Come va la democrazia oggi nel mondo? Non bene

Non facciamoci illusioni, sulle libertà e la democrazia nel mondo non stiamo andando avanti

Un aspetto molto importante dello sviluppo sostenibile riguarda la crescita della democrazia e delle libertà civili. Ce lo dice l‘Agenda 2030 delle Nazioni Unite che all’Obiettivo 16 parla di ‘Pace, giustizia e istituzioni forti’, dove per istituzioni forti si intende ovviamente sane, responsabili, non corrotte, efficenti, liberali, elettive, democratiche.

E’ un obiettivo di cui si parla meno rispetto a quelli climatici ed economici, eppure possiamo considerarlo alla base stessa del progresso in tutti gli altri settori, in quanto non potranno mai essere raggiunti gli altri obiettivi se le comunità e le nazioni non sono guidate da ‘istituzioni forti e democratiche’.

Purtroppo, quello della democrazia è un tema ancora molto fragile se usciamo dai confini nazionali e guardiamo il mondo, le democrazie liberali sono diminuite nell’ultimo decennio da 41 a 32 Paesi, solo il 14 per cento della popolazione mondiale vive in queste fortunate nazioni.

Secondo la società di analisi Statista, oggi si sta vivendo un momento di particolare fragilità, anzi stando ai dati raccolti che hanno generato il grafico qui sotto, recentemente vi è stato un vero e proprio crollo verticale.

democrazia oggi

La quota del mondo che vive in una democrazia elettorale o liberale ha raggiunto il suo massimo nel 2000, quando la cifra era al 54%, quindi appena la metà del mondo. Ma questo dato ha subito un brusco calo nel 2019, scendendo dal 50 per cento ad appena il 32. Mentre la fragilità della democrazia è evidente anche altrove nel grafico (per esempio negli anni ’40 ha contributo il boom del nazi-fascismo in Europa e a fine anni ’70 l’invasione della Cecoslovacchia da parte dell’esercito societico), questo è l’esempio più drammatico nei tempi recenti.

La causa principale di questo calo è considerata l’India, declassata da parte di Freedom House, osservatorio indipendente delle libertà nel mondo, a “democrazia parzialmente libera”; mentre un altro osservatorio, il V-Dem Institute dell’Università di Göteborg dopo la vittoria di Narendra Modi (Partito nazionalista Indù) nelle elezioni del 2019, l’ha definita una “autocrazia elettorale”. Quest’ultimo declassamento è stato giustificato dalla presunta “maggiore pressione sulle organizzazioni per i diritti umani, crescente intimidazione di accademici e giornalisti, e un’ondata di attacchi bigotti, compresi i linciaggi, rivolti ai musulmani” che portano a un “deterioramento dei diritti politici e delle libertà civili”.

La democrazia è fragile, e Freedom House avverte che “la caduta dell’India dai ranghi superiori delle nazioni libere potrebbe avere un impatto particolarmente dannoso sugli standard democratici globali”.

Democracy report 2021 di V-Dem

Secondo questo rapporto ci sono altri Paesi del G20 (quindi tra le maggiori potenze mondiali) che sono diventate ‘autocrazie’, cioè una forma di governo in cui un singolo individuo detiene un potere particolarmente forte ed esteso, una fase che precede la dittatura: oltre all’India, ci sono Brasile (Bolsonaro) e Turchia (Erdogan). Altre Nazioni in questa direzione sono: Polonia, Benin, Bolivia e Mauritius.

Come si riconosce un’autocrazia?

L’autocratizzazione segue ovunque un processo simile. Il governo in carica attacca prima i media e la società civile, polarizza la discussione politica e i temi d’interesse per la società, mancando di rispetto agli oppositori e diffondendo false informazioni, per arrivare poi minare (o manipolare) le istituzioni formali.

Nel 2020 il 68% della popolazione mondiale vive in Paesi autocratici, 20 per cento in più rispetto al 2010. L’autocrazia elettorale rimane il tipo di regime più comune.
Insieme alle autocrazie chiuse, si contano 87 stati, tra i quali il più grande è l’India, che conta 1,37 miliardi di persone.

In generale, l’autocratizzazione si sta diffondendo, mentre è rallentato il processo di democratizzazione. Questo fatto è testimoniato anche da una maggiore repressione della libertà di espressione che si è registrata negli ultimi 10 anni, sempre secondo V-Dem. In 32 Paesi la minaccia alla libertà di espressione e alla libertà dei media si intensifica, tre anni fa erano 19 gli Stati interessati da questo tipo di fenomeno. Anche la repressione della società civile si sta intensificando. I dati V-Dem
registrano un deterioramento sostanziale in 50 paesi negli ultimi 10 anni.

L’effetto Covid sulla democrazia e la libertà

La pandemia degli ultimi due anni ha avuto un influsso notevole in tutte le società e ha esacerbato il declino globale della libertà. Al netto delle teorie complottistiche, secondo cui siamo oramai entrati ovunque in uno stato di dittatura sanitaria, è certo che l’epidemia ha imposto restrizioni e messo e mette tuttora a dura prova le istituzioni, la loro tenuta democratica e lo stato di diritto.

Secondo l’osservatorio Freedhome House, la trasparenza è stata uno degli aspetti più colpiti della democrazia, ecco alcuni esempi: i funzionari nazionali e locali in Cina hanno sistematicamente ostacolato le informazioni sull’epidemia, anche effettuando arresti di massa di utenti internet che condividevano informazioni relative. Per esempio, la giornalista cittadina Zhang Zhan è stata condannata a quattro anni di prigione per il suo reportage da Wuhan, l’epicentro iniziale. Il governo bielorusso ha attivamente minimizzato la gravità della pandemia al pubblico, rifiutando di prendere provvedimenti, mentre il regime iraniano ha nascosto i numeri dei suoi morti per Covid-19 al suo popolo. Alcuni governi altamente repressivi, compresi quelli del Turkmenistan e del Nicaragua, hanno semplicemente ignorato la realtà e negato la presenza dell’agente patogeno nel loro territorio. Anche i sistemi politici più aperti hanno avuto significativi problemi di trasparenza. A livello presidenziale e in un certo numero di Stati e località, i funzionari degli Stati Uniti hanno oscurato i dati e attivamente seminato disinformazione sulla trasmissione e il trattamento del coronavirus, portando a una confusione diffusa e alla politicizzazione di quella che avrebbe dovuto essere una questione di salute pubblica. Allo stesso modo, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha ripetutamente minimizzato i danni del COVID-19, promosso trattamenti non provati, criticato le misure sanitarie dei governi subnazionali e seminato dubbi sull’utilità di maschere e vaccini.

Il rapporto di Freedhome House è molto articolato, per chi volesse consultarlo, questo è il sito della no profit.

Immagine di copertina: India, uno scatto alle donne nel corso della protesta degli agricoltori contro una legge agraria che avrebbero annientato i piccoli coltivatori. Una protesta durata un anno, che ha esposto uomini, donne e bambini in sit-in permanente a Nuova Delhi a cariche di idranti, arresti, insulti, botte, anche pallottole, al freddo gelido e alla pandemia. 675 gli agricoltori morti dall’inizio dello sciopero che si è concluso recentemente con la resa del primo ministro Narendra Modi: “Non siamo riusciti a convincere i manifestanti delle buone ragioni delle tre leggi sull’agricoltura e quindi inizieremo l’iter costituzionale per eliminarle”. Nel dramma di una vicenda che, in realtà, non si è ancora conclusa, sembra aver vinto, con un grandissimo spargimento di sofferenza, la democrazia.

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