Banco Farmaceutico, ora aiutiamo anche l’Ucraina

La straordinaria onlus che da anni è una realtà fondamentale per tantissime persone che non possono permettersi l’acquisto di farmaci, si è attivata anche per questa nuova emergenza

Il Banco Farmaceutico nasce a Milano nel 2000 su iniziativa di una quindicina di farmacisti, che si rendono conto che non esiste solo una richiesta di alimenti da parte delle fasce più povere, ma anche di medicinali. Naturalmente ci si focalizza sui farmaci da banco, ovvero quelli che non necessitano di prescrizione medica e che i cittadini pagano di tasca propria: sono state individuate 25 categorie, che coprono la maggior parte delle necessità più comuni.

La Fondazione Banco Farmaceutico Onlus viene costituita formalmente nel 2008 e negli anni ha continuato a crescere nei suoi interventi e nelle sue attività, come ci hanno raccontato il Presidente Sergio Daniotti e il Direttore Generale Franco Lo Mauro. Ci sono delegazioni territoriali in quasi tutte le provincie e sono nate 3 associazioni all’estero in Spagna, Portogallo e Argentina, sono stati ricevuti numerosi attestati e riconoscimenti da più parti, dal presidente Mattarella a Papa Francesco, fino al recente Ambrogino d’Oro ricevuto il 7/12/2021 dal Sindaco di Milano.

Come funziona il Banco Farmaceutico

Da quella prima Giornata di Raccolta del Farmaco presso il capoluogo lombardo si è arrivati quest’anno alla 22esima giornata (diventata nel frattempo una settimana), che ha coinvolto 4.885 farmacie di tutta Italia e ha permesso di raccogliere 485.000 farmaci: numeri importanti e lo sono ancor di più le 600.000 persone povere che saranno aiutate da oltre 1.800 Enti Assistenziali, alcuni dei quali riescono a raggiungere nazioni su cui è molto difficile operare. Si può intuire la complessità organizzativa e di gestione che sta dietro a tutto questo, unita al rigore e all’attenzione che il Banco e gli Enti pongono, per aiutare nel modo più efficace le persone bisognose. È bene sottolineare che il Banco non eroga direttamente alle persone in difficolà, ma mette in comunicazione la domanda (degli Enti) e l’offerta (dei farmaci).
Nei mesi precedenti alla Giornata della raccolta, attraverso questionari, incontri, domande, il Banco Farmaceutico entra in contatto con le varie realtà caritative per conoscere qual è il fabbisogno: quindi viene creato il collegamento con le farmacie più vicine possibili all’Ente, che così possono raccogliere ciò che è effettivamente necessario (facendo preventivamente le scorte adeguate). È altresì rilevante l’informazione verso il pubblico, che è anche più propenso a donare sapendo la destinazione dei medicinali che offre. Il ruolo dei volontari è fondamentale e negli anni il Banco Farmaceutico si è rivelato un luogo di forte ecumenismo: vi confluiscono persone dalle zone più disparate, che provengono da religioni, culture, associazioni, gruppi filantropici di tutti i tipi; dal 2013 la comunità dei mormoni mobilita 400 volontari, giusto per fare un esempio. È poi compito del personale dei vari enti passare in farmacia, ritirare i medicinali raccolti e portarli presso il proprio ambulatorio e darli a chi ha bisogno. È bene sottolineare che non ha senso raccogliere “a prescindere” se non c’è una richiesta da parte degli Enti, poiché sarebbe un inutile spreco, con il problema di smaltire i medicinali in eccesso.

Le donazioni delle aziende farmaceutiche e la guerra in Ucraina

Dal 2011 le donazioni aziendali iniziano a ricoprire un ruolo fondamentale: da quelle che erano occasioni saltuarie si passa a una raccolta metodica. Oggi ci sono oltre 50 case farmaceutiche che periodicamente forniscono le loro medicine al Banco Farmaceutico, rispondendo alle necessità che esso intercetta o a progetti speciali. Proprio come in questo drammatico momento della guerra in Ucraina, in cui è stato chiamato per donare medicinali: il Banco sta operando in collaborazione con alcune aziende farmaceutiche specifiche e con Croce Rossa, Comunità di Sant’Egidio, Cavalieri di Malta e altre realtà affidabili a cui consegnare le donazioni. Tali organizzazioni sono in grado di arrivare a corridoi umanitari o effettuare la consegna presso campi profughi.

