Sociolario, una palestra di autonomia e inclusione

Sociolario è una cooperativa sociale che è nata per trasformare i limiti in risorse, costruendo insieme alle famiglie percorsi di autonomia

Per moltissimo tempo ci si è approcciati alla disabilità seguendo una visione assistenzialista, mentre solo in tempi più recenti si parla di inclusione sociale e autodeterminazione. Quando nel 1984 è stata fondata la Cooperativa Sociolario da un gruppo di famiglie di Como si è proprio partiti da questa logica, all’epoca quasi rivoluzionaria: accompagnare le persone con disabilità verso la piena partecipazione alla vita sociale, riconoscendo in ciascuna di loro non solo i bisogni, ma soprattutto le potenzialità inespresse.
Non a caso i primi passi della cooperativa sono stati nella formazione professionale per i giovani con disabilità usciti dalla scuola dell’obbligo: un’intuizione e una risposta alla lacuna nel sistema di servizi pubblici. Come potevano sviluppare competenze e autonomie in un contesto che li vedesse non come portatrici di bisogni e fruitrici di servizi, ma come persone con diritto al lavoro e protagonisti attivi della vita sociale del territorio?

Nato come centro diurno, dove svolgere attività occupazionali per conto terzi, nel 1991 Sociolario si trasforma in cooperativa sociale di tipo A, mentre nel 1994 introduce la gelsibachicoltura come attività educativa e strumento di inclusione: non si trattava solo di una semplice attività occupazionale, ma di un progetto che univa tradizione territoriale, sostenibilità ambientale e crescita personale.
Viene preso in gestione il Centro Sperimentale di Gelsibachicoltura di Cassina Rizzardi trasformando la struttura in un ecomuseo aperto al pubblico, dove i bachi da seta vengono allevati a scopo didattico-dimostrativo: gli stessi utenti di Sociolario gestiscono le visite, diventando guide competenti e appassionate.

Lavoro, inclusione e cooperazione

Fotografia di Gorgio Allara

La visione di Sociolario non si ferma ai confini nazionali, supportando dal 1996 progetti di cooperazione allo sviluppo nei paesi dell’America Latina: l’esperienza maturata nella gelsibachicoltura ha anche l’obiettivo di lottare contro la povertà e l’emarginazione sociale attraverso l’inclusione e la valorizzazione delle competenze locali.
“Nei progetti internazionali ci siamo dovuti confrontare con contesti diversi e risorse limitate”, ricorda Giorgio Allara, presidente della Cooperativa, “ma abbiamo scoperto che l’approccio inclusivo può essere un linguaggio universale”. È un aspetto che testimonia la maturità di un’organizzazione che ha saputo trasformare la propria esperienza locale in un modello esportabile.

Il presidente stesso sottolinea come le cooperative sociali abbiano vissuto un’evoluzione straordinaria, passando dalla tutela del disabile al favorire una integrazione vera e propria. L’inclusione lavorativa deve però rispettare i tempi, le inclinazioni e le possibilità di ogni persona, evitando di imporre modelli standardizzati che potrebbero non essere adatti a tutti: “l’inclusione deve essere autentica e rispettosa delle caratteristiche individuali”, continua il presidente, “solo così può essere davvero efficace e gratificante per tutti”.
È infatti meglio per una persona sentirsi valorizzata in un ruolo adatto alle proprie caratteristiche piuttosto che forzarne l’inserimento in un contesto inadeguato.

Fotografia dell'Inagurazione della casa in testa
Inagurazione di ‘Casa in testa’

Per questo Sociolario si presenta oggi come una realtà in continua evoluzione, capace di adattare i propri servizi alle necessità emergenti del territorio: l’equipe degli educatori lavora per ampliare le possibilità, creando contesti in cui ogni persona possa esprimere le proprie potenzialità. È un approccio che mette al centro l’autodeterminazione, il diritto di ogni individuo a scegliere e decidere per la propria vita.
“Il nostro orientamento è verso l’esterno”, riprende Allara: “abbiamo circa 40 utenti ma a volte si arriva qui in sede e non c’è nessuno, perché sono tutti fuori a fare attività”. Attività molteplici e diversificate, che vanno dall’escursione a cavallo all’orienteering fino a esperienze simil lavorative presso il vicino oratorio. Naturalmente c’è una grande varietà di persone, per cui si trova anche chi fa la spesa da solo, mentre altri hanno un livello di autonomia molto più basso: però possono ugualmente svolgere altri tipi di attività accompagnati da un educatore.

Dal centro diurno a ‘Casa in testa’: una palestra di autonomia

Giorgio Allara spiega che proprio la struttura del Centro Socio Educativo (CSE) si rivolge a persone con diverse disabilità psico-fisiche, abbastanza importanti, offrendo interventi finalizzati a sviluppare varie abilità, potenziando l’autonomia personale e promuovendo l’inclusione sociale e la socializzazione. Il Servizio di Formazione all’Autonomia (SFA) si rivolge invece a giovani adulti con buone autonomie di base, per i quali appare più idonea una proposta maggiormente flessibile e più indirizzata all’autonomia e all’emancipazione.
Ed è proprio da qui che prende vita l’attuale ambizioso progetto denominato Casa in Testa che vuole dare una risposta concreta anche alle famiglie con persone con disabilità, per preparare i propri figli a una vita il più possibile autonoma. (la foto di copertina riguarda l’inaugurazione dell’appartamento)

A tale proposito, Sociolario ha elaborato un progetto innovativo che prevede due appartamenti distinti ma complementari, ciascuno con finalità e livelli di assistenza differenti, ma accomunati dall’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità, pianificando interventi che consentano di prepararle al distacco dal nucleo di origine.
Il primo appartamento, situato di fronte alla sede della cooperativa, è stato acquistato dalla cooperativa nel 2023 e inaugurato nel marzo 2025: è uno spazio di 80 metri quadri che Allara definisce con orgoglio una “palestra per le autonomie”. Non è un semplice alloggio, ma un ambiente strutturato dove le persone con disabilità possono sperimentare progressivamente le competenze necessarie per una vita semi-autonoma.

