ClimateFish, il primo data base dei pesci del Mediterraneo

ClimateFish è un data base che fornisce informazioni sulle specie sentinella del Mar Mediterraneo, quelle specie che ci indicano come sta cambiando il mare e il clima

ClimateFish è il nome del primo data base che dà informazioni sulle specie di pesci presenti nel Mar Mediterraneo. Si tratta di una raccolta dati open access, che sarà consultabile gratuitamente.

Questo data base nasce da un progetto di ricerca che monitora la presenza di quindici specie chiave di pesci indicatori del cambiamento climatico, dette specie sentinella. La ricerca sul campo è stata svolta dal CNR, Centro Nazionale delle Ricerche in collaborazione con ENEA, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile e pubblicata sulla rivista Frontiers.

Sono state scelte quindici specie considerate sentinella nel nostro Mar Mediterraneo: sette specie autoctone, cioè caratteristiche dei nostri mari e otto specie esotiche, tutte provenienti dal Mar Rosso.

Lo studio si è svolto nel corso di quindici anni con regolari campionamenti subacquei. Sono stati analizzati oltre centomila individui delle quindici specie individuate come sentinella del mare. Le aree di ricerca coinvolte sono oltre tremila, localizzate in sette Paesi che si affacciano sul bacino del Mar Mediterraneo.

Nel nostro Mar Mediterraneo le due specie autoctone maggiormente presenti e ritrovate frequentemente nei campionamenti sono la salpa e la donzella pavonina.

Gli studi hanno confermato che le nostre specie autoctone stanno già risentendo del cambiamento climatico che coinvolge il Mar Mediterraneo. Come afferma la responsabile del laboratorio ENEA sulla biodiversità, Federica Pannacciulli, e come emerge dal report dell’ENEA, la quantità di individui presenti e la distribuzione geografica delle salpe risentono dell’aumento della temperatura media del Mar Mediterraneo oltre che della competizione con altre specie di pesci erbivori di origine tropicale.

Il Mar Mediterraneo si sta surriscaldando

Questa ricerca sulle specie di pesci sentinella, pesci che indicano il cambiamento climatico in atto, porta alla luce ulteriori dati sul mare che già conosciamo:

• Il Mar Mediterraneo ha un tasso di riscaldamento tre volte più veloce di quello dell’Oceano perché è un mare chiuso con scarsa circolazione di correnti

• Il Mediterraneo è definito uno hot-spot, un punto caldo da monitorare, per la sua biodiversità e per il cambiamento climatico.

• L’aumento della temperatura media delle acque di questo mare evidenzia tre nuovi fenomeni che saranno da tenere sotto controllo e da studiare: la desertificazione marina, la meridionalizzazione e la tropicalizzazione delle specie.

Il fenomeno del surriscaldamento delle acque è già in atto e riguarda in particolare la zona orientale del Mar Mediterraneo. Attorno all’isola di Creta i ricercatori hanno registrato un aumento delle temperature delle acque pari a 1,65°C.

La meridionalizzazione ha portato nuove specie esotiche erbivore all’interno del nostro mare. Un esempio di questi nuovi arrivi è il pesce coniglio che si nutre di numerose specie vegetali presenti sui fondali marini e porta alla luce un fenomeno conosciuto come desertificazione marina.

Molte specie hanno ampliato la loro distribuzione geografica: sono specie che si sono spostate verso nord dove la temperatura delle acque è meno elevata. Alcuni esempi di specie che hanno manifestato questo comportamento sono il pesce pappagallo e la donzella pavonina.

C’è poi una tropicalizzazione, ovvero aumenta nel Mar Mediterraneo il numero di specie tropicali di pesci che solo qualche decennio fa era impossibile trovare nel nostro mare. Se nel 2002 si contavano circa 90 specie esotiche che avevano raggiunto il Mar Mediterraneo, i dati del 2020 ne registrano 188.

Un ricercatore effettua il censimento visivo, cioè indica nella tabella le specie che incontra nella sua paziente attività di osservazione

Come cambia l’ecologia marina del Mar Mediterraneo

Lo scorso autunno un ulteriore studio scientifico aveva messo in evidenza la presenza del granchio blu e altre specie aliene nel bacino del Mediterraneo, che con un tasso di riscaldamento circa tre volte più veloce di quello dell’Oceano, è un hot-spot sia di biodiversità sia del cambiamento climatico.

Questo fenomeno è legato all’arrivo di specie aliene invasive e causa numerosi danni agli ecosistemi marini, danni che si sommano a quelli apportati dal fenomeno dall’acidificazione delle acque.

Il nuovo studio di ENEA e CNR che ha dato origine al database ClimateFish ha coinvolto anche la popolazione locale. I pescatori sono stati intervistati come depositari della memoria storica degli habitat e dei pesci presenti nel Mar Mediterraneo nel corso dei decenni.

Per avere un quadro più completo di come è cambiata l’ecologia marina di questo mare nel corso del tempo, sono state scelte 95 località diverse di nove Paesi del Mediterraneo e sono stati intervistai oltre cinquecento pescatori di età compresa tra i 28 e gli 87 anni. La ricerca ha registrato dati complessivi pari a quindicimila anni di osservazioni del mare.

Tra le specie che i pescatori hanno citato come nuove nel Mar Mediterraneo, specie tipiche di acque calde, troviamo il pesce palla maculato e il pesce flauto. Fanno parte del gruppo di specie che si stanno spostando verso nord perché la temperatura dell’acqua è diventata più calda il barracuda mediterraneo e il pesce serra.

ClimateFish è una nuova interessante raccolta dati sullo stato di salute del Mare Nostrum che ci aiuterà a capire i cambiamenti in atto e ad agire per mantenere un sano equilibrio tra le specie e gli habitat del Mediterraneo.

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