Un’immagine tratta dal sito del Banco Farmaceutico indirizzata a esprimere solidarietà agli ucraini e lanciare un appello ai tutti i suoi volontari e partner per attivarsi nell’aiuto

Anche i farmacisti si stanno muovendo a tale proposito, ma è un po’ più complicato, per di più la richiesta di farmaci da banco è tutto sommato limitata; organizzare infine una raccolta attraverso i cittadini è ancora più complicato, c’è una preparazione a monte che richiede mesi e, ripetiamo, va raccolto solo ciò che serve realmente.
Dalle aziende farmaceutiche il Banco riceve anche farmaci etici, che sono indirizzati soltanto a quelle realtà assistenziali che hanno strutture con medici in grado di prescrivere appunto tali tipologie di farmaci.

Il recupero dei farmaci

L’altra attività fondamentale è il Recupero Farmaci Validi non scaduti: si tratta di medicinali che le persone hanno in casa e non usano più, per vari motivi (cambio di terapia, decesso di un parente…). Vengono ritirate esclusivamente le confezioni integre e mai usate, solo di alcune tipologie, che vengono inserite anche in questo caso presso appositi contenitori presenti nelle farmacie che aderiscono all’iniziativa. Il farmacista riveste pure qui un ruolo chiave, facendosi garante dell’integrità del prodotto e della correttezza del farmaco ritirato. Tale controllo viene poi effettuato anche dal personale medico dell’Ente assistenziale, una volta che ha ritirato i medicinali presenti nell’apposito contenitore in farmacia.
Ad oggi il recupero di tali farmaci è possibile in 21 province italiane: grazie alla collaborazione e al sostegno di Intesa San Paolo, ci ha detto Lo Mauro, si è arrivati a questo numero nel corso del tempo. C’è chiaramente l’obiettivo di una sempre maggiore pervasività, che potrà essere raggiunta grazie a ulteriori collaborazioni e investimenti.

Effetto pandemia: aumenta la povertà sanitaria

Il periodo della recente pandemia ha rappresentato un’altra grande sfida che il Banco Farmaceutico ha dovuto affrontare, da diversi punti di vista: le cure sanitarie sono purtroppo diventate una voce di costo che incide sulla vita di moltissime famiglie, non necessariamente tutte quelle considerate in povertà assoluta. Per questa ragione molte di esse si sono rivolte a uno dei 1.800 enti convenzionati con il Banco Farmaceutico che, grazie alla grande quantità di dati raccolti, ha creato sin dal 2013 un Osservatorio con cui monitorare la Povertà Sanitaria: è uno strumento estremamente importante guidato da un gruppo di sociologi ed epidemiologi del mondo universitario che coinvolge diverse realtà che vanno dall’Istat all’Istituto Mario Negri, dalla Croce Rossa alla Caritas italiana. Dall’ultimo rapporto del 2021 emerge che le famiglie in questa situazione sono 5.600.000, aumentate di un milione rispetto all’anno precedente.

Il Banco Farmaceutico ha un sistema informatico che permette di tracciare tutti i farmaci gestiti, sapendo sempre ciò che viene donato e quello che viene distribuito: questo è un passaggio chiave che assicura la correttezza in ogni fase dei processi, all’interno dei quali non va dimenticato il ruolo primario della logistica che rappresenta anche la voce di costo più alto che il Banco deve sostenere: ci sono accordi privilegiati con qualche grande azienda, come ad esempio DHL o Silvano Chiapparoli, ma si può facilmente intuire che oltre 200 tonnellate di farmaci richiedano costi di trasporto che si possono ridurre ma non azzerare.

Il Banco Farmaceutico è una di quelle realtà che qualsiasi cittadino può sostenere, in modi molteplici: con il 5 per 1000, con una donazione, come volontario, con i propri farmaci ancora validi. Perché, come ha detto il presidente Daniotti in udienza dal Papa, “Le risorse che riceviamo non sono per i poveri, ma dei poveri”.

https://www.bancofarmaceutico.org/come-puoi-aiutarci

Scritto da Luca Zaninello

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