Food Democracy HerWay: il ruolo delle donne per il futuro del cibo

A Firenze, un evento accende i riflettori sul ruolo delle donne nella trasformazione del sistema alimentare verso modelli più giusti, sostenibili e inclusivi

Chi nutre oggi il cambiamento nel mondo del cibo? La domanda ha animato Food Democracy HerWay – Donne che nutrono il cambiamento, evento che si è svolto il 5 febbraio 2026 a Firenze, nella giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare. Una data simbolica per mettere al centro un tema quanto mai urgente: il futuro del cibo non può prescindere dalla leadership femminile. E non si tratta solo di rappresentanza, ma di una diversa visione del mondo, che si fa pratica quotidiana, impresa concreta, cultura e partecipazione.

A organizzare l’incontro è stata UOMOeAMBIENTE Società Benefit, insieme alla Scuola di Scienze Aziendali SSATI e Murate Idea Park, con il patrocinio del Comune di Firenze, dell’Università e di Vetrina Toscana. Un evento pensato come il primo passo di un roadshow nazionale per portare in tutta Italia una riflessione pubblica sul food system e su chi lo guida davvero.

Non solo cibo: un atto politico, sociale e culturale

“Il cibo non è mai neutro”, è stato affermato in apertura. E questa consapevolezza ha attraversato tutta la giornata. Parlare di food democracy significa interrogarsi su accesso, equità, salute, ambiente e giustizia sociale. Ma anche su chi oggi ha il potere di decidere cosa mangiamo, come viene prodotto, chi resta escluso.

Ed è qui che entra in gioco la leadership femminile, raccontata non come una “quota” da tutelare, ma come una chiave trasformativa capace di leggere la complessità e generare valore condiviso. “Le donne non sono una parte marginale della soluzione, ma una forza centrale del cambiamento”, ha sottolineato Maria Giovanna Politano della Fondazione Marisa Bellisario.

Una forza che spesso agisce lontano dai riflettori, ma che regge interi sistemi: nei campi, nei mercati, nelle case, nei luoghi della formazione, nelle imprese, nei territori.

Dal sapere diffuso al potere di decidere

La necessità di riconoscere il contributo femminile nel sistema agroalimentare è stata ribadita con forza da Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, che ha ricordato:

“Le donne portano avanti la produzione di cibo in molte aree del mondo, nonostante siano spesso sottoposte a sopraffazioni, disparità di trattamento, carichi familiari e violenze. Eppure, proprio in una fase di grande trasformazione, sono loro – insieme ai giovani – a poter immaginare nuovi modelli agroecologici, pratiche produttive e forme di impresa che coniughino diversità, diritti e sostenibilità”.

Non è solo una questione culturale. È economica e sistemica. Donatella Cinelli Colombini, imprenditrice e fondatrice del Movimento Turismo del Vino, ha ricordato che le donne gestiscono solo il 21% della superficie agricola, ma producono il 28% del PIL del comparto: “Significa che siamo brave.” Una frase semplice, ma potente, che denuncia un sistema che ancora oggi non valorizza a sufficienza il lavoro e la visione femminile.

Eppure è proprio questa visione a rendere possibile un’agricoltura che sia anche innovazione sociale. Lo dimostra l’esperienza di Nuccia Alboni, agricoltrice siciliana, che con la sua azienda Melanzì ha saputo creare un modello etico e sostenibile, valorizzando le persone, i luoghi e i saperi invisibili: “Una donna in attesa non può essere vista come un problema per l’azienda, soprattutto se a guidarla è un’altra donna”.

Economia circolare, formazione, comunicazione: il cambiamento ha molte forme

La leadership femminile si esprime in tanti modi. C’è chi innova con l’economia circolare, come Simona Gullace di RINA, che ha presentato un nuovo metodo per valorizzare le eccedenze riducendo costi e sprechi. C’è chi crede nella formazione come leva di equità, come Fausta Colosimo di Caffè Trucillo, che ha fondato la prima Accademia del Caffè del Sud Italia per generare “un’alfabetizzazione critica”, soprattutto in un Paese dove la cultura del caffè è data per scontata ma raramente approfondita.

E c’è chi trasforma la comunicazione in uno strumento per “fare sistema”, come ha spiegato Simona Riccio, sottolineando come le donne spesso siano meno visibili ma più capaci di connettere: “La comunicazione ha una grande responsabilità nella costruzione di un racconto che valorizzi davvero la filiera, andando oltre la superficie.”

Politiche locali e visione sistemica

Il futuro del cibo si gioca anche nelle città. A dirlo è la vicesindaca di Firenze, Paola Galgani, che ha presentato i progetti del Distretto del Biologico e dell’economia civile fiorentina, basati su filiera corta, agricoltura urbana e rigenerazione degli spazi verdi. “Crediamo che la transizione ecologica passi anche dalle politiche alimentari”, ha affermato, ribadendo che la visione femminile ha un ruolo decisivo in questo percorso.

Una visione che sa tenere insieme impresa e territorio, cura e sostenibilità, innovazione e memoria. Come ha ricordato la testimonianza di Alessandra Bazzocchi e Roberto Casamenti, osti in un piccolo borgo della Romagna Toscana: “Il nostro lavoro è recuperare un patrimonio che non ha bisogno di codici scritti: i saperi delle donne passavano attraverso la quotidianità del fare, della cura attraverso il cibo.”

Nel pomeriggio l’evento è proseguito con un workshop laboratoriale riservato agli aderenti del Distretto di Economia Civile di Firenze. I partecipanti, suddivisi in tavoli tematici dedicati a educazione alimentare, conversione ecologica urbana e inclusione sociale, hanno lavorato alla costruzione di idee progettuali a partire dagli stimoli emersi nella mattinata. Dopo una presentazione delle opportunità offerte dai bandi europei, nazionali e regionali, i gruppi – accompagnati da esperti facilitatori di UOMOeAMBIENTE – hanno definito obiettivi, partenariati e linee di sviluppo di proposte da candidare su bando nel corso del 2026, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale. Il confronto si è concluso con la restituzione dei lavori e l’individuazione dei prossimi passi operativi.

Nutrire il cambiamento

Food Democracy HerWay è destinato a continuare. Dopo Firenze, toccherà ad altre regioni – Puglia e Friuli Venezia Giulia – raccogliere voci, storie, idee. Perché la trasformazione del cibo non è un gesto simbolico, ma una pratica quotidiana, una visione collettiva, una responsabilità condivisa.

E in questa visione, le donne non chiedono spazio: lo costruiscono ogni giorno. Silenziosamente, ma con impatti profondi. Per un sistema alimentare che non sia solo sostenibile, ma anche giusto, trasparente e democratico. Perché, come è stato detto, il cibo è relazione. E le donne sono relazioni che cambiano il mondo.

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