COP, il nostro supereroe è un algoritmo contro l’odio online

L’odio online ha i giorni contati. Francesco Inguscio ci racconta come la tecnologia aiuta a difendere le vittime della violenza in rete

In Italia 1 tweet al minuto contiene messaggi di odio. Tra i lati oscuri del web e dei social network uno dei peggiori è quello di aver fornito un nuovo spazio e un nuovo strumento per diffondere l’odio. Uno strumento molto potente, che facilita, amplifica, viralizza le forme di odio, e da cui è molto difficile difendersi. Cyberbullismo, hate speech, stalking, revenge porn, diffamazione sono i nomi delle principali forme di odio online, che spesso prendono di mira i più deboli, le donne, le minoranze, orientamenti sessuali, religiosi o politici. Per chi coltiva sentimenti di odio, c’è sempre un buon motivo per dare addosso a qualcuno. Ma adesso l’odio online ha i giorni contati.

Adesso c’è COP – Chi odia paga, una piattaforma legaltech che permette a chi sta subendo abusi di difendersi più facilmente e più velocemente con mezzi legali.

Francesco Inguscio, ideatore dell’iniziativa, per mestiere aiuta le società innovative, le cosiddette startup, ad avere successo, ‘a crescere in un ambiente ostile’ dice lui, ma è anche un imprenditore e recentemente ha deciso di fondare COP – Chi odia paga.

“Io personalmente non sono mai stato vittima di queste forme di abuso, ma sono sempre stato fin da bambino uno che non sopportava i soprusi e che si buttava nelle mischie per difendere i più deboli, complice il fatto che il fisico me lo permetteva. E’ una cosa che mi è rimasta, ma rispetto all’odio online mi sono sempre sentito davvero impotente. A un certo punto però ho deciso di fare qualcosa perché vorrei vivere in una società più tollerante, anche perché ricordiamocelo, prima o poi tutti veniamo odiati. Abbiamo visto anche con il Covid, all’inizio gli italiani sono stati ritenuti gli untori d’Europa e discriminati per questo, l’odio si scatena troppo facilmente. Così, ispirandomi al paradosso della tolleranza di Karl Popper, e facendo leva su tecnologie e innovazione, ho capito che si poteva realizzare uno strumento digitale che aiutasse le persone a difendersi dall’odio online, una specie di superpoliziotto, o se vogliamo di supereroe, come si può intuire anche dal nostro logo che richiama lo scudo di Capitan America e i colori delle divise della Polizia”.

Photo by Road Trip with Raj on Unsplash

Cosa fa esattamente COP – Chi odia paga?

“COP è una società legaltech (tech + legale) che tramite una piattaforma digitale offre supporto tecnico legale stragiudiziale alle vittime di odio online. Per odio online intendiamo tutte quelle condotte che oltre a essere riprovevoli da un punto di vista morale, sono dei veri e propri reati, perseguibili per legge, cosa che non tutti sanno. Cyberbullismo, hate speech, stalking, revenge porn, diffamazione sono reati penali. Secondo noi il motivo per cui online è così facile odiare e così difficile difendersi è il fatto che c’è uno spread di giustizia: è davvero troppo facile, veloce, poco costoso offendere gli altri, basta fare un post su Facebook e in un clic puoi rovinare una persona, mentre è davvero molto difficile difendersi: bisogna trovare un avvocato, poi magari non è quello giusto, ora che lo contatti passano settimane, che ci parli ne passano altre e poi costa perché chiede subito soldi come rimborso spese, nel frattempo gli insulti online restano sul web, magari aumentano, di sicuro circolano e la situazione della vittima peggiora.

Così abbiamo pensato che si dovesse riequilibrare questa situazione, se è facile offendere deve essere facile anche difendersi, con un clic. Così è nato COP, siamo operativi da circa sei mesi, per ora solo in Italia e siamo l’unica piattaforma legaltech al momento che offre questo tipo di servizio”.

Quanto costano i vostri servizi?