Fotografia di alcuni ragazzi durante la fase di ristrutturazione della Casa in Testa
Una fase di ristrutturazione della Casa in Testa

“Questo appartamento permette alle persone con disabilità di confrontarsi con le loro capacità e competenze in un contesto protetto ma reale”, spiega il presidente, “preparandole a un futuro più autonomo; dando nello stesso tempo alle famiglie la prospettiva di un futuro possibile. Qualcuno potrà vivere da solo, altri in co-housing, qualcun’altro in famiglia: questo serve per sviluppare un progetto futuro, avendo capito i punti deboli e di forza per ognuno”.
L’appartamento-palestra rappresenta una fase preparatoria fondamentale, dove gli utenti possono mettere alla prova le proprie scelte, imparare a gestire la quotidianità domestica, sviluppare competenze pratiche e sociali, sempre con il supporto di educatori specializzati, che però non sono necessariamente presenti all’interno della struttura. È uno spazio dove l’errore diventa opportunità di apprendimento e dove ogni piccolo progresso viene valorizzato.

Il secondo appartamento si trova in Piazza Duca d’Aosta, alle porte del centro storico di Como, ben servito dai servizi essenziali: concesso dal Comune per 25 anni, questo spazio è destinato a diventare una soluzione di residenzialità leggera per persone con disabilità che hanno già acquisito le competenze necessarie per una soluzione di co-housing.
“Potrà ospitare 4 persone contemporaneamente”, continua Giorgio Allara, “ed è pensato per chi ha già fatto il percorso nella palestra delle autonomie o per chi è naturalmente pronto a questo passo”. È una soluzione abitativa che permetterà di sperimentare una vera inclusione sociale nel tessuto urbano: anche la scelta di essere in un quartiere residenziale della città significa offrire alle persone con disabilità la possibilità di vivere davvero dentro la comunità, non ai suoi margini, proprio secondo la filosofia di Sociolario.

Fotografia di un pranzo in appartamento
Pranzo in appartamento

Un approccio positivo che trasforma il territorio

Il progetto “Casa in Testa” si inserisce in un quadro normativo che negli ultimi anni ha riconosciuto l’importanza di questi percorsi che Sociolario promuove da anni. La Legge 112 del 2016, nota come “Dopo di Noi”, e il più recente Decreto Disabilità del 2024 sostengono proprio tali iniziative, riconoscendo il diritto delle persone con disabilità a costruire il proprio progetto di vita.
Lo sport, la musica, il contatto con la natura, sono ormai dei punti fermi nelle attività della cooperativa, così come la cooperazione con altri enti e cooperative di Como e provincia: “si lavora spesso in rete, anche quando questa non è formalizzata”, conferma il presidente.

Tra i progetti più significativi degli ultimi anni spicca il Progetto EVA: EVoluzione Autismo, cofinanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Regione Lombardia: grazie alla collaborazione di cinque organizzazioni del territorio comasco si è sviluppato un lavoro che ha l’obiettivo di aiutare le persone autistiche a integrarsi in numerosi contesti dove poter socializzare.
Gli ambiti sono la scuola, lo sport, i centri estivi, gli oratori, con attività rivolte principalmente a bambini e giovani: “cerchiamo tutte quegli spazi di socializzazione in cui realizzare l’inclusione sociale”, prosegue Allara, ”che avviene quando le persone con disabilità diventano parte integrante del tessuto sociale, non quando vengono integrate in spazi separati”.

Analogamente, il Progetto IDEA (Io Disegno l’Età Evolutiva) del Comune di Como, nato nel 2023, mette in rete diverse cooperative sociali per creare un’équipe multidisciplinare permanente che accompagni i giovani con disabilità nel definire il loro progetto di vita al termine del percorso scolastico. Il progetto si basa sull’attività presso le serre di Mognano e punta a creare strumenti innovativi di orientamento e valorizzazione del potenziale delle persone con disabilità.

La storia di Sociolario racconta di una trasformazione profonda nel modo di pensare la disabilità e l’inclusione sociale. In quarant’anni, la cooperativa ha dimostrato che è possibile passare da una logica assistenziale a una logica di empowerment, da una visione centrata sui bisogni a una centrata sulle potenzialità.
“Sebbene ci siano ancora molte sfide”, conclude Giorgio Allara, “la società ha fatto progressi significativi nell’inclusione delle persone con disabilità: il nostro compito è continuare a lavorare perché questi progressi si consolidino e si estendano”.

Sociolario dimostra che l’inclusione sociale non è un risultato che si raggiunge una volta per tutte, ma un processo continuo che richiede innovazione, ascolto e capacità di adattamento: ogni persona con disabilità porta con sé una storia unica, inclinazioni e desideri specifici che meritano di essere riconosciuti e valorizzati. Ricordando che l’inclusione autentica nasce dall’incontro tra persone, dalla capacità di vedere oltre le etichette e di riconoscere in ogni individuo un potenziale protagonista della vita sociale.

Sociolario

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