali) più belli del mondo. L’azienda vicentina, con sede a Valdagno, è stata fondata nel 1965 da Attilio Zordan, diventando uno delle più importanti realtà che si occupano della realizzazione di progetti di interior design di alta gamma, dai negozi di brand del lusso ad appartamenti, passando per gli hotel.

Oggi, la Zordan riunisce i suoi servizi in due direttrici aziendali: il mono-brand shopfitting, che comprende tutte le attività per l’arredamento dei negozi al dettaglio del lusso; il tailor-made interiors, la divisione dedicata alle soluzioni di arredamento speciale, nata con l’acquisizione di Delta Arredamenti. La sua presenza internazionale è stata rafforzata con l’acquisto dell’azienda Woodways in Michigan, che consente di avere una sede produttiva strategica nel Nord America. Negli ultimi sei anni il marchio italiano è cresciuto tantissimo, sia in termini di fatturato, sia in termini di diffusione territoriale, arrivando a coprire l’Europa, il Medio Oriente, l’America e altri Paesi nel resto del mondo. Attualmente impiega circa 77 addetti per un fatturato di 19 milioni, del quale il 90 per cento rappresentato dall’export. Dal 2008, con il passaggio del testimone ai tre figli Maurizio, Marta e Alfredo Zordan, ha rafforzato la sua posizione dominante nel mercati internazionali, diventando fornitore dei più importanti nomi del lusso, quali Bulgari, Ferragamo, Tumi, Van Cleef & Arpels, Karl Lagerfeld.

Ma tale crescita non sarebbe stata la stessa senza l’attenzione che Zordan ha sempre avuto negli anni alla sostenibilità economica e finanziaria, etica e alla sostenibilità sociale ed ambientale. Un approccio a lungo termine che ha consentito all’azienda vicentina di diventare una delle prime società benefit in Italia e B Corporation, già nel 2016. Un’identità che ha portato avanti con coerenza e impegno, tanto che lo scorso anno ha ottenuto nuovamente la certificazione di B Lab, con un punteggio migliorato da 81 a 106,5.

Nonostante le limitazioni imposte dalla pandemia Covid-19, Zordan ha saputo bilanciare le attività commerciali con l’attenzione agli obiettivi presi nella Relazione di impatto 2019, salvaguardando le attività a tutela dell’ambiente, delle persone, della comunità, dei clienti e della trasparenza. Nel corso degli ultimi anni è stata impegnata in iniziative a sostegno del proprio territorio, supportando enti senza scopo di lucro e promuovendo l’alternanza scuola-lavoro, e ha portato avanti azioni concrete per ridurre l’impatto ambientale delle sue attività, grazie anche dalla scelta di finiture a basse emissioni, all’individuazione di sistemi in grado di impedire l’utilizzo di sostanze pericolose che vengono poi depurate e riutilizzate, fino alla sostituzione di alcune attrezzature con macchine tecnologicamente avanzate che permettono la riduzione di sprechi energetici e la generazione di un minor quantitativo di rifiuti. Tra i temi cari alla seconda generazione della famiglia Zordan ci sono anche la crescita professionale dei suoi lavoratori e il sostegno culturale della popolazione del suo territorio, auspicando in futuro di promuovere l’integrazione e la collaborazione di giovani, stakeholders, aziende in progetti di sostenibilità e tutela socio-ambientale. Durante la pandemia è stata in prima linea, progettando 272 banchi monoposto, verniciati ad acqua con prodotti antibatterici, che sono stati consegnati alle scuole di Valdagno, grazie a un progetto messo in rete ed open source al quale hanno partecipato diversi progettisti.

Sono le piccole azioni che fanno la differenza e creano un circuito di emulazione positivo‘, così Zordan ha lanciato anche un sito a basso impatto ambientale perché, come si legge nella nuova landing page, il trasferimento di dati su Internet richiede energia elettrica, che crea emissioni di carbonio, influendo sul cambiamento climatico. Il web è responsabile del 3,7 per cento delle emissioni di carbonio nel mondo perché è necessaria un’enorme quantità di elettricità per gestire i centri di elaborazione e trasferimento dati in tutto il mondo. Una piccola azione concreta che rafforza l’impegno assunto dall’azienda, insieme con altre B Corp internazionali, di diventare “net zero emissions” entro il 2030, portando a zero le emissioni nette di CO2. In questa direzione va anche la partnership con la B Corp Treedom, grazie alla quale Zordan ha piantato oltre 300 alberi che hanno assorbito 60.750 Kg di CO2, contribuendo anche a sostenere le comunità locali di cinque diversi paesi. Zordan è, inoltre, tra le circa 50 aziende B Corp italiane che, guidate da Nativa, tra le aziende capofila del movimento, lo scorso luglio hanno lanciato la campagna “Unlock The Change”, il progetto di sensibilizzazione verso una visione economica che comprenda il rispetto per l’ambiente e la società. “Sbloccare il cambiamento” è possibile, basta crederci.

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