“Abbiamo alcuni servizi che sono gratuiti: ad esempio una persona sul nostro sito avere una prima consulenza che gli permette di capire prima di tutto se è stato effettivamente vittima di una violenza perseguibile per legge e se ha possibilità di successo andando per vie legali. Questo è quello che noi chiamiamo un feedback legale digitale: è un parere che non viene fatto da un avvocato in carne e ossa, ma da un algoritmo, ciò significa che immediatamente subito dopo aver compilato il nostro questionario la persona riceve una prima risposta. Questo è totalmente gratuito. Poi se si intende procedere gli altri nostri servizi hanno un costo, ma sono circa un decimo di quanto costerebbero da un avvocato normale, anche perché facciamo una cosa diversa da quella che fanno gli avvocati, non ci sostituiamo ad essi. Noi offriamo tutti quei servizi ‘ancillari’ che permettono o di risolvere in via stragiudiziale un problema o di supportare la causa fornendo tutto il materiale ‘tecnico’. Ad esempio, noi forniamo il servizio di legalizzazione di una pagina web: non basta fare uno screenshot o una foto che sono facilmente modificabili, e perciò potrebbero essere rifiutate di fronte a un tribunale. Occorre un processo certificativo tecnico che attesta la veridicità della prova digitale in cui è contenuta la condotta d’odio, questo servizio noi lo facciamo ameno di 50 euro. Altra cosa che facciamo è il Take Down, cioè la rimozione dell’insulto o quant’altro, contattiamo noi il social network o qualunque altro sito e ci occupiamo della deindicizzazione permanente dei contenuti lesivi in rete. Arriviamo anche alla diffida, che nel nostro caso è scritta da un sistema di intelligenza artificiale, è pienamente valida, ed è un primo strumento di legge, un avvertimento ufficiale con il quale la vittima può intimare la cessazione della condotta lesiva prima di arrivare a un processo in Tribunale”.

Progetti futuri?

‘Questi sono i primi servizi resi disponibili da COP – spiega Francesco Inguscio – ma non ci si fermerà qui, prossimamente arriveranno altri servizi e strumenti volti anche a fare informazione e cultura su questi temi”.

Un aspetto molto importante che la startup intende curare è quello della collaborazione con le tante associazioni e iniziative già sul campo contro l’odio online, offrendo anche a queste realtà strumenti per rafforzarsi ed essere presenti sul territorio.

A tal fine ha appena lanciato un’iniziativa chiamata “Una Buona Causa” un contest di idee rivolto a tutte le associazioni italiane con l’obiettivo di stimolare e sostenere la creazione e lo sviluppo di iniziative di prevenzione, sensibilizzazione ed educazione per contrastare l’odio online su tutto il territorio nazionale.

In sostanza, possono candidarsi al contest tutte le associazioni che hanno un’idea o un progetto contro l’odio online nel cassetto e che hanno bisogno di essere finanziate. I progetti che si candideranno saranno selezionati, riceveranno visibilità e potranno accedere a una campagna di crowdfunding.

‘Abbiamo realizzato una nostra piattaforma di donation crowdfunding ed è molto importante perché è il nostro strumento per dare una mano e collaborare con le centinaia di associazioni italiane che si occupano di odio online, anche contro gruppi sociali, come antisemitismo, omofobia, misoginia, e fanno tante attività di sensibilizzazione, educazione, spesso anche di prevenzione, vogliamo sostenerle e fare squadra.’

“Online abbiamo visto che c’è molta disinformazione sull’odio online, ma c’è moltissimo odio. Si è moltiplicato con il Covid, noi abbiamo quadruplicato le richieste d’intervento, le persone sono molto stressate e non potendo uscire l’unico sfogo è stato online, contro chiunque. Inoltre le vittime si sentono sole, perchè la disinformazione riguarda anche le associazioni che si occupano di questi temi.

Ci siamo chiesti: come possiamo dare una mano a queste associazioni?

Sicuramente hanno bisogno di finanziamenti.Abbiamo così sviluppato la piattaforma di crowdfunding e adesso lanciato questa chiamata alle armi a tutto il terzo settore contro l’odio online. Quando sarà chiusa la fase di raccolta delle idee metteremo online tutti i progetti pervenuti e il più votato dalle persone potrà fare la campagna di crowdfunding sulla nostra piattaforma. Le donazioni raccolte andranno interamente all’associazione e in più ci sarà un’azienda che raddoppierà tale cifra con il proprio contributo per l’associazione e un altro pari contributo a COP per difendere gratuitamente le vittime di odio online”.

Tutti possono supportare COP – Chi odia paga e l’iniziativa #unabuonacausa visitando il sito e i suoi social network, lasciando like e condividendo con persone che sono sensibili al tema, hanno avuto problemi di odio online, lavorano per un’associazione che si occupa di questi temi.

Attivati anche tu, perché come ricorda Francesco Inguscio citando Liliana Segre ‘Chi è indifferente è complice’.

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